Radio Lamp, ‘O scià - Capitolo 2 - QdS

Radio Lamp, ‘O scià – Capitolo 2

redazione

Radio Lamp, ‘O scià – Capitolo 2

Giovanni Pizzo  |
domenica 14 Agosto 2022 - 10:00

Il secondo capitolo del feuilletton “Radio Lamp” dell’autore Giovanni Pizzo che con ironia e leggerezza ci cunta di Sicilia e di Sud

A Gionni questa cosa non tornava. Perché Mino era sparito senza dirgli nulla. In effetti la loro amicizia era fatta più di silenzi di pesca o bevute che di parole, però andarsene così, senza un minimo accenno. Gionni arrivò al tramonto alla Radio che conduceva insieme a Vincent Beccadelli, detto l’avvocato. Che poi avvocato lo era sul serio, ma esercitava per diletto. Era un penalista di grido, per quanto educato, nel capoluogo di Sicilia, la ormai ex Felicissima Palermo.

Ma ci si recava il meno possibile, ormai era stato adottato da Lampedusa, e lui ricambiava difendendone gli abitanti incappatti accidentalmente, o meno, nelle maglie della lex dura lex.

I suoi clienti erano prevalentemente cuochi, camerieri, banconiste, proprietari di ristoranti. Lui non si faceva pagare, ed il suo studio era quasi sempre un tavolo dove aleggiavano teste di pesce e tracce di cous cous. Solitamente veniva pagato in natura, e non c’era tavolo dell’isola dove non avesse credito.

Cari amici di Radio LAMP è arrivato, come sempre in ritardo, il coconduttore della nostra funambolica Radio. La Radio di Frontiera senza Bandiera. Perché noi qui siamo liberi. Non abbiamo apparentamenti o abbracci con nessuno, a parte i nostri magnifici sponsor. Oggi vogliamo ringraziare in particolare Giacomino Sinagra da Palermo, che ci ha regalato questi magnifici occhiali OLO. Decidetevi a comprarli perché vanno a ruba, ultimi pezzi. La scelta è semplice OLO vuoi, o non lo vuoi. Passo la parola al mio alter Ego Gionni detto Dip. In quanto profondo, non per la somiglianza con l’attore, come dice un altro Johnny, Stecchino, non gli somiglia per niente.

Scusami Vincent se oggi sono di poche parole.

Perché invece gli altri giorni, praticamente parlo solo e sempre io, mi verrà una laringite, come la tua, solo che la tua è da reflusso, la mia da rituffo.

No, è che sono preoccupato perché è scomparso un amico. Anzi mi appello ai nostri ascoltatori, se hanno notizie di Mino, il guardiano della villa di Modugno. Se qualcuno sa o ricorda di averlo visto ci contatti al telefono della Radio.

Va bene cari amici, rispondete all’appello di Radio LAMP. Intanto per ricordarvi che siamo sul finire dell’estate vi mandiamo questo successo imperdibile del grande Peppino Gagliardi. Settembre.

Sentimi Gionni ma che ti prende hai quell’aria pensierosa da guai e temporali.

Mi è venuta a cercare l’ispettore Perla.

Ci risiamo, ma sei scemo. Quella ti ha già ridotto come un guazzetto per la pasta con il pesce. Non capisci che le devi stare lontano?

Io gli sto lontano razza di camurria. È lei che mi è venuta a cercare. Il Ciollaro è sparito da tre giorni. Hanno trovato le sue cose a Portu’ntoni e non se n’è saputo più nulla. Tu ne sai niente?

Due settimane fa era venuto da me per una sciocchezza, un vecchio processo di traffico d’armi con la Libia.

Una sciocchezza mi dici? Traffico d’armi una bazzecola come il furto di bicicletta. Ma sei fuori?

Dip qua a Lampedusa è normale, è un’isola e pescatori, gente al confino, migranti di varie razze, gente che si rifugia dal mondo e dalle sue regole. Non tutti sono fatti per seguire le regole. E poi se tutti fossero diligenti a che serviremo noi avvocati. Sarebbe un mortorio, oltre che una vita di stenti per valenti professionisti come noi.

Ma se ti pagano in natura a te cosa mi racconti?

Non mi sembra che la zuppa di aragosta che ti sei mangiata l’altra sera fosse da disdegnare caro Dip. E nemmeno quelle quattro bottiglie di chardonnay che equivalgono ad una settimana di paga al campo profughi come cuoco.

Che c’entra la mia paga da cuoco. Lo sai che lo faccio per volontariato. Se non ci vado io a cucinare per quei poveri ragazzi chissà cosa gli rifilano, tra derrate scadute e pesce fituso.

Comunque il processo non era messo male, grazie alla mia impareggiabile valentìa giuridica lo stavo portando alla prescrizione.

E non ti ha detto nulla, che voleva partire, andare da qualche parte?

No. Lo sai com’era fatto, parlava solo se lo minacciavi con un coltello. Era muto come un pesce se no perché lo chiamavano Ciollaro?

Ed io che pensavo fosse per quel senso di Ciollitudine inquietante che hai pure tu. Soprattutto quando inquieti le povere turiste di passaggio.

Io non inquieto nessuno! Sono vittima del fatto che come Jessica Rabbit mi dipingono così. Non è mica colpa mia se attirò sempre frotte di donne desiderose di conoscere il vero maschio siculo, traboccante di fascino e sensualità. Non c’è donna che resista al mio forbito eloquio. Caro Dip noi, e ovviamente sto parlando di me, abbiamo fatto le scuole, e la differenza con quegli asettici e deodorati maschi settentrionali è evidente. Il vero maschio ha da puzzà di uomo. Deve essere un caciocavallo, mica uno stracchino.

Vabbè abbiamo la dissertazione Harmony casearia. Io vado a cercare qualche traccia di Mino alla Villa dell’isola dei conigli, ci vediamo stasera.

Dip uscì dal prefabbricato con un’antenna che fungeva da stazione radio presso il locale ‘O Scià, luogo di tramonti ed aperitivi isolani. Il posto era quasi al centro dell’isola, come un polo magnetico. ‘O Scià nel linguaggio lampedusano stava per lo ‘sciato, il fiato. Era il respiro dell’isola, un respiro lento soprattutto quando il vento dall’Africa portava le sue arie calde. Lo senti subito che ti cambia il modo di respirare, appena scendi dalla scaletta dell’aereo in quell’aereoporto da avamposto africano.

Per questo Dip aveva scelto Lampedusa. Perché li era il punto più a Sud di tutti. Perché lì il nord arrivava solo in vacanza, e poi repentinamente spariva.

Dip inforcò la vespa special e si recò all’ingresso della riserva dell’isola dei conigli, spiaggia di tartarughe e acque di ciollari vaganti. Arrivato alla villa di fronte la spiaggia aprì una finestra sul retro ed entrò. La villa era come l’aveva lasciata il grande cantante del cielo blù. E non c’era un blù più blù del mare di Lampedusa. Forse per questo aveva scelto come dimora quell’isola. Dip si recò nella stanza del custode, la stanza di Mino. A prima vista sembrava tutto a posto.

Pochi indumenti nell’armadio, delle lenze da pesca, un vecchio computer. Poi Dip la notò. Era una fotografia sbiadita appizzata al muro. C’era un Mino giovane con scarpe da calcio ed altri ragazzi in tenuta da gioco. Ma c’era qualcuno che gli ricordava qualcosa, era una foto di quarant’anni prima, ma c’era una somiglianza che lo allarmava come un clacson mentale. La prese e se la mise in tasca. Poi dando un calcio ad un pallone senti uno strano rumore. Prese un coltello da pesca che era sulla scrivania ed aprì il cuoio. Dentro c’era del materiale grigio, tipo il Das che si usava a scuola. Ma non era né Das né pongo.

Dip era stato abbastanza tempo sotto le armi per riconoscerlo. Era dell’esplosivo militare, probabilmente del C4. Ma in che guaio si era cacciato il Ciollaro?

CAPITOLO 1

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