Onore e dovere non si insegnano più - QdS

Onore e dovere non si insegnano più

Carlo Alberto Tregua

Onore e dovere non si insegnano più

giovedì 20 Giugno 2024

Onore e dovere sono due parole cadute in disuso, eppure sono richiamate ripetutamente nella nostra eccellente Costituzione.
Purtroppo gli ignoranti approdati in Parlamento, i parolai che compaiono nei programmi televisivi, gli stupidi senza cognizione di causa che scrivono sui social media e tanti altri che usano la testa per consumare shampoo, non sanno neanche il significato di questi due termini.

Eppure essi sono i cardini di una Comunità, perché non vi è componente della stessa che non debba avere come riferimento il proprio onore, che si rispetta se si compie totalmente il proprio dovere, il quale non è sinonimo di sofferenza, ma va svolto con piacere.
Ecco, non si tratta di due parole, ma di due sentimenti, di due fondamentali comportamenti, di due valenze indispensabili perché vi siano fra i componenti della Comunità equità, imparzialità, terzietà e soprattutto il rispetto e la prevalenza dell’interesse generale su quello individuale.

È proprio questo il punto nodale dell’argomento che vi stiamo sottoponendo oggi: la sopravvivenza non solo materiale di un popolo o di un insieme di cittadine/i, bensì la qualità che dev’essere al centro di tale sopravvivenza. E la qualità si raggiunge solo se tutte/i fanno il proprio dovere, basato sul proprio onore.
Ora, malfamati scrittori hanno inserito la parola onore nei racconti sulla criminalità organizzata – Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra – un significato, quello dell’onore mafioso, che non ha niente a che fare con il suo significato originale, che è opposto.

Ma siccome chi scrive non sempre è dotato di onore, non sa fare il proprio dovere, artatamente dà un significato diverso da quello vero alle parole. Insomma, una falsificazione fatta ad arte per ingannare i/le lettori/trici, soprattutto quelli meno colti e ancor di più quelli ignoranti.
L’abbiamo scritto più volte che l’ignoranza è una delle qualità negative peggiori dell’individuo umano, perché lo rende facilmente abbindolabile e ingannabile da parte dei furbi e di quelli che non sanno cosa siano dovere e onore.
Questa ci sembra la fotografia dell’attuale situazione, ma lasciamo a voi qualsivoglia valutazione.

Ciascuno di noi dovrebbe fare almeno una volta al giorno l’esame di coscienza per valutare se si è comportato da buon cittadino/a, pur non ricoprendo incarichi pubblici, istituzionali o amministrativi. Ma, ovviamente, quando si sale nella scala pubblica, onore e dovere aumentano di intensità, per cui chi è più in alto dovrebbe avere la cognizione dell’aumento delle proprie responsabilità nei confronti di altri e quindi diventare più scrupoloso/a, più attento/a e più osservatore/trice dei principi etici che governano una Comunità.

Non sempre questo accade, perché la capacità di comprendere quali siano i veri e autentici valori di un insieme di persone deriva dalla cultura e dalla conoscenza; entrambe derivano dalla lettura di libri, di tanti libri. Attività che, via via che passano i decenni, diminuisce continuamente, col risultato, appunto, di un incremento dell’ignoranza senza precedenti.
Tutto questo fa peggiorare la qualità della vita dei/delle cittadini/e, soprattutto quelli/e meno abbienti.

Quella descritta è una patologia, la quale abbisognerebbe di una cura. Quale? La capacità della classe dirigente, pubblica e privata, di spingere le istituzioni, ma anche il complesso delle imprese, verso una diffusione sistematica della cultura e quindi verso la lettura dei giornali, cartacei e digitali, i quali a loro volta devono tenere presente il dovere di informare bene la pubblica opinione secondo regole di equità e in osservanza puntuale del Trattato dei Doveri del Giornalista, che per la verità non è molto diffuso fra gli stessi.

È appunto l’informazione che può aiutare la crescita culturale dei/delle cittadini/e, i/le quali, pian piano, devono distinguere quella buona da quella cattiva.
Ancor più è necessaria questa capacità di distinzione quando si leggono quelle enormi stupidaggini scritte sui social di ogni genere e tipo, alcune per mera incultura, altre invece in malafede, in modo da ingannare chi legge.
È proprio contro questi incivili che bisogna battersi e correggerli senza sosta.

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