La verità è fedele compagna di vita - QdS

La verità è fedele compagna di vita

Carlo Alberto Tregua

La verità è fedele compagna di vita

venerdì 03 Aprile 2009 - 00:00

Dire la verità conviene sempre perché nessuna bugia può vivere per sempre (Gerald Massey, (1828-1907 ). Il bugiardo patentato commette prima o dopo l’errore e viene preso in castagna. è vero che la bugia può essere utile, qualche volta, ma solo sul momento. Certo vi sono mistificatori incalliti che sulla bugia fondano la propria vita e la propria professione. Una di questi era la famosa Mata Hary (Margaretha Zelle, 1876-1917) che tanto mentiva e contromentiva per cui spesso non si raccapezzava e non sapeva lei stessa quale fosse la verità.
Sulla bugia c’è una letteratura infinita. Giulio Raimondo Mazzarino (1602-1661), cardinale ma non prete, primo ministro del Re Sole scrisse un volumetto intitolato “Breviario dei politici”, nel quale sosteneva che i politici dovessero mentire, mentire e mentire, tanto poi nessuno si sarebbe ricordato delle loro menzogne e avrebbero ridato loro fiducia. La cronaca dei nostri giorni conferma che Mazzarino non avesse torto.

Un grande filosofo e teologo ha scritto sulla bugia. Agostino di Tagaste (354-430), vescovo di Ippona. Nel suo De mendacio sostiene che non è bugiardo chi dice il falso; bugiardo è chi è doppio nella voluntas, chi vuole ingannare esprimendo qualcosa di diverso da ciò che crede vero, con la chiara intenzione di far passare per vero il falso. La bugia si esprime attraverso la parole, vale tanto quanto può e tanto quanto riesca a stimolare l’intelligenza di chi ascolta.
I buoni non mentono mai, mentre dire bugie diverte i bugiardi e li rende tronfi in quanto godono dell’inganno. Tutto ciò perché essi non si rendono conto del crimine morale che commettono e non sanno che ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e finisce nella fogna. Ciò che esce dalla bocca, è frutto dell’intelletto e del buon senso. Ma questo non sempre accade.
La verità è fedele compagna di vita, la bugia copre comportamenti immorali e negativi di vario grado. Ma qualche volta la bugia è lecita, ammette Agostino, purché non leda la fama altrui, non faccia male a nessuno ed eviti l’oltraggio al pudore.

Non chiunque dice il falso è un bugiardo ma solo colui che ha l’intenzione di ingannare. Non dire falsa testimonianza è la forza di un comandamento. Il che può significare che mai si dovrebbe mentire per salvare se stessi. Peggio, invece, è il caso di quando si mente per danneggiare gli altri.
Le questioni che precedono non possono essere considerate precetti religiosi, bensì valori morali presenti in tante religioni. Da Horo a Zoroastro (Zarathustra), dagli Egizi, ai Fenici, ai Babilonesi e agli Assiri.
La Chiesa cattolica fa concentrare la nostra attenzione sui propri dettami, ma qualche volta dovremmo andare indietro di qualche migliaio di anni per trovare più o meno gli stessi insegnamenti, magari sotto altre forme. Allora capiremmo meglio il senso della vita e quello della morte, oltreché potremmo intuire ciò che c’è al di là della soglia della vita. Proprio la consapevolezza della brevità del periodo terreno dovrebbe indurci a non mentire, anche perché dire la verità conviene. Sono i paurosi e gli infidi che si nascondono dietro la menzogna.

Chi ha consapevolezza che dobbiamo vivere al meglio gli anni che la sorte ci riserva, dovrebbe evitare di avvolgersi nella bugia che è come le ciliegie: una tira l’altra.
Essere umili con i forti e forti con gli umili è una debolezza di tanta gente, ma poi viene il momento della scelta: diventare forti con i forti e umili con gli umili. Una scelta non particolarmente coraggiosa ma umana, che porti ad essere in pace con la propria coscienza.
Per sapere le poche cose prima descritte non ci vuole una particolare intelligenza. Basta leggere e leggere, in modo mirato, impegnandosi e concentrandosi sulle cose che pervengono al nostro intelletto. Molta gente preferisce parlare e parlare anziché esercitarsi a scrivere, il che costituisce sicuramente uno sforzo, ma è anche un grande allenamento per autoeducarsi alla concentrazione, alla semplificazione e alla razionalizzazione di quanto si vuole comunicare. Dietro a questo esercizio ci deve essere onestà e voglia di onorare gli altri, ricordandosi che la Bibbia prescrive un tempo per la pace, un tempo per la guerra (Qoelet).

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