Catania, torna alla luce l’ex rifugio di via Daniele, ma adesso occorre metterlo in sicurezza - QdS

Catania, torna alla luce l’ex rifugio di via Daniele, ma adesso occorre metterlo in sicurezza

Melania Tanteri

Catania, torna alla luce l’ex rifugio di via Daniele, ma adesso occorre metterlo in sicurezza

martedì 12 Novembre 2019 - 00:02
Catania, torna alla luce l’ex rifugio di via Daniele, ma adesso occorre metterlo in sicurezza

Officine culturali ha lanciato una raccolta fondi: “Test per gestione condivisa del patrimonio pubblico”

CATANIA – Dodici camion. Oltre diciannove tonnellate di materiale estratto e tante ore di lavoro, fatica ed emozioni per liberare il bene storico e mostrarlo alla collettività. Nel fine settimana appena passato, l’ex rifugio antiaereo di via Daniele, nel cuore antico di Catania, accanto all’ex Monastero dei Benedettini, è stato aperto alle visite. Non ancora ufficialmente però, perché per consegnarlo alla libera fruizione occorrono ancora alcune opere importanti.

Eppure un passo avanti è stato compiuto: su concessione novennale dell’agenzia del Demanio, proprietaria del bene, Officine culturali, Comitato popolare Antico corso e il Centro speleologico etneo hanno fatto in modo che il bene, che da solo racconta tanto della storia di Catania, potesse tornare alla luce.

“Nel nostro decimo anno di vita – spiega Ciccio Mannino presidente di Officine culturali – abbiamo deciso di trattare la bellezza da un punto di vista completamente diverso, di provare a trovarla dove apparentemente non esiste. In questo decimo anno – prosegue – ci siamo fatti un regalo che c’è costato altra fatica: aprire anche solo per una volta rifugio di via Daniele”.

La lava, la cava, la guerra: in un ambiente pieno di gallerie e di suggestioni, dove vivi sono i segni di un passato neanche troppo lontano, si respira la storia della città: formatosi durante la grande eruzione del 1669, nella fase della ricostruzione della città è stato cava di ghiara, per poi essere trasformato, in occasione della seconda guerra mondiale in bunker, capace di ospitare fino a 500 persone.

Per aprirlo al pubblico però occorre molto altro, tanto che Officine culturali ha lanciato una raccolta fondi per consentire la realizzazione di alcune opere propedeutiche. “Per aprire il rifugio sarà necessario mettere in piedi un cantiere che realizzi tutti gli impianti necessari a garantire la piena accessibilità e la massima sicurezza, per il pubblico e per gli operatori – sottolinea Mannino. Lo staff di Officine culturali è al lavoro per individuare forme adeguate di finanziamento, ma è già possibile sostenere queste prime fasi che porteranno a garantire le condizioni minime di sicurezza e l’esplorazione all’eventuale aperture di nuovi ingressi”.

La riapertura dell’ex rifugio si inserisce in un’azione, messa in atto in altre parti della città, che mira a coinvolgere attivamente gli abitanti nella rivalutazione e promozione dei luoghi. Come evidenzia Salvo Castro, del Comitati Antico corso al quale si deve, tra le altre cose, il recupero del Bastione degli infetti.

“Il rifugio vuole essere un esperimento di riattivazione corale di uno spazio significativo ma abbandonato – sottolinea Castro – un test per costruire anche qui, dopo gli esperimenti effettuati in altre parti della città, un percorso condiviso di gestione del patrimonio pubblico che risponde in maniera innovativa al bisogno di nuova aggregazione, di nuove economie, di nuove realizzazioni e relazioni coinvolgendo direttamente la popolazione”.

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