Caro bollette e banche “fantasma”, rischio usura per le imprese siciliane - QdS

Caro bollette e banche “fantasma”, rischio usura per le imprese siciliane

redazione

Caro bollette e banche “fantasma”, rischio usura per le imprese siciliane

Vittorio Sangiorgi  |
giovedì 06 Ottobre 2022 - 06:50

Dal 2008 ad oggi oltre 600 sportelli bancari in meno sul territorio, ne sono privi 132 comuni. La Confcommercio Sicilia lancia l’allarme: “Chi non vuole chiudere si rivolge agli strozzini”

PALERMO- “Nessun credito erogato da parte delle banche e, a causa del caro bollette, lo spettro dell’usura sempre più concreto. Chi non vuole chiudere, neppure temporaneamente, che fa? Si rivolge agli strozzini. E i casi sono destinati a crescere se non ci sarà un aiuto reale. Una situazione che sta diventando sempre più incresciosa con il trascorrere dei giorni e che rischia di mandare a gambe all’aria il tavolo della ripartenza che, ormai, piuttosto, è diventato la gabbia dell’insofferenza per le piccole e medie imprese”. A lanciare questo inquietante allarme è il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti.

Un quadro a tinte fosche, dipinto agli alti funzionari di Bankitalia, Antonio Lo Nardo e Stefania Passiglia, durante l’annuale confronto tenutosi nella sede della federazione di categoria a Palermo. Il presidente Manenti ha consegnato una relazione sull’andamento economico delle imprese del settore, chiarendo che le “criticità determinate dal caro energia e dalle difficoltà delle imprese nell’accesso al credito per sopperire ai pagamenti delle bollette, anche rateizzate, sta causando uno sconquasso sociale senza precedenti, molto peggio della pandemia”. Proprio il tema dell’accesso al credito, in Sicilia, assume contorni rilevanti, anche in virtù della progressiva “fuga” degli istituti bancari. Negli ultimi 14 anni, in effetti, sono stati chiusi ben 664 sportelli. Ad oggi ne sono privi 132 Comuni (oltre il 25% del totale) e una platea di circa 320 mila cittadini. Ed è, purtroppo, logico e consequenziale che, stando così le cose, gli imprenditori in difficoltà cadano con maggiore probabilità nella trappola dell’usura.

Ad aggravare la situazione, evidenzia inoltre Manenti, il fatto che “per alcuni operatori di determinati settori ci confrontiamo con un periodo che non è più di alta stagione e, quindi, diventa complesso individuare la liquidità necessaria. Cresce la criminalità, e lo abbiamo detto facendo riferimento all’usura, ma anche il fenomeno dei furti è da prendere in considerazione, venendo meno la videosorveglianza. Abbiamo poi evidenziato che dal 2019 il costo della luce è maggiorato di sei volte. E che, ovviamente, l’ostacolo rischia di diventare insormontabile per alcune imprese costrette a chiudere i battenti senza neppure poterci pensare una volta”. D’altra parte i dati congiunturali più recenti, riferiti al primo trimestre dell’anno in corso, confermano la tendenza espansiva osservata nel 2020. Al 31 marzo le imprese attive contano 376.031 unità, in crescita del 2,2 per cento sullo stesso trimestre del 2020, una crescita osservabile in tutti i settori produttivi. Nel dettaglio le imprese attive nei servizi risultano aumentate del 2,6 per cento, in agricoltura dell’1 per cento, nelle costruzioni del 3,3 per cento e nel settore manifatturiero dello 0,6 per cento.

A causa delle maggiori difficoltà suscitate dalla pandemia, però, si è intensificato in Sicilia il ricorso al reddito di cittadinanza e alla pensione di cittadinanza: i benefici erogati sono stati 44.800, saliti a circa 52.000 a seguito dell’estensione della misura. Massiccio anche il ricorso alle varie misure di Cig introdotte a partire da marzo 2020 che tuttavia, stante la drammtica situazione economica – si sono rivelate soluzioni tampone. Basti pensare, ad esempio, ai duri colpi subiti dal settore turistico o da quello della ristorazione. Facile intuire, dunque, quanto sia attuale e concreto l’allarme lanciato Confcommercio Sicilia sul tema usura. Ad un terreno fertile per gli “strozzini”, poi, si aggiungono i dati inquietanti forniti dalla Corte dei Conti. L’ente, infatti, ha recentemente monitorato le denunce di usura registrate nell’isola tra il 2015 ed il 2020 nell’ambito del rapporto denominato “La prevenzione dell’usura”.

Il risultato? Stando ai numeri in Sicilia il reato non esiste. Nel quinquennio preso in esame sono state solo 123 le denunce presentate. Chiaro segno del fatto che, in determinati contesti, la paura e la conseguente omertà la facciano ancora da padrone. Insomma, la criminalità organizzata aggredisce da più fronti il mondo delle imprese. Da un lato tessendo rapporti con “colletti bianchi” e soggetti compiacenti, facendo così terreno bruciato intorno alle migliaia di aziende oneste che vanno avanti tra mille difficoltà; dall’altro approfittando della disperazione di imprese ad un passo dalla chiusura e dal fallimento. Serve, dunque, mettere in camo soluzioni drastiche ed efficaci, ma anche attuare un’adeguata attività repressiva e preventiva. La Corte dei Conti, nel già citato rapporto, esortava a “proseguire nelle azioni di emersione dei casi di usura mediante la celerità, la riservatezza, l’efficacia e la fiducia negli strumenti di assistenza in favore delle vittime, per evitare il sottodimensionamento del fenomeno e la difficoltà di valutare il reale impatto delle politiche di prevenzione attuate”. Anche il potenziamento di strumenti quali il “Fondo di solidarietà” avrebbe un importante peso specifico.

In ottica preventiva, poi, lo stesso Manenti traccia il percorso da seguire, partendo do strumenti già in essere: “C’è molto su cui lavorare, ed ecco perché riteniamo che le risorse che saranno investite attraverso il Pnrr hanno in larga misura l’obiettivo di modificare questo stato di cose, rendendo la nostra regione strutturalmente più dinamica rispetto al passato”. Imperativo categorico: ridurre il divario Nord- Sud per far crescere il Paese.

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