Alimentare, cosmetica, turismo, gli asini siciliani alla riscossa - QdS

Alimentare, cosmetica, turismo, gli asini siciliani alla riscossa

Vito Manca

Alimentare, cosmetica, turismo, gli asini siciliani alla riscossa

mercoledì 22 Luglio 2020 - 00:07
Alimentare, cosmetica, turismo, gli asini siciliani alla riscossa

Il deputato all’Ars Giorgio Assenza traccia la strada, partendo dall'oro bianco: il latte d'asina. Nell’Isola esistono tre razze autoctone: grigio, di Pantelleria e ragusano

PALERMO – Oro bianco. Che rimane però chiuso in uno scrigno. Tutto siciliano. Oro bianco perché è fatto di latte. Pronto a competere con l’oro verde, l’olio, e l’oro rosso, lo zafferano. Un tesoro inesplorato che deve fare i conti con le regole del mercato, che puntano su un altro latte. E che deve sconfiggere l’ilarità, che spesso nasconde un gap culturale. Sì, perché l’oro bianco è il latte d’asina. E la Sicilia ne potrebbe trarne vantaggio perché ha a sua disposizione tre razze autoctone in grado di produrlo: l’Asino Grigio, quello di Pantelleria e l’Asino Ragusano. Animali a rischio d’estinzione, che si possono trovare in 32 allevamenti sparsi sull’Isola, in tutte le province, con la sola eccezione di Caltanissetta, se il monitoraggio di un sito specializzato non s’è perso qualcosa per strada. In tutto un centinaio di esemplari.

Il latte d’asina è “un prezioso alimento dalle caratteristiche organolettiche molto vicine al latte materno e quindi molto indicato per i bambini con allergie alimentari”. L’ha scritto l’onorevole Giorgio Assenza, nella sua relazione, al disegno di legge che ha presentato all’Ars nel gennaio del 2018. L’ha accompagnato e sostenuto con le evidenze degli studi dell’Università di Messina. L’ha puntellato con un progetto di crescita: “L’allevamento degli asini, se condotto con determinazione e professionalità, può essere motore di ulteriore sviluppo per la nostra regione”.

E ci sono tutte le condizioni per costruire un sistema economico non alternativo, ma altro. Perché con il latte d’asina si può entrare a pieno titolo nel settore della cosmetica. Qualche passo è stato già fatto con la produzione siciliana di saponi che hanno raggiunto i mercati di Francia, Belgio, America e Russia. Con l’asino, con gli asini siciliani, si può anche fare turismo. Di qualità. Perché si tratta della sfida da vincere dell’agro-turismo e l’Isola è sicuramente in prima fila. Escursioni in montagna ma anche al mare, con i percorsi sulle spiagge. Pure il trekking someggiato. Assenza, nel suo disegno di legge, lo definisce così: “E’ un modo nuovo quanto antico di passeggiare verso mete che raggiungono il cuore delle emozioni”.

Gli asini possono avere pure una funzione terapeutica: onoterapia ed ippoterapia. In qualche caso, più e meglio dei cavalli, perché sono più docili e rassicuranti. L’oro bianco, dunque, c’è. Ma crea poco valore aggiunto. Perché non ha una strategia. Può produrre milioni di euro di fatturato ma non ha una organizzazione sistemica. Gli allevamenti dovrebbero essere, ma non sono a rete. Gli investimenti per i privati diventano pesanti e di conseguenza il potenziale economico non può esplodere e le attività di genere rimangono collaterali, forse anche marginali con il passare del tempo.

Nel disegno di legge di Assenza c’è il tentativo d’invertire la tendenza negativa. Non sono previsti contributi a pioggia o a fondo perduto, ma sostegno per i progetti di ricerca e per i progetti pilota utili a definire gli allevamenti intensivi. Sedici articoli che provano a dare un obiettivo all’oro bianco e non solo. Che si sostanziano in una compartecipazione alle spese per costruire una filiera produttiva, che ha come avvio l’allevamento e come conclusione il mercato.

Nel 1997 uscì un cortometraggio dal titolo “Asino chi legge” di Pietro Reggiani. In Sicilia c’è il rischio di farne un altro, “Asino chi non legge”. L’oro bianco merita una buona sceneggiatura ed una produzione seria. La Regione, il suo Parlamento, possono fare qualcosa.

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