Coronavirus, Almaviva Palermo chiude i call center - QdS

Coronavirus, Almaviva Palermo chiude i call center

Gaspare Ingargiola

Coronavirus, Almaviva Palermo chiude i call center

martedì 17 Marzo 2020 - 00:03
Coronavirus, Almaviva Palermo chiude i call center

L’azienda ha deciso la sospensione di tutte le attività impossibili da proseguire da remoto. L’intesa con i sindacati può rappresentare un passaggio importante, anche in ottica futura

PALERMO – Alla fine le proteste dei sindacati hanno avuto effetto: Almaviva ha deciso di interrompere tutte le attività nei suoi call center, anche quelle che non possono proseguire da remoto, per contribuire alle misure di contenimento del contagio del nuovo Coronavirus (Covid-19). Tutte le altre attività continueranno da casa in modalità smart working, previo consenso dei committenti. Confermato, sempre in telelavoro, il numero verde 1500 per l’emergenza Covid-19, gestito dal colosso dell’outsourcing.

“Abbiamo condotto ogni sforzo – si legge in una nota diramata venerdì dall’azienda – e assunto tutte le misure prescritte per garantire la sicurezza delle persone che lavorano nei nostri call center, impegnate quotidianamente nel dare continuità ai servizi di assistenza. Il pieno rispetto delle regole è condizione indispensabile, ma oggi non basta. La cautela verso chi lavora deve essere assoluta, la prevenzione deve essere radicale, i call center a rischio zero”.

“Di fronte all’emergenza più drammatica della nostra storia recente – hanno aggiunto dall’azienda in una nota diffusa venerdì – chi ha responsabilità d’impresa deve assumere scelte nette, farsi parte della soluzione e, senza alcuna esitazione, contribuire ad azzerare i rischi della diffusione virale per spezzare la catena del contagio. Con questa consapevolezza, Almaviva ha deciso di sospendere entro le prossime 72 ore tutte le attività dei lavoratori nei propri call center sul territorio nazionale, oltre cinquemila, che non possano essere gestite attraverso smart working, remotizzando l’operatività presso il domicilio dei lavoratori, modalità già adottata da 3.500 dipendenti del gruppo nel settore IT”.

Confermato, come si diceva, “il presidio dei servizi di pubblica utilità, a partire dal numero verde 1500 per l’emergenza Covid-19 organizzato in condizioni di massima sicurezza”. “Gli operatori dei call center Almaviva – hanno precisato ancora dall’azienda – verranno accompagnati nelle nuove modalità di lavoro a distanza, sulle quali viene concentrato ogni possibile investimento e attivato un confronto continuo per la necessaria collaborazione con i principali committenti, e potranno contare sul supporto per loro e per le proprie famiglie, l’assistenza continuativa e l’anticipazione delle mensilità previste dagli strumenti per il periodo di sospensione, anche attraverso un centro di contatto aziendale dedicato”.

Una presa di posizione che le parti sociali attendevano dopo le tensioni degli ultimi giorni, soprattutto a Palermo dove l’emergenza sanitaria si somma a quella lavorativa: “Almaviva Contact – hanno concluso nella nota – è la stessa società che da tempo deve fronteggiare crisi, esuberi e insostenibilità economico-finanziaria dovute a distorsioni delle regole di settore e delocalizzazioni di lavoro italiano all’estero. Una situazione grave che non dimentichiamo. Ma quella che si deve affrontare oggi è una prova di responsabilità cruciale, a difesa di un bene comune che non ha prezzo”.

Soddisfatti i sindacati. Per Massimiliano Fiduccia, segretario Slc Cgil Palermo e Rsu Almaviva, la decisione dell’azienda è “un atto di coraggio e di lungimiranza” che “pone al primo posto la salute e la sicurezza dei lavoratori, anche alla luce delle recenti rivendicazioni sindacali e dei decreti ministeriali”.

“Ora più che mai – ha aggiunto Fiduccia – è necessario intervenire su smart working, lavoro agile e telelavoro. Occorre tutelare tutti i lavoratori sia in termini di sicurezza che di continuità occupazionale. Se Almaviva non riceverà risposta positiva dalla committenza, sarà costretta a chiudere i siti utilizzando le misure e gli ammortizzatori sociali in essere, come la cassa integrazione. Fatta eccezione per il numero verde 1500: per i lavoratori impiegati su questa commessa chiediamo la massima attenzione”.

Il deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso ha lanciato un appello a tutti gli operatori del settore: “Occorre che tutti i call center privati corrano ai ripari e chiudano tutto per almeno due settimane”.

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