Coronavirus, Comuni primo riferimento per i cittadini - QdS

Coronavirus, Comuni primo riferimento per i cittadini

Valeria Arena

Coronavirus, Comuni primo riferimento per i cittadini

venerdì 04 Dicembre 2020 - 00:12
Coronavirus, Comuni primo riferimento per i cittadini

Il fenomeno delle minacce ai Sindaci, sottolinea l'Osservatorio del Viminale, non cancella il compito fondamentale svolto dagli amministratori locali in questa pandemia. Forleo, "Siamo sotto tiro"

PALERMO – I primi mesi di pandemia, di lockdown e restrizioni sociali portano con loro anche la diminuzione degli atti d’intimidazione ai danni degli amministratori locali. A rivelarlo è l’Osservatorio del ministero dell’Interno, il cui report evidenzia un calo del 5,1% del numero degli episodi nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Gli atti rivelati sono infatti 319 contro i 336 dell’anno precedente. La Sicilia, come la maggior parte delle altre regioni, segue questo trend e fa registra 31 episodi di intimidazione a fronte dei 43 censiti il primo semestre del 2019.

In generale, secondo il report del Viminale, la regione che ha segnalato il maggior numero di atti intimidatori è stata la Puglia con 41 eventi rispetto ai 33 dell’anno precedente, seguita da Lombardia (37), Campania (33), Sicilia (31), Calabria (29), Emilia Romagna (23) Lazio (19), Sardegna (16), Veneto (15) e Toscana (14).

La particolarità dell’anno ci obbliga a leggere i dati in maniera differente rispetto al passato, ipotizzando che la flessione di un così esteso e capillare fenomeno sia dovuta alle restrizioni fisiche e ai numerosi controlli da parte delle Forze dell’ordine sull’intero territorio nazionale, in attesa di sapere se i dati relativi alla seconda metà dell’anno confermeranno questo andamento. In particolare, sarà interessante analizzare i numeri registrati e gli episodi monitorati durante il terzo trimestre del 2020, il periodo in cui le restrizioni messe in atto dal governo centrale sono state rallentate.

Nel complesso, il 55,4% degli atti compiuti sono di matrice ignota, mentre il resto si divide tra episodi dovuti a tensioni sociali, tensioni politiche, motivazioni private e criminalità comune e solo lo 0,3% è riferibile alla criminalità organizzata. Se poi ci focalizziamo sulla singole regioni, si registra un aumento dei casi in Basilicata (da 0 a 10), in Campania (da 41 a 54) e nel Lazio (da 15 a 29), mentre gli episodi calano in Liguria (da 28 a 19), nelle Marche (da 10 a 7), in Piemonte (da 33 a 28), in Sardegna (da 39 a 20), in Sicilia (da 70 a 56) e in Toscana (da 25 a 19).

Infine, nell’ambito dell’analisi che riguarda il modus operandi, il Ministero sottolinea come sia nata l’esigenza di compiere un’analisi approfondita “per una fattispecie di reato che si sostanzia principalmente in atti fisici, verbali o danneggiamenti ma che nella sua evoluzione, adeguandosi ai tempi moderni, si sostanzia sempre più frequentemente attraverso l’uso di social network, canali web e informazione online”.

La maggior parte delle intimidazioni – si legge nel rapporto – avviene mediante danneggiamenti di beni privati o pubblici, seguiti da minacce verbali o scritte, missive anonime, e infine con minacce-offese attraverso i social network”.

Mai come quest’anno, infatti, le minacce e le intimazioni a mezzo social hanno avuto terreno fertile.

Alcune delle segnalazioni registrate da Avviso pubblico
I più recenti avvenimenti avvenuti in Sicilia

1 GIUGNO, PALERMO – Raid nella notte a Mondello, nel giardino della villa di Antonio Pensabene, coordinatore degli operai della Reset, l’azienda partecipata del Comune. Un uomo incappucciato ha scavalcato il cancello e dato fuoco all’auto di un dirigente.

5 GIUGNO, MAZZARRÀ SANT’ANDREA (ME) – Un mese dopo l’incendio dell’auto della moglie, viene appiccato il fuoco anche all’auto di proprietà dell’assessore Antonio Costa.

7 GIUGNO, PRIOLO GARGALLO (SR) – Incendiata la vettura del consigliere comunale Angelo Laposata.

24 GIUGNO, AVOLA (SR) – Un uomo è stato denunciato per minacce aggravate al sindaco Luca Cannata. Qualche giorno prima aveva affisso sul prospetto del Palazzo comunale un foglio con frasi minacciose rivolte al primo cittadino.

22 LUGLIO, CARINI (PA) – Una testa di capretto è stata trovata davanti casa del sindaco Giovì Monteleone.

31 AGOSTO, PANTELLERIA (TP) – Minacce verbali e tentativo di aggressione contro gli assessori Francesca Marrucci e Angelo Parisi. Tensione sugli ingressi contingentati alla Sagra a causa delle direttive nazionali anti-Covid.

7 SETTEMBRE, NASO (ME) – Lettera intimidatoria al candidato sindaco Gisella Pizzo: sul parabrezza della sua propria auto un messaggio in cui ignoti le “consigliavano” di non candidarsi, “per il bene suo e della sua famiglia”.

28 OTTOBRE, MESSINA – Aggressione ai danni della Polizia municipale, “colpevole” di comminare multe sul tema rifiuti. Un’auto dei vigili urbani è stata presa a sassate

21 NOVEMBRE, PORTOPALO DI CAPO PASSERO (SR) – Scritte ingiuriose sui muri della cittadina contro il sindaco Gaetano Montoneri.

Intervista a Claudio Forleo, responsabile di Avvisto pubblico e curatore di “Amministratori sotto tiro”

PALERMO – Di raccogliere e analizzare gli episodi di intimidazione ai danni degli amministratori locali si occupa anche Avviso Pubblico, l’associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie istituita nel 1996. A questo proposito, abbiamo intervistato Claudio Forleo, responsabile dell’Osservatorio parlamentare di Avviso pubblico e curatore del rapporto “Amministratori sotto tiro”.

I dati del Ministero dell’Interno hanno evidenziato, nel primo semestre del 2020, una netta diminuzione degli atti intimidatori ai danni degli amministratori locali rispetto all’anno precedente. Probabilmente i dati vanno letti alla luce della pandemia e delle conseguenti restrizioni sociali e limitazioni che hanno condizionato largamente le nostri abitudini e la nostra quotidianità. Anche voi nel vostro annuale rapporto avete registrato un simile andamento?
“Chiarisco in premessa che il nostro metodo di raccolta dei dati prevede l’utilizzo di fonti quali quotidiani nazionali e locali, interrogazioni parlamentari e le segnalazioni che arrivano ai nostri coordinamenti territoriali. Il Ministero, d’altro canto, possiede un osservatorio privilegiato che fa riferimento a tutti quegli atti intimidatori che non sono di dominio pubblico, e che quindi non sono solo l’auto incendiata o la scritta sul muro, ma, per esempio, la telefonata o la lettera minatoria, di cui è a conoscenza solo chi ha subito l’atto in sé, il quale sporge poi denuncia alle autorità competenti, ma non pubblicamente. Inoltre nel monitoraggio di Avviso Pubblico prendiamo in considerazione una vasta platea di soggetti vittime di intimidazioni: non solo esponenti politici – sindaci, assessori e consiglieri – ma anche la macchina amministrativa rappresentata da dirigenti e dipendenti dell’Amministrazione, così come coloro che lavorano all’interno delle partecipate o della Polizia locale.
Chiarito questo punto, anche il nostro Osservatorio ha riscontrato, come quello del Ministero, un calo abbastanza significativo degli atti intimidatori nel corso del 2020. Un esempio fra tutti sono i mesi di marzo e aprile, periodo storicamente carico di minacce, soprattutto per via dell’inizio delle campagne elettorali per le Amministrative che solitamente si tengono a giugno; quest’anno il periodo è coinciso con il lockdown e non abbiamo registrato quel picco che di solito riscontriamo nel corso dei nostri monitoraggi. Possiamo ipotizzare che la presenza di controlli da parte degli operatori di polizia sull’intero territorio nazionale abbia scoraggiato tutti quegli atti di intimidazione che si mettono in pratica uscendo di casa, come la violenza fisica, le scritte sui muri o la possibilità di danneggiare le proprietà di chi si vuole intimidire. Diversi episodi che abbiamo censito hanno direttamente a che fare con le restrizioni dovute alla pandemia, e quindi con reazioni rabbiose da parte di chi non vuole indossare la mascherina in luoghi pubblici o da parte di chi si ritrova a non poter lavorare, versa in difficoltà economiche e si scaglia contro gli amministratori locali”.

Le limitazioni fisiche hanno provocato un significativo aumento di atti intimidatori a mezzo social e attraverso le piattaforme sociali digitali?
“Più che un aumento delle intimidazioni a mezzo social, un dato che comunque negli ultimi anni nel nostro rapporto è notevolmente aumentato, tanto che lo scorso anno era la terza tipologia su scala nazionale, e che si mantiene ancora alto se consideriamo gli insulti, le offese e le diffamazioni che vedono colpiti gli amministratori locali soprattutto su Facebook, abbiamo rilevato tutta una serie di episodi, soprattutto in presenza, che sono direttamente connessi alle restrizioni e al disagio socio-economico che ne deriva, quindi gente che ha perso il lavoro o che si trova momentaneamente senza, o ancora gente che si trova esclusa o non ha ancora ricevuto gli aiuti economici messi a disposizione dal Governo, per non parlare di coloro che si rifiutano di indossare la mascherina e per questo motivo attaccano direttamente le forze di polizia locale e tutti quegli amministratori che tentano di far rispettare le regole. Ecco, una tendenza di quest’anno, come era facile prevedere, riguarda proprio le restrizioni sociali e a farne le spese, in termini di atti di intimidazione, sono ancora una volta gli amministratori locali, il bersaglio fisicamente più prossimo, verso cui sfogare rabbia e frustrazione”.

Parliamo quindi di episodi i cui protagonisti sono normali cittadini e non le organizzazioni criminali che solitamente sono i principali artefici di questo tipo di atti…
“Nel nostro monitoraggio vi sono atti come quelli descritti, in cui ad intimidire sono i cittadini stessi e altri casi in cui la matrice dell’intimidazione è verosimilmente criminale, ma che non possiamo classificare con certezza perché nessuno lascia una ‘firma’. Inoltre, come chiariamo in ogni rapporto annuale che divulghiamo, c’è quella che noi definiamo ‘la cifra oscura’, quegli episodi di minaccia e intimidazione che avvengono in maniera silente, sotterranea: la lettera o la telefonata minatoria, l’avvicinare un parente di uno degli amministratori. Episodi che non vengono denunciati o che vengono denunciati alle autorità preposte e non pubblicamente, per cui restano invisibili al nostro monitoraggio”.

È vero che i dati sono in flessione, ma guardando i numeri del Ministero si nota che a livello regionale ogni situazione è differente: ci sono territori in cui questi episodi sono diminuiti e territori in cui il fenomeno è in aumento. So che la domanda è complicata, ma è possibile che questo andamento sia dovuto alla gestione della pandemia da parte delle amministrazioni locali, penso al Veneto in cui il governatore Luca Zaia è stato rieletto con un plebiscito di voti o alla Sicilia, da tempre territorio rabbioso, in cui i numeri sono in flessione. È possibile che i cittadini abbiano apprezzato l’operato dei loro amministratori?
“È una domanda a cui è difficile rispondere, sia per la premessa fatta in precedenza – la differente metodologia di raccolta dati fra il Ministero e il nostro Osservatorio – sia perché non possiamo misurare la gestione della pandemia su territori con criticità diverse. Ciò che posso evidenziare, confrontando i nostri dati del 2019 con quelli fin qui censiti nel 2020, è che in proiezione in Veneto stiamo registrando più casi dello scorso anno, mentre la Sicilia è in linea con i numeri espressi nel 2019. Il fenomeno ‘Amministratori sotto tiro’ è molto complesso, proprio perché ha varie sfaccettature: non vi sono solo le organizzazioni di stampo mafioso che mettono nel mirino le Amministrazioni locali, c’è la criminalità comune, ci sono casi legati all’estremismo politico, sia di destra che di sinistra, c’è la rabbia sociale sicuramente acuita dalla pandemia. Il nostro Rapporto non nasce per puntare il dito su determinati territori, ma per porre l’attenzione su un fenomeno nazionale, che si declina ogni anno in oltre 500 atti intimidatori, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Quando il primo Rapporto è uscito nel 2011 questo fenomeno era semisconosciuto a livello di opinione pubblica, o si pensava fosse un’esclusiva dei territori del Sud Italia. Dieci anni dopo c’è una consapevolezza diversa, è stata creata una Commissione di inchiesta parlamentare, che ha prodotto una proposta di legge approvata dal Parlamento nel 2017. E il Ministero dell’Interno ha creato un Osservatorio ad hoc sul fenomeno. Ciò che ci proponiamo di fare è tenere una luce sempre accesa sul tema”.

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