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Intimidazioni e pizzo a Palermo, i commercianti dello Zen ostaggi dei “picciotti” del racket

Intimidazioni e pizzo a Palermo, i commercianti dello Zen ostaggi dei “picciotti” del racket
Intimidazione alla macelleria dello Zen di Palermo

L’ultimo raid in ordine di tempo al bar Cheri

I “picciotti” tengono sotto scacco i commercianti dello Zen. Nelle ultime settimane gli uomini del racket hanno bussato a gran parte dei negozi del quartiere alla periferia nord di Palermo chiedendo un tariffario che per molti è pari a 5mila euro.

A controllare ed istruire le giovani leve sono gli uomini del Mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale detenuti in carcere e appartenenti principalmente al quartiere Marinella. Uno dei “registi” sarebbe il 38enne Salvatore Verga a cui nei giorno scorsi è stato sequestrato il cellulare che nascondeva in cella a Terni e con cui molto probabilmente i “picciotti” venivano istruiti per gli atti intimidatori che da quasi nove mesi ormai terrorizzano San Lorenzo, Zen, Sferracavallo, Tommaso Natale, Isola delle Femmine e Capaci.

La richiesta e l’avvertimento al Bar Cheri

Il bar Cheri è l’ultima attività commerciale dello Zen ad essere stata vittima di intimidazione. Ignoti hanno prima cercato di dare fuoco al dehors esterno con delle bottiglie di liquido infiammabile. Ma la struttura ha resistito non permettendo all’incendio di propagarsi Danneggiati alcuni vetri contro i quali sono state lanciate delle bottiglie e sarebbero stati fatti esplodere anche dei petardi.

Secondo quanto appurato dal Quotidiano di Sicilia, i titolari del bar alle porte dello Zen sarebbero stati avvicinati da ignoti che hanno presentato il “conto”. Dalle parole le giovani leve del racket qualche giorno dopo sono passate ai fatti lasciando anche il classico “pizzino” con la cifra da dover pagare, 5 mila euro.

Dal clan Marinella minacce al bar Cheri nel 2022

Il bar Cheri già nel 2022 era finito nel mirino delle minacce dell’esponente della famiglia mafiosa della Marinella, Domenico Ciaramitaro durante una conversazione con Francesco Stagno e Domenico Serio uomini di fiducia del clan della Marinella.

Proprio dalla Marinella partirebbero gli ordini per intimidazioni e estorsioni con tutte le attività dello Zen che stanno piano piano ricevendo le “visite” del racket, come aveva anticipato qualche settimana fa il Quotidiano di Sicilia.

I colpi di kalashnikov a inizio maggio allo Zen

Nel quartiere San Filippo Neri nella notte tra il 9 e il 10 maggio furono sparati colpi d’arma da fuoco contro una macelleria e un panificio entrambi in via Luigi Einaudi. Contro quest’ultimo esercizio commerciale, sarebbero stati esplosi colpi di kalashnikov alle 4 del mattino mentre all’interno del locale erano presenti alcuni dipendenti che fortunatamente rimasero illesi.

Dagli archivi il possibile regista del racket

Gli investigatori scavano negli archivi degli arresti contro il mandamento mafioso di San-Lorenzo Tommaso Natale partendo dai 181 arresti dello scorso anno, tra cui 39 estortori finendo al 2019 quando la Squadra Mobile di Palermo arrestò dieci esponenti della famiglia mafiosa, tra cui Fabio Chianchiano, Giuseppe Fricano, Salvatore Lucera Salvatore Verga, Giuseppe Messia, Giovanni Messina, Girolamo Taormina, Giuseppe La Torre, Francesco Di Noto e l’imprenditore Baldassarre Migliore. Senza dimenticare i fratelli Serio, gli ultimi reggenti del mandamento e costantemente monitorati dagli investigatori in carcere. Sarebbero più di uno i registi a comandare da dietro le sbarre.

Il blitz con gli 8 arresti, un punto d’inizio

L’operazione di polizia e carabinieri con gli otto arrestati del blitz di giovedì 11 giugno è solo il punto d’inizio di un’indagine più ampia che sta cercando di scoprire la nuova organizzazione dei mandamenti mafiosi della zona nord di Palermo. Tra gli arrestati ci sono Rosario Piazza e Davide Carcione ritenuti responsabili delle intimidazioni fatte a nove tra locali, lidi e attività commerciali di Isola delle Femmine dove nella notte del 14 maggio i due giovani posizionarono delle bottiglie con liquido infiammabile e un “pizzino” con richiesta di 5 mila euro.

Le stesse che vennero fatte ad alcuni commercianti di Sferracavallo a novembre 2025 sempre con una bottiglia con liquido infiammabile lasciata davanti gli ingressi dei locali. La stessa che, in ordine di tempo, ha ricevuto anche il bar Cheri. Quelli di sette mesi furono i primi episodi intimidatori che diedero inizio a una lunga escalation fatta di colpi d’arma da fuoco e incendi di cui ancora di gran parte non si conoscono i responsabili.

Piazza e Carcione vennero bloccati la stessa notte del 14 maggio mentre rientravano a Palermo: una volante dei carabinieri è riuscita ad arrestarli dopo un breve inseguimento in via Sferracavallo. I due poco prima si erano liberati di due passamontagna utilizzati in precedenza per l’azione delittuosa prontamente recuperati e sequestrati dai militari.

L’incendio al distributore di benzina e il collegamento con Sicily by Car

Salvatore Modica e Samuel D’Acquisto, altri due “giovani leve” dello Zen sono stati arrestati perché responsabili del furto della panda, pdi proprietà di una donna, utilizzata per dare fuoco all’impianto di lavaggio auto del distributore di benzina Q8 di via Lanza di Scalea che dalle indagini è emerso essere la stessa stazione di servizio dove la Sicily by Car di Tommaso Dragotto abitualmente fa lavare i suoi veicoli.

Episodi tra loro collegati e che evidenziano di come la figura di Dragotto sia attenzionata dagli uomini di Cosa Nostra: l’imprenditore è stato bersagliato da due intimidazioni in poche settimane nel mese di maggio, prima nella sede da poco inaugurata a Villagrazia di Carini e successivamente nel deposito di via San Lorenzo; quest’ultimo già a marzo fu vittima di un primo atto intimidatorio a colpi di kalashnikov. Dragotto, al quale è stata assegnata la scorta, ha ribadito nei giorni scorsi ancora una volta che non si piegherà alla mafia.

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