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Dopo gli incendi, San Vito Lo Capo fa i conti con rischio crolli

Vito Manca

Dopo gli incendi, San Vito Lo Capo fa i conti con rischio crolli

martedì 22 Settembre 2020 - 00:00
Dopo gli incendi, San Vito Lo Capo fa i conti con rischio crolli

La stagione autunnale e quella invernale potrebbero portare piogge difficili da gestire. Il Comune intanto chiede lo stato di calamità naturale per le fiamme di fine agosto

Il ricordo è condiviso e temuto. La politica poi divide. Ma quel 10 febbraio di 19 anni fa è scolpito nel sentimento collettivo dei sanvitesi. Tecnicamente è stata indicata come “una frana di crollo originatasi da una ripa di erosione situata a sud-est di Pizzo Iracò”, così è stato scritto nelle carte della Regione siciliana. Un tonfo e poi l’inferno, 27 case danneggiate, di cui 7 distrutte, 200 persone evacuate a Macari, contrada del Comune di San Vito Lo Capo. Paura e disperazione, ma anche tanta solidarietà. Un ricordo, meglio, un sentimento d’allarme, che è tornato a fine estate, per gli incendi del 29 e 30 agosto. Contrada turistica – ma a San Vito è tutto turistico – che è stata “investita da un terribile incendio, che si è esteso in prossimità delle abitazioni, con grave rischio per la pubblica e privata incolumità”. Parte da questa premessa la delibera di giunta dello scorso 11 settembre. L’amministrazione del sindaco Giuseppe Peraino ha chiesto la dichiarazione dello stato di calamità naturale per Macari e per la Riserva dello Zingaro, che ha subito l’ennesimo sfregio delle fiamme.

Il dossier e le carte sono state inviate al Presidente della Regione ed alla Protezione Civile dell’Isola. Segnalano, inoltre, che gli ettari di vegetazione completamente distrutta fanno parte di “un contesto inserito nel Piano di assetto idrogeologico” che, a sua volta, segnala una pericolosità molto elevata per frane da crollo ed un rischio concreto ed accertato per le abitazioni. Gli incendi di fine agosto hanno distrutto l’area e l’hanno lasciata inerme. Non ci sono più ostacoli per gli smottamenti e la stagione autunnale e quella invernale potrebbero portare piogge difficili da controllare. L’amministrazione l’ha messo nero su bianco nella sua delibera: “Sono da temere crolli”. Ma la politica è comunque riuscita a dividersi. Perché il gruppo consiliare di minoranza “Orgoglio Sanvitese”, qualche giorno prima della decisione della giunta di puntare sulla dichiarazione di calamità naturale, s’è fatta sentire chiamando in causa il primo cittadino, “nella qualità di responsabile della Protezione civile territoriale”.

E gli hanno anche presentato la lista delle incombenze: “Si sollecita pertanto ad effettuare interventi di pulitura degli argini dei canali, delle caditoie delle strade comunali ed interpoderali, di eliminazione dei pericoli a monte dell’arteria principale (Via Timpone), di controllo e verifica delle ostruzioni che interessano i canali naturali, di verifica degli scoli lungo le strade, di eliminazione dei corpi estranei che potrebbero causare ostruzione al passaggio delle acque”.

La premessa della minoranza consiliare è la stessa dell’amministrazione: “Tutta l’area montuosa che sovrasta la frazione di Macari, a seguito degli incendi dei giorni scorsi, risulta sfoglia da qualsiasi vegetazione”. È sulle responsabilità e sulla gestione dell’emergenza che le strade si dividono. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. San Vito, ormai da anni, sta vivendo una fase di crescita esponenziale, che il virus ha cercato di mettere in discussione, senza però raggiungere il “risultato”.

Il territorio s’è dovuto piegare alla pandemia ma non si è spezzato. Le polemiche sugli incendi sono, tuttavia, soltanto un capitolo del confronto sullo sviluppo sanvitese. Il Comune vuole crescere. Sono tutti d’accordo in paese ma quando ci si occupa delle soluzioni, il passo verso la contrapposizione è davvero breve. E così alla difesa ambientale si allinea e si aggiunge anche l’allarme rosso per la spiaggia. Materia prima per produrre turismo, ragione sociale del Comune. Il Comitato No Marina Resort ha tracciato un quadro disarmante: “L’erosione del lido sanvitese ha raggiunto livelli molto preoccupanti, in particolare, ad est. Da mesi la sabbia scompare per lasciare il posto a sassi ed argilla millenaria. Lo strato di terra compatta sottostante la spiaggia, che costituisce la base indefettibile per la stabilità futura del banco di sabbia, si sta sciogliendo. Il rischio, quindi, è quello di giungere ad un punto di non ritorno del fenomeno erosivo”. Ed ancora: “Lo scioglimento del substrato di argilla potrebbe rendere vani anche i futuri ripascimenti. Ciò sta accadendo nonostante tutto il denaro pubblico speso, negli anni, per tamponare il problema”.

Il Comitato – che si è opposto, riuscendo ad avere la meglio, alla realizzazione di nuovo porto, considerato con un impatto ambientale fortemente negativo – rimarca l’importanza della questione con lo studio del professor Livio Munna. La sua tesi si focalizza su un elemento: le opere marittime hanno influito sul fenomeno erosivo della costa sanvitese. Lo studio stigmatizza che “il dato più significativo è legato alla catastrofica erosione avvenuta tra il 1968 ed il 1992, che ha condotto alla scomparsa di circa il 30% della costa”.

Pari a cinquantaquattromila metri quadrati. Il no del Comitato e dell’intero paese al Marina Resort non ha però cancellato l’esigenza di nuove infrastrutture e di un nuovo governo del territorio. Ma la politica, soprattutto quella locale – nei suoi piani più alti, regionali e nazionali, ha prevalso l’indifferenza – non è ancora riuscita a sedersi attorno ad un tavolo. Il Comitato l’ha detto a chiare lettere per l’erosione della costa ma è una preoccupazione che può essere estesa a tutto il resto: “La vita stessa di San Vito Lo Capo è in grave pericolo”.

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