“Bulimia dei consumi anoressia dei valori” - QdS

“Bulimia dei consumi anoressia dei valori”

Carlo Alberto Tregua

“Bulimia dei consumi anoressia dei valori”

martedì 25 Gennaio 2022 - 05:30

La digitalizzazione va controllata

Si nota nel mondo a economia avanzata, orientale e occidentale, un esasperato aumento dei consumi materiali, mentre vi è una diminuzione dei consumi immateriali. La sapienza, la lettura, la conoscenza vanno indietro ogni giorno. Perché? Perché anche la parola viene sostituita dai messaggi e siccome tutti i messaggi sono short (corti), ecco che l’impoverimento del linguaggio è nei fatti.

L’Oxford Dictionary contiene all’incirca 615 mila parole, ma il popolo britannico, in questi tempi, ne usa poco più di duemila. Immaginate come possa essere la comunicazione usando parole standard e slogan.
Si è creato così una sorta di vuoto della comunicazione, non per quantità, ma per qualità.
Il nostro cervello, parte sinistra, è quello che dà le spiegazioni e che utilizza le strategie, comunicandole con le parole, le quali debbono essere significative e complessivamente funzionali alla trasmissione del pensiero.

I teenager americani, secondo un recente studio, compiono l’ultima azione della giornata guardando il loro smartphone e la prima, appena si svegliano, ancora guardando lo smartphone. Ogni giorno lo consultano centinaia e forse migliaia di volte, ma i loro messaggi sono poverissimi, appunto perché brevi e sintetici. Addirittura si usano simboli per fare una comunicazione.

Ora, il fatto che la diffusione a livello mondiale della rete consenta a tutti di dialogare, anche a coloro che sono nei punti più sperduti del globo, è positivo. Però che si stia retrocedendo, parlando quasi senza parole, vale a dire con termini brevissimi, rende sempre più difficile il capirsi, in quanto i concetti debbono essere espressi e spiegati adeguatamente; non possono essere continuamente rattrappiti a poche parole che diventano codici per pochi.
Michel de Montaigne (1533-1592) dava la responsabilità, ben cinquecento anni fa, agli adulti perché non sapevano formare i giovani, in quanto essi non erano – diceva – “vasi da riempire”, ma “fuochi da accendere di entusiasmo”, che sono parenti stretti del divertimento, della soddisfazione e della consapevolezza.

A fronte dell’andamento descritto, vi è una forma di anoressia dei valori, vale a dire una loro contrazione a livelli minimi, con la conseguenza che cominciano a sparire dall’orizzonte delle persone. Invece, i valori sono, o dovrebbero essere, la base della convivenza civile, il fiume che scorre su cui si poggia l’Umanità. Ma così non è perché sempre meno si parla dei valori, anzi qualcuno sostiene che essi non siano necessari, con la conseguenza che è consentito tutto e il contrario di tutto.

Dunque, è nefasta l’influenza che ha portato la diffusione di Internet nel mondo, insieme agli innumerevoli vantaggi che non si possono negare. Ma come sempre, mentre bisogna perseguire il progresso, essere aperti alle innovazioni e alle loro conseguenze, d’altra parte non bisogna mai dimenticare la storia e le fonti del sapere, che devono informare sempre e comunque l’azione dei popoli e delle singole persone.
Guai a chi è labile di memoria e trascura questi principi.

In un vecchio quadro di Ambrogio Lorenzetti (1290-1348), “Il buon governo”, sono riportate le figure della Giustizia, della Temperanza, della Magnanimità, della Prudenza, della Fortezza e della Pace. Ecco alcuni valori che dovrebbero essere presenti in ciascuno di noi e soprattutto in coloro che ci governano, i quali dovrebbero adottare una buona organizzazione (e non disorganizzazione), un buon ordine (e non un disordine).

Questo sarebbe realizzabile se i nostri parlamentari avessero studiato, avessero letto, insomma, fossero persone colte. Intendiamoci, ve ne è una gran parte degna di far parte del Parlamento, ma, purtroppo, ve ne è una parte superiore di gente senza arte né parte.

Non sappiamo se i prossimi anni vedranno il peggioramento di questo quadro d’assieme, che certamente non è ottimistico, ma ragionevolmente si può prevedere che la bulimia dei consumi aumenterà e parimenti l’anoressia dei valori.
Ho attinto anche al volume di Lamberto Maffei, “Elogio della parola”.

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