C’è un circolo vizioso tanto semplice quanto fatale: la quantità di rifiuti prodotta da ogni nucleo familiare resta di anno in anno elevata, lievita l’importo dei tributi legati ai costi di gestione, ma la filiera dell’eliminazione e del riciclo non migliora. E così i siciliani pagano cifre esorbitanti (in certi casi anche superiori ai 600 euro all’anno) per un servizio che non funziona come dovrebbe.
Tari in Sicilia: 402 euro a famiglia nel 2025, il 3,1% in più rispetto all’anno scorso
Secondo un recente report di Federconsumatori, nel 2025 in Sicilia la Tari (la tassa comunale sui rifiuti) è costata in media 402,36 euro a famiglia (considerando un nucleo-tipo di tre persone in un’abitazione di 100 metri quadri), con un incremento del 3,1% rispetto all’anno precedente, e a fronte di una media nazionale più bassa (340 euro).
Catania prima in Italia per Tari: 602 euro annui, più del doppio di Enna
Dal punto di vista territoriale, Catania si conferma la provincia con il costo della Tari più alto non solo in Sicilia, ma in tutta Italia (602,28 euro) e, in generale, nell’Isola sono solo tre le province in cui la media della spesa familiare annua è inferiore al dato nazionale: si tratta di Caltanissetta (337 euro), Messina (331 euro) ed Enna (278 euro).
In tutti gli altri capoluoghi di provincia siciliani, invece, le famiglie sborsano una somma superiore ai 340 euro all’anno pagati mediamente nel resto della Penisola. A Palermo si pagano 360 euro, a Ragusa 395, a Siracusa si pagano 396. Gli importi più alti si trovano ad Agrigento (455 euro), a Trapani (463 euro) e, appunto, nel capoluogo etneo dove si raggiunge una media superiore ai 600 euro.
Raccolta differenziata: Palermo al 17,3%, la peggiore d’Italia
Il costo sempre più elevato dei rifiuti nell’Isola, non è giustificato dalla qualità del servizio: come detto, la Sicilia è l’ultima regione d’Italia per volumi della raccolta differenziata. Scendendo nel dettaglio dei singoli territori, però, emerge come “responsabili” del tonfo siciliano siano in particolare le tre province di Siracusa, Catania e Palermo.
Tutte le altre superano il dato medio regionale della raccolta e, anzi, ci sono due aree che si spingono al di sopra del risultato nazionale: si tratta di Trapani (con una raccolta differenziata al 77%) e Ragusa (68,7%). A trascinare la Sicilia nel baratro sono dunque l’area etnea (55,4%), quella aretusea (54,1%) e soprattutto quella palermitana che, con un bassissimo 36,9%, è l’unica provincia italiana (e dunque l’ultima della classifica) a non raggiungere il 40% di raccolta differenziata. Entro i confini della città di Palermo, poi, risulta un tanto incredibile quanto “angosciante” (termine impiegato da Federconsumatori) 17,3%.

