Il 10 marzo il primo sciopero nazionale delle Partite Iva - QdS

Il 10 marzo il primo sciopero nazionale delle Partite Iva

redazione

Il 10 marzo il primo sciopero nazionale delle Partite Iva

venerdì 26 Febbraio 2021 - 00:00

ROMA – Si terrà mercoledì 10 marzo alle ore 10 a Piazza del Popolo a Roma il primo sciopero nazionale delle Partite Iva: lo annuncia Giuseppe Palmisano, presidente dell’associazione Partite Iva Insieme per Cambiare, un movimento spontaneo nato un anno fa su facebook che oggi raccoglie sui social oltre 450mila iscritti.
“L’Italia – scrive Palmisano – è il paese europeo con il più alto numero di Partite Iva, ben 4,6 milioni di lavoratori autonomi che lo Stato italiano ha da sempre vessato con tasse inique, utilizzandole come bancomat per sanare le falle delle spese folli dovute alla burocrazia. Una situazione aggravata dall’emergenza sanitaria, con milioni di lavoratori e imprese che stanno chiudendo perchè indennizzi e ristori non sono arrivati o sono comunque insufficienti”.
“Stiamo raccogliendo adesioni da tutta Italia da parte di Partite Iva ma anche da altre categorie di lavoratori. Insieme vogliamo chiedere al nuovo governo Draghi di ascoltarci, a differenza di chi ci ha preceduto che non si è degnato neppure di rispondere alle nostre istanze”, spiega Palmisano.

“Le micro, piccole e medie imprese, gli autonomi ed i cassintegrati, rappresentano la realtà lavorativa che più di ogni altra ha subito danni economici a causa delle restrizioni imposte dai vari Dpcm. Per questi lavoratori i sussidi si sono ridotti a mere promesse”. L’associazione Partite Iva Insieme per Cambiare ha lanciato da mesi una serie di proposte fra le quali maggiori indennizzi alle attività colpite, la liquidità immediata alle imprese, la riduzione del carico fiscale al 30-35%, la presunzione di innocenza in campo fiscale secondo il principio “nessuno è evasore fino a prova contraria accertata da sentenza definitiva”, il no al pagamento anticipato delle imposte come gli acconti d’imposta, la sanatoria dei debiti tributari pendenti in base all’effettiva capacità contributiva di ognuno e dilazioni lunghe (10-15 anni), il no a limiti al contante, l’introduzione di ammortizzatori sociali a protezione del reddito anche ai lavoratori autonomi e, infine, la semplificazione della burocrazia.

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