Che si sia in troppi? - QdS

Che si sia in troppi?

Pino Grimaldi

Che si sia in troppi?

sabato 28 Marzo 2020 - 00:00

Domanda posta da molti socio antropologi. Nel mondo-pianeta Terra – pare vi siano 7,800 miliardi di persone spalmate, non pariteticamente ma con zone di eccessivo addensamento, sui cinque continenti -poli compresi -. E per il 2050 l’aspettativa è di superare gli otto miliardi. Migliori condizioni di vita, l’allungamento della vita media, dominio di malattie incidono positivamente nonostante l’apparente decrescita per la diminuzione delle nascite soprattutto nei paesi sviluppati.Dati che nel momento in cui una delle tante pandemie affligge il pianeta porta, sul piano scolastico, a ridimensionare il pensiero dominante di”fine mondo” che oggi – e soprattutto dove la morte si tocca per mano centinaia di volte al giorno-regna come giusta reazione emotiva che ha un vecchio nome “paura”.

Indubbiamente, sapere – oggi tutti sanno o si ritengono tali – che l’attuale pandemia ha toccato più di tre miliardi e mezzo di persone-pari a più del 50% dei viventi – non lascia certo quieti e tranquilli. Giusto e non recriminabile, soprattutto se si pensa alla peste nera (in Sicilia dal 1347) 75 milioni di morti, su una popolazione di 450 milioni o la “spagnola” con più di centomilioni di vittime – ed in Italia un milione contribuì alla infausta statistica.

Ma all’epoca gli abitanti erano sotto i 4 miliardi e le condizioni igienico sanitarie e i mezzi farmacologici e di tecnica della sopravivenza non esistevano.

Ecco perché meraviglia che oggi con in mano arte e strumenti per tenere in vita quasi in eterno povere creature in coma si registrino tassi di infezione ma sopratutto mortalità al di sopra del prevedibile. Siamo, da noi, a 10,14% di mortalità a fronte della media generale di 4,51% che rappresenta solo 1% in più di altre “influenze”.

E questo nonostante le rigide misure assunte dal Governo ed un servizio sanitario detto il migliore del mondo ma che ha bisogno di aiuti provenienti da Cina a Cuba di uomini e mezzi tutti convinti, come sono, che la battaglia in Italia sia come quella, nell’ultima guerra, delle Fiandre che se la si fosse perduta avrebbe compromesso l’esito finale.

Ed ecco affiorare la tesi della “immunità di gregge”: non far nulla (ma oggi con vaccinazioni se possibile a monte) e lasciare, tranne aiuto ai più bisognosi, che una pandemia possa contagiare potenzialmente tutti ben sapendo che non tutti moriranno perché ciascun individuo ha la “sua” reazione verso ogni agente nocivo.

E’ quanto è accaduto nel passato con “lazzaretti” di poveri cristi più gravi destinati in parte a morire; senza imporre altro, confidando nella difesa naturale del “gregge” che di norma non scompare, ma viene solo falcidiato ed a volte in modo non eccessivo.

Il dubbio oggi è che nonostante gli enormi encomiabili sforzi che, in Italia soprattutto, ma ormai ovunque, si stanno facendo per evitare l’infezione, alla fine a conti fatti i due pensieri di scuola” immunizzazione gregge e incordonamento sanitario globale” possano dare la stessa cifra statistica.
Sarebbe una beffa.

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