Perché no? - QdS

Perché no?

Pino Grimaldi

Perché no?

sabato 14 Settembre 2019 - 00:00

Chiuso il capitolo ribaltone, a fiducia ottenuta in ambo le Camere dal Governo che mi piacerebbe passasse alla storia con la denominazione “bene, bravo bis, tris” ove il “tris” sta per uno successivo con rimpasto per giungere a fine della legislatura tanto agognata del Quirinale, è tempo di occuparsi di qualcosa di più serio.

A Macao, isola del Mar Cinese, 50 miglia da Hong Kong, il Pil individuale è stato nel 2018 di ben 86,400 dollari a testa per i suoi 651.000 abitanti che così battono la ricchissima Svizzera!

Quando fui colà nel 1995 la situazione dell’Isola, possedimento Portoghese fin dal 1557, con ordinamento e lingua di quel Paese, la situazione era di buona normalità con il famoso casinò “Grand Lisboa” che attirava turisti che da Hong Kong allungavano il passo per una “giocatina. Nulla di particolare fino al 1999 quando l’Isola fece ritorno alla Cina che accordò ai 33 Kmquadrati, lo status di provincia autonoma per 50 anni, occupandosi solo di politica estera e difesa, con tutto il resto lasciato agli indigeni.
Si va dalla Cina a Macao e viceversa come noi andiamo dalla Sicilia in Calabria. Ovviamente durante la – ancora in atto – ribellione di Hong Kong per avere “più libertà” dalla madre patria i macaensi sono rimasti tranquilli accettando il loro governatore cinese senza problemi. E non può che essere così se dal 1999 ad oggi l’economia dell’Isola ha avuto un incremento del 500% da consentire al governo di dare un bonus a ciascun abitante di 1000 Dollari come augurio di continuo benessere! In Cina il gioco d’azzardo è proibito; non a Macao per cui il flusso di “giocatori” ha raggiunto cifre impensabili nei 35 casinò, con ben 270 tavoli da gioco solo nei 39 piani del “Grand Lisboa”.

E veniamo a noi. In Italia il gioco d’azzardo è proibito. Ma fallito (l’anno scorso) il Casino di Campione, enclave svizzero, ne sono “operativi” altri tre: Saint Vincent – Valle d’Aosta, San Remo – Liguria e Venezia, il più antico inaugurato nel 1638, in Veneto.

Molti forse ricordano che in Sicilia ad opera di tale Guarnaschelli, a Taormina nel 1963 era stato aperto un Casinò che visse in mezzo ai soliti guai legali italici fino al 1965 quando ne fu ordinata la chiusura sine die, ponendo fine ad un incremento della economia locale ma, anche di riflesso, in Sicilia.

Ad oggi pende giudizio della Corte Costituzionale che ha detto all’Italia darsi una legge chiara perché inammissibile che in tre città vi siano casinò ed in altre lo Stato li vieti.

Ora che c’è il più sinistro – si, insomma tutto di sinistra – governo mai avuto sarebbe piacevole che assunte notizie da Xi Jinping in Cina e da Chefe Ho lat Seng, Governatore di Macao, fosse varata la legge richiesta dalla Consulta e si consentisse a Taormina o altre località di avere un casinò che magari come a Macao facesse aumentare del 500% l’economia siciliana che finirebbe di lamentarsi sconfiggendo lo svuotamento di borghi e città di siciliani in cerca di lavoro ovunque.
Idea stramba? OK.
Ma, perché no?

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