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Beni confiscati, intesa per velocizzare l’assegnazione

Raffaella Pessina

Beni confiscati, intesa per velocizzare l’assegnazione

sabato 07 Dicembre 2019 - 00:00
Beni confiscati, intesa  per velocizzare l’assegnazione

Accordo tra la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo e l’Anbsc. Sicilia, quelli destinati nel 2018 sono 1.026 tra immobili e aziende

ROMA – Lo Stato ha messo in campo una serie di iniziative per impedire alle organizzazioni criminali di mettere le mani sui beni confiscati alla mafia.

Per raggiungere questo obiettivo ieri è stato firmato un protocollo d’intesa tra il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero Raho, e il direttore dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Bruno Frattasi.

Scopo dell’accordo – sottoscritto a Roma presso la sede della Direzione Nazionale – è quello di impedire, grazie a rigorosi accertamenti che prevedono il coinvolgimento dei sistemi informatici della stessa Direzione Nazionale, ogni tentativo di inserimento criminale nelle procedure di dismissione di asset immobiliari. Verranno quindi rafforzate le verifiche antimafia relative alle ipotesi residuali di vendita di beni immobili confiscati, per i quali non sia stata possibile la destinazione a scopi sociali o istituzionali. Il protocollo firmato ieri da seguito alle indicazioni contenute nelle linee guida per la destinazione dei beni immobiliari, linee che sono state approvate recentemente dal consiglio direttivo dell’Agenzia, di cui è componente anche un rappresentante della direzione nazionale Antimafia.

Tra le linee guida è previsto il monitoraggio dell’acquirente del bene immobile o delle altre figure indicate dal Codice antimafia, monitoraggio che proseguirà per i cinque anni successivi alla vendita, durante i quali se dovesse sopravvenire qualche controindicazione, verrà esercitata una clausola rescissoria, inserita nei contratti di alienazione, con il conseguente venir meno degli effetti traslativi.
I beni confiscati alla criminalità in Sicilia sono in numero nettamente superiore rispetto alle altre regioni italiane.

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, aggiornati ad oggi, vi sono 6598 beni dati in gestione, contro i 1821 della Lombardia, i 2050 della Calabria e i 1054 del Lazio, e i beni che sono stati destinati sono in Sicilia ben 6267. Sono 799 le aziende in gestione e 489 destinate in Sicilia, che si classifica al primo posto delle regioni italiane.
A seguire la Campania con 547 e 234, al terzo posto il Lazio con 342 e 141. Nel 2018 in Sicilia sono stati confiscati e dati in gestione o direttamente destinati 1026 tra beni immobili e aziende. Un numero altissimo se si considera che nelle altre regioni le cifre si attestano a cifre molto più basse, escludendo Calabria, Campania e Lazio, che seppur con numeri più modesti della Sicilia rappresentano le regioni in cui avvengono le maggiori confische.

Il Procuratore Nazionale e il Direttore dell’Agenzia hanno espresso – in una nota – la loro più “viva soddisfazione per tale intesa che, nel rafforzare i rapporti sinergici fra i due Organismi, garantisce un ulteriore supporto per affrontare risolutivamente il paventato rischio di interferenze volte a riportare il bene nelle mani delle organizzazioni criminali che ne erano state spossessate, fermo restando il carattere residuale di tali alienazioni, le quali continueranno ad essere subordinate alla perdurante impossibilità oggettiva di destinare il bene alle prioritarie finalità sociali o istituzionali previste dal Codice Antimafia”.

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