Il tesoro delle sinagoghe - QdS

Il tesoro delle sinagoghe

Giuseppe Sciacca

Il tesoro delle sinagoghe

giovedì 03 Novembre 2022 - 11:22

Gli scritti su cui figura il nome di Dio non devono andare strappati e dispersi

Il forziere più prezioso delle antiche sinagoghe non è ricolmo di metalli preziosi e di gemme lucenti, ma contiene antiche pergamene sgualcite, con le scritte sbiadite appena visibili, vergate sulle pagine ingiallite dagli anni, carte vecchie e logore a causa del continuo uso, ma non per questo prive di una loro grande autorevolezza.

In ogni sinagoga vi è un locale in cui, in osservanza del precetto della legge rabbinica, che prescrive che gli scritti su cui figura il nome di Dio, per qualsiasi ragione, non devono andare strappati e dispersi, in quanto sempre meritevoli di rispetto e riverenza, quando non più utilizzabili, devono essere prima conservati e poi sepolti in un cimitero.

Questo locale, che può essere anche un semplice sottotetto, in cui i manoscritti in disuso vengono custoditi per almeno sette anni, in attesa di essere inumati nella terra, si chiama Ghenizah.

Il quantitativo di scritti che all’interno di questi ambienti, che nei decenni ed in qualche caso nei secoli, è andato accumulandosi è davvero sorprendente, cosi come è sorprendente la varietà dei loro argomenti. Oltre i rotoli dei Sefer Torah, su cui è trascritta la Bibbia, ormai non più restaurabili, vi sono testi di preghiere e delle più disparate materie, che vanno dalla filosofia alla medicina.

Si raccolgono anche scritti redatti a fini civili, quali atti di matrimonio o divorzio, liste dotali, documenti mercantili ed anche lodi con i quali si era messo fine ad una qualche controversia. Documenti a cui, per dare imponenza e sollennità, si era evocato il nome di Dio.

Ma quel che oggi più meraviglia, è che in alcune ghenizah è rimasta conservata anche corrispondenza tra privati, assolutamente priva di un qualche interesse pubblico, tutto questo variegato materiale consente al lettore moderno di scoprire aspetti del tutto inesplorati della vita nel trascorso, ormai lontano, mondo ebraico in epoca medievale, in tutta la sua complessità.

Nella ghenizah della sinagoga di Fustat (Antico Cairo), scoperta nel 1864 da Jacob Saphir, sono stati rinvenuti scritti eccezionalmente antichi, risalenti sino all’ anno 870, che mettono in luce quanto fossero intensi gli scambi culturali e commerciali tra le due sponde del Mediterraneo. è emersa una realtà del tutto sconosciuta ed inattesa, in cui la Sicilia risulta essere stata, per secoli, la terra che ha ospitato più ebrei in quest’area di confine dell’Europa e come, in quegli anni, le comunità dell’isola si arricchissero numericamente, anche per effetto delle conversioni ed a seguito di matrimoni, a cui i nuovi contatti davano origine.

Lo studio di questi reperti ha consentito di scrivere, in particolare, per i secoli che vanno dal nono all’undicesimo, nuove pagine della storia dell’economia, in cui risulta essere intensa e dominante l’attività mercantile degli ebrei dell’isola , che ha pure dato luogo a forme nuove di transazioni, favorendo il sorgere delle prime società multinazionali , formate da ebrei, mussulmani e cristiani, che praticavano ricche importazioni ed esportazioni dalla Sicilia.

Gran parte di questi antichi reperti oggi si trovano nella biblioteca universitaria di Cambridge e costituiscono la più vasta collezione di manoscritti ebraici medievali al mondo. Attualmente all’incirca 18 mila manoscritti, appartenenti alle collezioni Taylor-Schechter e Mosseri sono agevolmente consultabili online.

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