Ritardi nella formazione, ambiente devastato da incendi e disastri naturali, vulnerabilità strutturali e occupazionali evidenti, molti servizi ridotti all’osso. Non è lusinghiero il dato che viene fuori dal Rapporto SDGs 2026, il report dell’Istat che monitora il percorso dell’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: il Mezzogiorno, e la Sicilia in particolare, paga il prezzo di carenze e fragilità storiche che da decenni spaccano il Paese in due creando un divario che appare spesso come un vero e proprio buco nero.
Agenda 2030: occupazione, istruzione e rischio povertà, in Sicilia è un disastro
Il rapporto divulgato dall’Istat certifica un “dualismo geografico” tra centro-nord e Mezzogiorno, più marcato in alcuni ambiti (lotta alle diseguaglianze ed erogazione dei servizi) e meno in altri (come le misure in ambito ambientale) ma pur sempre determinante. In Sicilia il quadro economico non è dei migliori: in merito al Goal 4 dello Sviluppo Sostenibile (Istruzione di qualità per tutti), l’Isola “sconta un ritardo più accentuato nell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione” e si posiziona in fondo alla classifica nazionale – assieme alla Campania – per numero di posti disponibili nei servizi pubblici e privati per la prima infanzia rispetto al totale dei bambini di età 0-2 anni. La media nazionale è lontana dal target del 50% previsto per il 2030, fermandosi al 31,6%. In Sicilia, però, il dato è allarmante: l’indicatore si ferma al 15,5%; più in basso, di pochissimo, solo quello della Campania (15,4%). A Palermo, a livello provinciale, i dati peggiori su questo fronte.
Sul fronte della lotta alle diseguaglianze (Goal 10 dell’Agenda 2030), non va molto meglio: Campania, Calabria e Sicilia – spiega il rapporto dell’Istat – “mostrano marcate vulnerabilità nel reddito disponibile e nel rischio di povertà“, con oltre il 40% della popolazione a rischio povertà o di esclusione sociale. Un dato che nel Mezzogiorno rimane – nonostante i lievi miglioramenti registrati negli ultimi tre anni al Sud – oltre 3 volte superiore all’incidenza media del fenomeno nel Paese (13,1%). L’Isola resta indietro anche sul mercato del lavoro a causa di “marcate fragilità occupazionali” e del crescente tasso di irregolarità sul lavoro nel settore primario (con un indice del 33,3%, il dato siciliano è il peggiore d’Italia).
Servizi ed energia, strada in salita
Il report divulgato dall’Istat mostra anche una serie di carenze siciliane nel settore dei servizi e in ambito energetico. La Sicilia – spiega il documento – “risente soprattutto di un deficit nel servizio pubblico di fognatura, ma anche di carenze nei servizi idrici“. Bastano pochi dati per comprendere la situazione. Nel 2024 le misure di razionamento dell’acqua potabile hanno interessato “17 dei 109 comuni capoluogo di provincia e di Città metropolitana e oltre un milione di residenti” e quasi tutti sono nel Mezzogiorno (in particolare in Sicilia). Nel 2025, invece, circa 2,7 milioni di famiglie in Italia hanno segnalato irregolarità nella distribuzione dell’acqua nell’abitazione: di queste, oltre due terzi nel Mezzogiorno, il 29,5% in Sicilia. E leggendo questi numeri, il ricordo della crisi siccità delle ultime estati non è troppo lontano.
La Sicilia – come la Sardegna – mostra anche una “scarsa efficienza energetica“. Il lavoro sulle fonti rinnovabili c’è, ma pesano ancora infrastrutture da rimodernare, altri problemi storici come i rifiuti e la differenza marcata rispetto agli esempi virtuosi di Bolzano, Trento e Valle d’Aosta. Tanti gli ecosistemi forestali e marini “in pericolo” o “in pericolo critico” e molti si trovano in Sicilia (soprattutto, per quanto riguarda il lato boschivo, nell’area iblea e in Sicilia occidentale).
A livello sociale, infine, pesano criticità che in Sicilia riguardano soprattutto “assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva e della pianificazione familiare”. Unici dati positivi per l’Isola quelli sulla “diffusione delle pratiche di rendicontazione sociale e ambientale” e quelli sulla copertura di connessioni ad altissima capacità: la Sicilia ha il dato migliore a livello nazionale, con quasi il 90% delle famiglie servite.
Pesa il fattore sicurezza
L’Agenda 2030 prevede uno sviluppo sostenibile anche a livello sociale. E in termini di qualità di vita, purtroppo, la Sicilia non brilla. Secondo i dati del report, i tassi di delittuosità più alti sono al centro-nord (Milano e Firenze in primis), ma anche Palermo – pur mantenendo indici contenuti – nelle ultime settimane è stata al centro delle cronache anche nazionali per questioni di criminalità. Cosa che fa pensare a un possibile peggioramento dei dati nei prossimi report. Inoltre, città del Mezzogiorno come Catania, Napoli e Palermo registrano tassi di furti di auto e moto tra i più alti del Paese. Anche in questo caso, considerando l’andamento attuale e le svariate emergenze sicurezza che hanno portato recentemente le massime autorità nazionali in Sicilia, si teme un peggioramento. E un conseguente allontanamento dagli obiettivi delle Nazioni Unite.
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