Vergogna generazionale, i figli fanno i prestiti a noi - QdS

Vergogna generazionale, i figli fanno i prestiti a noi

Carlo Alberto Tregua

Vergogna generazionale, i figli fanno i prestiti a noi

venerdì 07 Agosto 2020 - 00:00

L’immaginazione è il modo più alto del pensiero. Il che significa che senza avere nella testa di chi ci governa la figura di quello che dovrebbe essere l’istituzione, in modo da far crescere il Popolo italiano, tutto decresce mentre si riducono le prospettive per migliorare. Attenzione, però, immaginazione non vuol dire uso della fantasia senza la concretezza della realtà, vuol dire essere visionari ma concreti, guardare lontano e cercare tutti i modi possibili per raggiungere mete di crescita sociale ed economica.
Non ci sembra che la nostra classe politica, governanti inclusi, sia dotata di tali qualità, con la conseguenza che le prospettive sono molto nebulose e incerte, non generano fiducia nella popolazione, non fanno guardare al futuro con un minimo di ottimismo.
I nostri governanti sono capaci di distribuire a pioggia risorse finanziarie per accontentare questa o quella richiesta, più o meno giusta.

Il guaio di questa forma di dilapidazione delle risorse pubbliche nazionali è che tali governanti continuano a fare debiti perché hanno la stoltezza di non pensare che poi dovranno essere i nostri figli a pagarli.
La stoltezza è più acuta perché il perverso meccanismo descritto si può sintetizzare in una sorta di prestito che le future generazioni stanno facendo a quella presente. Insomma, è come se in una famiglia si continuasse a spendere a quattro mani, indebitando i figli cui si dice: “Quando sarete grandi, dovrete essere voi a pagare”.
Quanto precede non è meritato da parte dei ragazzi che ancora studiano, ma non è meritato neanche da tutti gli italiani, che sono risparmiosi e che a fronte dei governanti dalle mani bucate, tengono gelosamente quanto non spendono presso le banche, nelle cassette di sicurezza o anche sotto il materasso. Perché non spendono gli italiani?
Perché non hanno fiducia nel futuro, in quanto l’orizzonte è coperto da nuvole nere che preludono a forti temporali e bombe d’acqua.
È difficile scrivere queste cose sotto il solleone. È difficile perché sappiamo che molti lettori non avranno la voglia di essere riportati alla realtà.
Il Popolo italiano e soprattutto quella parte che occupa il Meridione, ha voglia di svago (giustamente), dopo la clausura più o meno giustificata di mesi e mesi. E tuttavia, non si può nascondere la prospettiva del prossimo autunno, del 2021 e del restante tempo per la conclusione di questa legislatura con il probabile cambio della maggioranza.
Non sappiamo come farà il governo nazionale a far quadrare i conti della legge di Bilancio 2021, che dovrà essere inviata a Bruxelles alla scadenza tassativa del prossimo 15 ottobre, perché venga approvata entro il 31 dello stesso mese.
Una cosa è certa: la Commissione europea ha già comunicato che il prossimo anno non vi saranno deroghe ai vincoli di bilancio e se, come ci auguriamo, verrà distribuito il vaccino anti-Covid e se si rientrerà per conseguenza nella normalità, si dovrà osservare l’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di Bilancio, mancando l’evento straordinario alla deroga.

I figli ci rimprovereranno un’altra grave carenza e cioè la modesta qualità dell’istruzione scolastica e la mancanza di acquisizione di competenze nella frequentazione dei corsi di laurea. è rilevato da più punti di osservazione che la qualità media degli insegnanti è diminuita fortemente, da qualche decennio a questa parte, perché la sciagurata conduzione della scuola da parte di diversi governi, ha facilitato continui immissioni in ruolo di docenti senza qualità. Per cui, chi non ha, non può dare.
Tali governi hanno dimenticato che la più grande leva di uguaglianza sociale è il cosiddetto ascensore che consente ai giovani meno abbienti di salire nella scala della società in quanto dotati di solida istruzione e di competenze, senza di che, il contadino rimane contadino e l’operaio rimane operaio.
Gravi peccati, dunque, della nostra generazione, miope perché ha scelto i governanti che cercano il consenso tutti i giorni, anziché predisporre piani strategici pluriennali realizzabili con capacità, sapienza e forza d’animo. Sembra che quando parlano facciano gargarismi mentali.

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