Nel 2050 2,3 milioni di italiani con demenza senile: per esperti è emergenza - QdS

Nel 2050 2,3 milioni di italiani con demenza senile: per esperti è emergenza

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Nel 2050 2,3 milioni di italiani con demenza senile: per esperti è emergenza

Redazione  |
mercoledì 09 Novembre 2022 - 17:15

Molti passi sono stati fatti nella cura delle demenze e dell'Alzheimer ma la strada è ancora lunga e la prevenzione è l'unica arma disponibile

In un Paese che vede sempre più crescere l’età media nazionale, aumentano anche le patologie correlate all’invecchiamento. Tra queste, le demenze la fanno da padrone con numeri da vera e propria emergenza sanitaria.

Si stima che nel 2050 i casi di demenza interesseranno a livello mondiale circa 153 milioni di persone (2,3 milioni in Italia, 900mila in più rispetto a oggi), passando così dagli attuali 57 milioni a un numero quasi triplicato di diagnosi. Se ne è parlato oggi a Roma in occasione di ‘Mind the gaps: poniamo l’attenzione sui divari regionali nella presa in carico delle persone con demenza’, incontro organizzato per fare il punto sull’utilizzo dei fondi stanziati nella legge di Bilancio 2021 per l’Alzheimer e le demenze.

Fondo che è stato ripartito tra le Regioni per l’attuazione di piani demenza regionali che dovranno dare risposte concrete ai pazienti e alle loro famiglie, troppo spesso chiamate a farsene carico direttamente in mancanza di servizi sociosanitari strutturali. Spesso infatti l’impatto della malattia è devastante per le famiglie e per i caregiver che si trovano ad affrontare una sfida enorme sia in termini economici che sociali.

Si profila dunque una vera e propria emergenza sanitaria, secondo gli esperti, che rischia di mettere a dura prova il nostro servizio sanitario che potrebbe trovarsi a fronteggiare nuove sfide pandemiche oltre ai nuovi bisogni di salute. Infatti, anche se molti passi in avanti sono stati fatti nella cura delle demenze e in particolare dell’Alzheimer, che ne rappresenta la forma più comune, la strada è ancora lunga e la prevenzione resta al momento l’unica arma disponibile, insieme alla diagnosi precoce, in grado di rallentare il decorso della malattia.

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