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Palermo, De Lucia: “Carceri non più controllate dallo Stato, poche le denunce di racket”

Palermo, De Lucia: “Carceri non più controllate dallo Stato, poche le denunce di racket”
Maurizio De Lucia – foto di Imagoeconomica

Il procuratore capo di Palermo è intervenuto durante un incontro ai Cantieri Culturali della Zisa

La situazione delle carceri in Sicilia e nel resto d’Italia preoccupa con i detenuti che ormai sembrano aver preso il controllo delle galere. Uno degli ultimi episodi di rivolta è di qualche giorno fa a Catania, dove circa 200 detenuti hanno dato vita a una rissa nel corso della quale tre agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti.

Il procuratore De Lucia ammette: “Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato

La conferma del fatto che le carceri sono in mano ai detenuti e non allo Stato arriva dalle parole del procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia nel corso di un incontro che si è svolto ai Cantieri Culturali della Zisa. “Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato – ha affermato -. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere. La situazione carceraria italiana è complicata, vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati, molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in carcere. Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono“.

Il blitz allo Zen e gli ordini dal carcere di Salvatore Verga

Purtroppo quanto detto da De Lucia trova conferme nell’ultimo blitz dello scorso 13 luglio allo Zen che ha portato a 22 misure cautelari che ha permesso di smantellare la “banda dei kalashnikov e delle intimidazioni”. A capo dell’organizzazione c’era un detenuto a Trani, Salvatore Verga, emergente boss della Marinella.

Come raccontato ampiamente da QdS, il 34enne Verga ha ordinato per quasi un anno tutti gli atti intimidatori, le estorsioni che si sono verificati ai danni di diversi imprenditori e commercianti di San Lorenzo, Zen, Tommaso Natale, Sferracavallo, Isola delle Femmine. Il detenuto, con l’utilizzo del cellulare, ha potuto portare avanti i suoi affari quasi per un anno, fino a quando ad inizio giugno la polizia penitenziaria gliel’ha sequestrato su ordine della Procura nell’ambito delle indagini sul Mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale.

Poche denunce dei commercianti contro il racket

Nel corso del suo intervento De Lucia ha continuato parlando del fatto che “oggi il problema delle poche denunce, rispetto al racket, è serissimo. Palermo è totalmente diversa rispetto a 35 anni fa, ma non sarei così ottimista sulla reazione della società civile rispetto ai fatti che stanno accadendo. C’è ancora una significativa voglia di mafia che proviene dal circuito del terziario e le ultime indagini ci dicono che c’è chi ha fatto sparire le bottigliette incendiarie che sono state trovare fuori dal proprio negozio. Se noi avessimo le denunce necessarie oggi potremmo fornire risposte, in tempi rapidissimi, individuando e perseguendo i responsabili del racket. Purtroppo, ancora oggi, una serie di fattori limitano queste attività, cioè le denunce dei cittadini”.

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