Causa Covid ricoveri inadeguati per le altre malattie - QdS

Causa Covid ricoveri inadeguati per le altre malattie

giuseppe bonaccorsi

Causa Covid ricoveri inadeguati per le altre malattie

Giuseppe Bonaccorsi  |
mercoledì 30 Marzo 2022 - 08:40

L'affondo del prof. Cristoforo Pomara del Cts regionale: “L’Iss è formato solo da epidemiologi che fanno calcoli. Bisogna cambiare rotta...”

PALERMO – I decessi che in questo momento si registrano in Italia per il Covid sono causati dal virus, oppure in prevalenza sono decessi di malati solo con il Covid? In parole spicciole la gran parte delle morti che si registrano attualmente negli ospedali, e rispetto ai quali ogni giorno le tv e i giornali riportano i bollettini, si riferiscono a persone stroncate da polmoniti bilaterali, oppure a pazienti positivi, ma uccisi da altre patologie? Il tema da trattare oggigiorno è proprio questo e a tal punto sono importanti le parole, pronunciate da molti infettivologi sui ricoveri inappropriati negli ospedali, per capire come correggere un’anomalia e aprire una tematica molto grave sulle possibili responsabilità di una parte di questi decessi causati, forse, da una non corretta applicazione dell’assistenza sanitaria. Organizzazione che aveva un nesso magari durante il picco della pandemia, ma non più adesso per una Omicron che si sta rivelando meno aggressiva e mortale.

I TIMORI DI CACOPARDO E IACOBELLO

Nei giorni scorsi il tema è stato riaperto a Catania da due esperti infettivologi, il prof. Bruno Cacopardo, responsabile del dipartimento Malattie infettive del Garibaldi Nesima e il primario del Cannizzaro, Carmelo Iacobello. Entrambi hanno dichiarato, in alcune interviste pubblicate sul QdS, che oggi i decessi causati dal Covid si sono quasi azzerati e adesso il tema è, al contrario, come evitare che un anomalo ricovero in Malattie infettive di pazienti gravi per altre patologie, ma positivi, finisca con l’aggravare lo stato di salute di parte di questi degenti provocandone alla fine anche la morte a causa di cure non del tutto appropriate.

IL PRIMO ALLARME DUE MESI FA

Facciamo un passo indietro a due mesi fa. Allora, nel corso di un’audizione alla commissione Sanità del Consiglio comunale di Catania i due infettivologi, Cacopardo e Iacobello, invitati dalla presidente dell’organismo consiliare, Sara Pettinato, anche lei medico, chirurgo, avevano già sollevato forti preoccupazioni su quello che si sarebbe verificato da lì a poco tempo negli ospedali. I due esperti avevano chiaramente detto che “Il continuo ricorso a tamponi, su tutti i pazienti che arrivavano nei Pronto soccorso per le più svariate patologie, stava mandando in tilt l’assistenza dei reparti Covid, che si ritrovavano ad avere in corsia anche malati gravi di infarto, ictus, oncologici, ematici e fratturati, ai quali – nonostante l’andirivieni di medici delle varie discipline – non veniva offerta una adeguata assistenza”.

BASTA TAMPONI PER TUTTI NEI PRONTO SOCCORSO

Ma in due mesi la situazione è addirittura peggiorata e la causa dell’arrivo di Omicron 1, 2 e 3, varianti meno aggressive sul piano virologico rispetto a quelle del passato, ma più infettive. Così oggi la situazione nei reparti Covid rischia di esplodere a causa di un aumento di ricoveri definiti anomali. “Il problema – ha dichiarato il prof. Cacopardo in numerose interviste a questo quotidiano – è quello della inappropriatezza dell’approccio assistenziale negli ospedali. Oggi se un paziente di qualsiasi patologia che arriva in Ps dovesse avere la Omicron, anche se asintomatico finirebbe in un reparto Covid in attesa che si negativizzano. La gravità di questa situazione consiste nel fatto che il suo problema clinico prioritario passa in secondo piano rispetto a una infezione Covid peraltro asintomatica. Così secondo me a questo punto – ha detto Cacopardo – il rischio teorico è di influire in questo modo sui tassi di mortalità finali.

“È un rischio teorico, intendiamoci – ha puntualizzato il docente – ma possibile laddove un paziente venga gestito in ambienti appropriati a causa della sola presenza di Rna virale che ha nel naso, perché si tratta di pazienti asintomatici”. Il professore ha anche aggiunto “che questo sarà il vero problema del prossimo futuro dell’assistenza sanitaria e se non sarà gestito subito provocherà problemi seri, col rischio di creare in un ambiente infettivologico bivacchi per malati con il Covid e cioè oncologici, ematici, chirurgici, ortopedici, endocrinologi, ricoverati non per il Covid”.

A questa denuncia si affianca anche quella del responsabile del dipartimento infettivo del Cannizzaro: “In effetti – ha spiegato Carmelo Iacobello – se oggi facciamo il paragone con i decessi della precedente ondata, quando c’era la variante Delta , possiamo dire che siamo in una situazione molto, ma molto migliore, con un tasso di mortalità da Covid bassissimo, ma soltanto se parliamo di veri decessi da virus e non di morti di pazienti affetti da altre patologie gravi, che finiscono nei nostri reparti infettivi solo perché positivi”.

“Concordo assolutamente col mio collega, prof. Cacopardo – ha aggiunto Iacobello – nel dire che la situazione negli ospedali oggi è soprattutto aggravata dal numero in aumento di soggetti che arrivano nei Ps con altre patologie e poi risultano positivi finendo nei nostri reparti. Tanto che, secondo noi, questo problema organizzativo potrebbe essere risolto se si evitasse di tamponare tutti i malati che arrivano nei Ps, limitandosi a fare il tampone solo a quelli che presentano dei sintomi. Oggi abbiamo nei nostri reparti anche soggetti anziani e fragili che ci mettono persino alcune settimane prima di negativizzarsi e noi in Malattie infettive possiamo anche fare l’impossibile, ma non fornire una assistenza mirata secondo le loro patologie”.

L’ATTACCO ALL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Il tema vero a questo punto è chi deve effettivamente intervenire per porre fine a questa inappropriatezza delle cure. Il commissario Covid di Catania, Pino Liberti, infettivologo, in una recente intervista al QdS ha chiaramente evidenziato che a questo punto deve essere Roma a intervenire: “Una sollecitazione fatta da me, in qualità di commissario o anche dall’assessorato regionale alla Salute, non porta a nessun risultato. è il ministero della Salute che deve fare una circolare applicativa per tutti” .

In seguito alla considerazione del Commissario è intervenuto due giorni fa il componente del Cts regionale (Comitato tecnico scientifico), prof. Cristoforo Pomara, docente all’Unict di Medicina legale che ha attaccato “de visu” l’Istituto superiore di Sanità, definendolo un organismo “composto soltanto da epidemiologi che fanno solo calcoli matematici”. E ha dettato, secondo lui, qual è la ricetta per uscire fuori da questo “girone infernale”: “Siamo davanti a una falla enorme nel sistema di sorveglianza messo in piedi dal ministero. I positivi asintomatici è anomalo che finiscano nei reparti di Malattie infettive. Adesso – ha proseguito – bisogna fare un salto di qualità visto che la pandemia non è finita. Se questo andazzo dovesse perdurare il rischio è che provochi anche un aumento dei decessi è possibile… Quindi ci vuole programmazione e riorganizzazione del sistema, ma in Italia noi non programmiamo”.

Il docente ha quindi chiesto a gran voce un cambio di rotta. “Se abbiamo deciso di riaprire tutto non possiamo sottovalutare quello che oggi correttamente sollecitano gli infettivologi e allora qualcuno all’Istituto superiore di Sanità dovrà cominciare a cambiare regime…”.

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