Per le navi da crociera “allarme” insabbiamento porti - QdS

Per le navi da crociera “allarme” insabbiamento porti

Michele Giuliano

Per le navi da crociera “allarme” insabbiamento porti

giovedì 27 Giugno 2019 - 00:00
Per le navi da crociera “allarme” insabbiamento porti

Da Tremestestieri (Me) a Gela (Cl), passando da Castellammare del Golfo (Tp) a Balestrate (Pa): tanti i casi da risolvere. Serve una manutenzione assidua, l’appello lanciato alla Regione dal ministro Centinaio. Il caso emblematico in provincia di Messina dove lo Scirocco ha portato più di 50 mila tonnellate di sabbia nella rada in cui approdano le navi che fanno la spola con Villa San Giovanni per trasferire i mezzi pesanti

PALERMO – Molti porti siciliani non sono pronti ad accogliere le navi da crociera. Una occasione da non perdere, per la quale è necessario intervenire in maniera tempestiva, per far sì che non si scelgano altre rotte. Intanto esistono dei problemi, tutti siciliani, che rischiano di dare un colpo mortale a questo turismo crocieristico: “I nostri porti rischiano di insabbiarsi, è un messaggio che ci stanno lanciando le compagnie di crociere perché quelle navi hanno bisogno di un pescaggio più alto rispetto alla media” afferma il ministro del Mipaaft, ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio.

“Se non facciamo manutenzione l’Italia rischia di perdere il ruolo centrale che deve avere nel Mediterraneo. In particolare un ruolo strategico può averlo la Sicilia, e lancio un messaggio al governatore Nello Musumeci” -ha continuato Centinaio – rilevando come sia necessario che si programmino interventi immediati e incisivi. Che sono necessari, visto lo stato già messo in evidenza nei mesi invernali del 2018, di buona parte dei porti isolani.

Un esempio, quello che è successo all’ingresso del porto di Tremestieri a Messina a novembre scorso. Lo scirocco ha portato poco più di 50 mila tonnellate di sabbia nella rada in cui approdano le navi che fanno la spola con Villa San Giovanni per trasferire i mezzi pesanti, ora costretti a entrare in città se devono attraversare lo Stretto. La forza dello scirocco ha spostato in mare un tetrapode (struttura frangiflutti) di 6 tonnellate, rotolato all’imboccatura del porto.

Anche a Gela la situazione è tutt’altro che positiva: di base c’è un problema di insabbiamento dei fondali del porto, cosa che rende la struttura non utilizzabile nelle sue piene potenzialità. La causa principale sembrerebbe un errore strutturale: i due bracci, quello di ponente e quello di levante, non sono uguali nelle dimensioni e ciò fa sì che siano necessari interventi di dragaggio, da parte della protezione civile, a intervalli quasi regolari di tempo. L’ultimo, costato 213 mila euro, era stato attuato nel giugno 2013. Resta al palo il progetto da 49 milioni di euro per rinnovare in toto il porto gelese.

Nel trapanese, un porto con grandi speranze ma pochi atti pratici è quello di Castellammare del Golfo dove, a distanza di ben 10 anni sono ripresi i lavori dopo la famosa operazione antimafia della Finanza che ha scoperto il presunto utilizzo di cemento depotenziato.

La messa in sicurezza del porto è rimasta arenata nonostante dal 2013 ci sia stato il dissequestro del cantiere. Solo recentemente si è sbloccato una parte di lavori, un’altra parte invece ancora attende il via libera. Intanto il tempo passa e una buona fetta dell’economia turistica resta ad aspettare.

Nel palermitano, c’è poi il caso di Balestrate, dove, dal 2010, il porticciolo turistico è stato completato e solo da tre anni è entrato in funzione per una serie di pastoie burocratiche. Il porto è stato quindi aperto ai diportisti ma degli originari 600 posti barca, almeno per il momento, ne restano disponibili appena 200. Di quel faraonico progetto non è stata completata neanche la prima fase. Da ben due anni la società che gestisce la struttura, la Marina di Balestrate srl, attende un “ok” dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente che sino ad oggi non è arrivato. Si parla della possibilità di realizzare i cosiddetti “corpi amovibili”, dunque servizi accessori all’interno del porto come bagni, docce, bar e uffici.

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