Andrea Camilleri: “Intuire l’Eternità” - QdS

Andrea Camilleri: “Intuire l’Eternità”

Carlo Alberto Tregua

Andrea Camilleri: “Intuire l’Eternità”

venerdì 19 Luglio 2019 - 00:00

Nel meraviglioso scenario del teatro greco di Siracusa, fondato nel V secolo A.C. , la scorsa estate, Andrea Camilleri, ormai totalmente cieco, ha parlato a un pubblico di oltre tremila spettatori di “Conversazione su Tiresia”. Ha concluso parlando dell’Eternità, anzi, come fare a “intuire l’Eternità”.
Quando un grande vecchio si avvicina al momento della verità, se non ha paura della cessazione del corpo, evento fisiologico, pensa con serenità alla vita dello spirito, che prosegue, non si sa come, non si sa dove, non c’è la conta del tempo.
Si potrebbe dire che la considerazione di Camilleri sia vecchia come il mondo perché fin dai tempi dei filosofi presocratici (Anassagora, Anassimandro, Anassimene) la questione è stata sempre elaborata.
È chiaro che nessuna persona vivente potrà mai avere risposte certe, ma la Mente, cioè l’intelligenza di cui siamo dotati, unitamente ad una estesa, approfondita e lunga lettura può farci giungere a qualche convincimento.

Come si può intuire l’Eternità di un ambiente di cui non abbiamo la più pallida idea? Non c’è risposta. Si può pensare all’Energia pura. Ma anche questa è solo una mera supposizione. Chi crede può intuire la presenza di quell’essere superiore che ha creato l’universo e che, dopo aver dotato le persone umane di libero arbitrio, si astiene da qualunque intervento sugli eventi di questo mondo.
Certo, altri hanno il diritto di pensare che con la morte del corpo cessi tutto e si spegna anche la fiammella dello spirito.
Noi non siamo di questo avviso perché l’immensità non può corrispondere al nulla. Forse sbagliamo, ma l’avvicinarsi – speriamo non “subito, subito” come diceva Sant’Agostino – della resa dei conti ci spinge a riflettere su ciò che sarà dopo. Lo facciamo con serenità e consapevolezza perché non c’è nulla in questo mondo che possa durare eternamente, salvo il ricordo di chi ha fatto del bene. Ricordo che anch’esso ha un tempo limitato.
“L’importante è morire in ottima salute” sosteneva il bravo umorista Marcello Marchese, cioè “la bella morte”.
Se ci fosse consapevolezza di quanto scriviamo, molti egoismi cesserebbero, ci sarebbe più disponibilità a dare piuttosto che chiedere, meno accumuli e concentrazione di ricchezze in poche mani e maggiore distribuzione delle stesse nei ceti bisognosi.
Intendiamoci, però, non pensiamo alla semplice distribuzione della ricchezza come atto caritatevole, bensì alla creazione di pari opportunità per tutti, quantomeno allo start. In partenza tutti dobbiamo trovarci sulla stessa linea, perché non è possibile competere coi pesi ai piedi mentre altri si sono “iniettati” gli anabolizzanti.
Il nostro non è un discorso caritatevole ma intende, nella sua pochezza, esaltare la capacità di fornire a tutti i viventi gli strumenti per sviluppare le loro intelligenze in modo da apprendere i Saperi.
Sono proprio questi ultimi i tesori più grandi dell’Umanità. E questo lo sanno i sacerdoti delle varie religioni e i tiranni, i quali sono disposti a cedere benefici materiali, pur di mantenere nell’ignoranza le persone.


Ecco dove bisognerebbe intervenire: trasferire Saperi, far aumentare la cultura dei popoli, in modo da innestare al loro interno processi virtuosi di crescita basati sulle conoscenze.
è parzialmente inutile mandare in Africa o in Siria vettovaglie e vestiti: certo, servono. Sarebbe più utile però insediare in quei territori Scuole e Università autonome per fare crescere i Saperi delle popolazioni arretrate.
Ecco cosa dovrebbero fare le persone di buonsenso, anziché accumulare ricchezze che poi dovranno lasciare, a meno che non vorranno regolarsi come i faraoni i quali facevano tumulare nelle piramidi i loro averi o parte di essi.
Le persone di buona volontà si regolerebbero in questo modo se cercassero di intuire l’Eternità come appunto diceva Camilleri, che ora avrà sicuramente risolto le sue intuizioni. Il suo messaggio rimane vivido ed è un insegnamento che bisognerebbe tenere presente ogni momento, collegandolo a tutto ciò che abbiamo letto, e forse appreso, degli accadimenti degli ultimi tre millenni.

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