Beni confiscati alla mafia, 5.722 immobili in Sicilia ancora da destinare - QdS

Beni confiscati alla mafia, 5.722 immobili in Sicilia ancora da destinare

Adriano Agatino Zuccaro

Beni confiscati alla mafia, 5.722 immobili in Sicilia ancora da destinare

sabato 10 Agosto 2019 - 08:13
Beni confiscati alla mafia, 5.722 immobili in Sicilia ancora da destinare

Anbsc: al 30 giugno 2019 un terzo degli immobili in gestione ma ancora da destinare si trovavano in Sicilia (5.722 sui 16.804 totali). Anche 155 aziende per un valore di 111 mln di €. Frattasi, direttore dell’Agenzia: “Faremo uso delle politiche di coesione sociale per valorizzare i beni”

Il valore stimato per i beni immobili in Italia in gestione all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) e quindi non destinati, è pari a circa due miliardi di euro; il dato per la Regione Siciliana è di quasi 700 milioni. Il 35% della “ricchezza” nazionale è dunque da esprimere nell’Isola. La Sicilia guida le classifiche, aggiornate al 30 giugno 2019, per procedure in gestione, per immobili destinati, per numero di comuni destinatari e anche per immobili in gestione. Un patrimonio ingente che il direttore dell’Agenzia, Bruno Frattasi, e i suoi collaboratori puntano a rendere fruibile attraverso un processo di “costruzione della macchina dell’amministrazione” e attraverso “l’attività di reddito”.

Il nome della nostra Isola è troppo spesso accostato a cronache di mafia. Immagini che da decenni ci affliggono e dalle quali bisogna affrancarsi anche attraverso il riuso, la rinascita di proprietà nate con gli illeciti delle organizzazioni criminali e purtroppo non sempre prontamente riconsegnate alla collettività.

Il delicato compito di gestire e destinare immobili, aziende e terreni di tale natura spetta all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc). Per tracciare un’idea del “contributo” siciliano passiamo in rassegna i dati nazionali elaborati dall’Agenzia e aggiornati al 30 giugno di quest’anno.

Le procedure in gestione sul suolo nazionale sono 3.678, 1.154 in Sicilia di cui 1.060 in confisca definitiva. Negli anni sono stati destinati (e quindi riutilizzati) in Italia 15.868 immobili, 6.240 solo nell’Isola. Duecento comuni siciliani su 390 sono stati destinatari di beni, leader in Italia il comune di Palermo con 1.361 beni destinati (al secondo posto Reggio Calabria con 348 beni). Dal primo giugno 2018 al 30 giugno 2019 gli immobili destinati in Italia sono stati 2.587, 1.132 in Sicilia. Di questi 920 sono stati trasferiti al patrimonio degli enti territoriali, 46 mantenuti al patrimonio dello Stato, 14 in vendita e 152 reintegrati nel patrimonio aziendale.

Restano da destinare 5.722 immobili in Sicilia, sul totale italiano di 16.804 immobili. Quindi un terzo degli immobili totali confiscati da Nord a Sud.

Le aziende destinate negli anni in Italia sono 1.003 e 376 sono in Sicilia; quelle in gestione sono 2.892 e 909 le siciliane.

Una lunga lista di dati dalla quale non si può prescindere per avere un’idea della portata dell’argomento. Il valore dei beni immobili in mano all’Agenzia? A livello nazionale la stima è pari a circa due miliardi di euro (1.967.040.090); il dato per la Regione Sicilia è di 692.138.060 milioni.

L’Anbsc precisa che il valore è stato determinato coi dati del 2018 e che, come ricordato dal direttore (intervista in basso) “nel momento in cui il bene viene sequestrato e poi confiscato non sempre esiste una ufficiale perizia che ci dice effettivamente il valore di quel bene”. Si tratta di una stima che sconta alcune approssimazioni statistiche, ad esempio per i beni immobili (da intendersi quale unità catastale autonoma) la stessa è stata effettuata con riferimento all’80% dei plessi in gestione all’Agenzia e avvalendosi dei valori Omi (Osservatorio del mercato immobiliare).

Sul fronte delle aziende le difficoltà aumentano. L’Agenzia ci scrive che molte aziende non hanno “adeguati dati contabili e di bilancio”, i complessi aziendali “giungono spesso nella gestione dell’Anbsc privi di reale capacità produttiva”; per queste ed altre ragioni “il valore delle singole aziende finisce per coincidere, all’esito della gestione dell’Agenzia, con il prezzo di realizzo sul mercato o, più frequentemente, con quello che eventualmente residua al termine delle procedure di liquidazione”.

Allo stato attuale i dati sono riferibili ad un’elaborazione di dati dal Registro delle imprese riguardante gli aggregati patrimoniali risultanti dai bilanci d’esercizio effettivamente approvati e depositati presso la Camera di Commercio effettuata nel 2017 e che riguardava 513 complessi aziendali (che avevano depositato almeno un bilancio dal 2014) sul totale di quelli allora in gestione all’Agenzia che, al novembre 2017, era di 2.771 (18% del totale). In particolare, da tale elaborazione era emerso che il patrimonio netto a livello delle suaccennate aziende era pari a 296.289.590 milioni di euro. Per la Sicilia la stima riguardante 155 aziende era pari a 111.117.444 milioni di euro. Cifre che fanno riflettere e che attualmente sono solo la punta di un iceberg di dimensioni significative. L’Agenzia ci fa sapere che ha recentemente avviato un’apposita rilevazione coinvolgendo tutti i coadiutori giudiziari al fine di addivenire ad un quadro informativo più aggiornato e completo e intanto lavora su più fronti per velocizzare le procedure.

CLASSIFICA DELLE PRIME REGIONI PER IMMOBILI IN GESTIONE ALL’ANBSC

Bruno Frattasi, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, fa un bilancio dell’attività

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Bruno Frattasi

Bruno Frattasi, direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), traccia un bilancio dell’attività svolta negli ultimi mesi e anticipa le linee guida per il futuro.

Programmazione e obiettivi raggiunti dall’Anbsc per l’anno in corso e prefissati per 2020?
“Stiamo operando su più fronti; il primo è interno e attiene alla ‘costruzione della macchina dell’amministrazione’: portare in Agenzia le 200 unità di organico che la legge ha recentemente previsto (rispetto alle 30 unità degli anni passati). Stiamo stabilizzando gradualmente, interloquendo con le amministrazioni di appartenenza, tutto il personale che durante questi anni è arrivato in agenzia. Le unità da acquisire col concorso pubblico sono 70 e abbiamo individuato i profili professionali che servono per il potenziamento dell’Agenzia. Il secondo fronte è esterno e riguarda l’attività di reddito dell’Agenzia: il processo di gestione e destinazione dei beni. La grande novità è la strategia nazionale approvata dal Governo a fine dello scorso anno che prevede la valorizzazione dei beni attraverso le politiche di coesione sociale. C’è un tavolo che si riunisce periodicamente ed è copresieduto da me e dal dipartimento delle politiche di coesione. Un’iniziativa recente ha portato a stanziare 15 milioni di euro per realizzare un parco per la valorizzazione dei prodotti alimentari del territorio all’interno di un bene confiscato alla Camorra in Calabria. Si punta, inoltre, al Piano nazionale per la valorizzazione dei beni esemplari che saranno costituiti da beni che per la storia criminale e l’impatto che hanno sul territorio, per l’indotto che potrebbero sviluppare in termini di ritorno economico possono rappresentare un’inversione di tendenza rispetto alla precedente storia criminale che questi beni hanno avuto”.

Qual è il valore dei beni immobili in mano all’Agenzia?
“Il valore è stato determinato coi dati del 2018. Bisogna ricordare, però, che nel momento in cui il bene viene sequestrato e poi confiscato non sempre esiste una ufficiale perizia che ci dice effettivamente il valore di quel bene. Si tratta di una stima che sconta alcune approssimazioni statistiche, ad esempio per i beni immobili (da intendersi quale unità catastale autonoma) la stessa è stata effettuata con riferimento all’80% dei plessi in gestione all’Agenzia e avvalendosi dei valori OMI. Effettuata questa necessaria premessa, il valore stimato per i beni immobili a livello nazionale è pari a circa due miliardi di euro (1.967.040.090); il dato per la Regione Sicilia è di 692.138.060 milioni”.

Negli anni i suoi predecessori hanno sottolineato difficoltà nell’attività di destinazione delle aziende…
“Tantissime aziende sono poste in liquidazione sin dalla fase del sequestro perché sono imprese cartiere che vengono ad essere strumentali al disegno criminale dell’organizzazione che le ha controllate. Altre conservano un valore produttivo e presentano una prospettiva concreta di continuità aziendale e di vita produttiva e per queste, che non sono asservite alle organizzazioni per operazioni criminali mascherate, c’è la necessità di salvaguardare i livelli occupazionali”.

Qual è la situazione della nostra Isola?
“La Sicilia è sempre in testa alle cosiddette graduatorie che vengono costantemente aggiornate. Sul dato nazionale degli immobili in gestione all’Agenzia la Sicilia pesa per il 34%. Tra Sicilia, Calabria e Campania raggiungiamo quasi il 60% della ‘torta’ in gestione sul territorio nazionale. Per le aziende in gestione in Sicilia il dato supera il 31% con settore maggioritario da attribuire alle costruzioni”.

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