Clima, a Palermo quasi due gradi in più in sessant'anni - QdS

Clima, a Palermo quasi due gradi in più in sessant’anni

redazione

Clima, a Palermo quasi due gradi in più in sessant’anni

venerdì 14 Agosto 2020 - 00:01

Lo rivela il rapporto 2020 realizzato dall’Osservatorio di Legambiente “CittàClima”. L’associazione denuncia la mancanza di un piano che definisca le priorità di intervento

di Oriana Sipala

ROMA – Black out, bombe d’acqua, ferrovie interrotte per via dei binari deformati dal caldo, morte di alghe, spugne e coralli nelle profondità marine. Sono solo alcuni degli effetti più evidenti dell’aumento delle temperature nel mondo. Un fenomeno preoccupante, che compromette il delicato equilibrio dell’ecosistema, la salute dei nostri mari e quella delle persone.

Particolarmente esposto è chi vive in aree urbane e appartiene a quella fascia di popolazione che non può permettersi sistemi di raffrescamento (parliamo della cosiddetta “povertà energetica”, che in Italia riguarda ben quattro milioni di famiglie).

Le città, dunque, sono le aree in cui si soffrono di più gli effetti del cambiamento climatico, perché qui si crea quel fenomeno conosciuto come “isola di calore urbano”, dovuto a fattori come la crescente urbanizzazione e impermeabilizzazione dei suoli e la presenza di automobili e di impianti energetici.

Come si legge nel Rapporto 2020 realizzato dall’Osservatorio di Legambiente CittàClima, dal 1960 ad oggi, nella città di Roma la temperatura è aumentata di 3,65°C. Seguono Milano (+3,34°C) e Bari (+3,05°C). Le città siciliane non sono esenti dal fenomeno: a Palermo, infatti, nello stesso lasso di tempo, l’aumento è stato di 1,65° C, mentre a Catania è stato di 0,99° C. Allarmante è anche l’aumento delle temperature notturne. Si definiscono “notti tropicali” quelle in cui la temperatura non scende sotto i 20°C e molte città italiane ne soffrono ogni anno. I dati di Legambiente ci dicono che, nel 2018, a Venezia queste sono state ben 57, ad Ancona 41, a Bari 40, mentre a Palermo se ne sono contate 21.

Tutto ciò ha delle conseguenze non indifferenti sulla salute delle persone. Secondo uno studio pubblicato nel 2019 su Environment International, l’Italia risulta tra i Paesi in cui potrebbe avvenire uno dei maggiori aumenti di mortalità associata al caldo, superata al mondo solo da Filippine e Vietnam.

Da non dimenticare, poi, quei fenomeni meteorologici estremi che si verificano proprio a causa delle temperature aumentate. Ancora molto vivo è il ricordo del nubifragio abbattutosi su Palermo lo scorso 15 luglio, che ha portato danni a infrastrutture e persone, nonché al ricovero in ospedale di due bambini per ipotermia.

Spostandoci verso l’ecosistema marino, anche il mar Mediterraneo risente moltissimo degli effetti del cambiamento climatico. Uno studio pubblicato nel 2019 su Geophysical Research Letters ha evidenziato, per l’area mediterranea, un aumento della temperatura fino a 2°C rispetto alla media degli ultimi 35 anni, mettendo in pericolo coralli e spugne. Nel 2003 proprio un’ondata di calore devastante decimò popolazioni di spugne, alghe e coralli del Mare Nostrum.

In generale, per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (zone come il Nord Africa, il Medio Oriente e il Sud Europa) si temono gravi conseguenze associate all’aumento delle temperature, come la desertificazione, che porterà a maggiori difficoltà di accesso all’acqua e all’impossibilità di continuare alcune colture.

Urgenti sono dunque le misure di mitigazione del cambiamento climatico che l’Italia deve adottare, come l’approvazione di un piano di adattamento climatico. Legambiente denuncia che siamo l’unico Paese europeo a non disporre di un Piano nazionale che definisca chiaramente le priorità di intervento per le aree a maggior rischio.

Occorre, inoltre, prevedere specifiche risorse per le politiche e i piani di adattamento e di messa in sicurezza delle aree urbane, così come avviene per i Pums (Piani urbani di mobilità sostenibile); destinare risorse per la rigenerazione urbana, sostituendo asfalto con aree verdi, piantando alberi, realizzando tetti verdi, salvaguardando corsi d’acqua e aree libere dall’edificato. Tra le altre priorità vi è poi la salvaguardia della permeabilità dei suoli delle aree urbane e la riqualificazione del patrimonio edilizio, portandolo verso la classe A di rendimento energetico, anche nel periodo estivo.

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