Competitività turistica, la Sicilia tra gli ultimi agriturismi ed eventi non attraggono visitatori - QdS

Competitività turistica, la Sicilia tra gli ultimi agriturismi ed eventi non attraggono visitatori

Adriano Agatino Zuccaro

Competitività turistica, la Sicilia tra gli ultimi agriturismi ed eventi non attraggono visitatori

venerdì 06 Settembre 2019 - 03:00
Competitività turistica, la Sicilia tra gli ultimi agriturismi ed eventi non attraggono visitatori

La nostra Isola in coda alla classifica del Sole 24 Ore su ricettività per kmq, presenza di bar e ristoranti

Il mondo del turismo è in continua evoluzione e i parametri per misurare la competitività di un comune sono molto sfaccettati. Densità turistica, permanenza media nelle strutture, ricettività e natura, numero di ristoranti, bar, mostre ed esposizioni all’interno di un’area forniscono un quadro che Il Sole 24 ore ha indagato con dovizia di particolari.

Il risultato siciliano? Messina al 44° posto tra le 107 città italiane per densità turistica è la migliore perfomance dell’Isola, per ricettività e natura si scivola al 64° posto con Ragusa, i concerti vanno per la maggiore a Messina al 44° posto. Numerosissime le città siciliane che chiudono le varie classifiche: Enna è ultima per concerti ogni 1000 abitanti, 102° e 103° posto ancora per Agrigento e Enna per spettacoli teatrali ogni 1000 abitanti e ancora ultima Palermo per ristoranti e bar ogni centomila abitanti. Difficile con questi numeri pensare ad una base solida per il turismo enogastronomico.

Il turismo legato al cibo, al vino, agli eventi è cresciuto negli ultimi anni a ritmi elevatissimi. Secondo il “Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2019” realizzato da Roberta Garibaldi, professoressa presso l’Università degli studi di Bergamo, “aumenta la fruizione di esperienze a tema enogastronomico, che diventano patrimonio comune, con il 98% dei turisti italiani che ha partecipato ad almeno una attività di questo genere nel corso di un viaggio”.

L’Isola, secondo la ricerca, è la più desiderata tra le regioni italiane ma raccoglie poco in termini di ricchezza. I dati sono confermati dall’Indice del tempo libero realizzato da Il Sole 24 ore. Le presenze per kmq vedono Rimini spiccare il volo a quota 37.418, la prima siciliana, Messina, appare nella posizione 44 a quota 2.144, Trapani al 49° posto, Ragusa al 61°, Palermo al 62°, Siracusa al 65°, Catania al 68°, Agrigento 82°, Caltanissetta ed Enna (100 presenze per kmq) al 101° e 106° posto su 107 città indagate.

Ogni indicatore, scrive il quotidiano economico, mette in luce primati (positivi e negativi) differenti. Rimini è prima per densità turistica, ma se si parla di permanenza, la leadership spetta alla provincia di Crotone, seguita da Fermo e Vibo Valentia. Nel complesso, quest’indicatore premia Calabria e Sardegna: nella top 10, infatti, ci sono anche Cosenza (9°, la terza calabrese) e tre province sarde (Nuoro, Sud Sardegna e Sassari).

Se si parla di ricettività e natura, dove a vincere è Bolzano, il primato spetta alle province toscane: occupano tre posizioni tra le prime dieci. Verona trionfa invece per spesa pro capite in cinema e teatri: una vittoria comprensibile, se si pensa all’Arena e ai suoi spettacoli. L’Aida di Verdi, secondo l’Osservatorio Siae, è stato l’evento lirico campione d’incassi nel 2018. Le grandi città, d’arte e non, sono in cima alla classifica generale (non tutte: Napoli è al 43esimo posto) complice l’alta densità turistica – che, pur premiando sempre Rimini, vede Venezia, Napoli, Milano, Roma e Firenze tra le prime 10 – e l’offerta ampia e la spesa pro capite sia negli spettacoli nel loro complesso, che catturano un’audience internazionale, magari attirata proprio dall’evento (un concerto, una partita di calcio) in sé, sia in cinema e teatro che raccolgono spettatori soprattutto nel bacino locale, conclude il “Sole 24 ore”.

Tra gli indicatori citati nell’Isola preoccupa “Ricettività e natura” cioè il numero di agriturismi ogni 1000 kmq: Ragusa è la prima siciliana al 64° posto e ha 33,3 strutture ogni 1000 kmq, seguono Siracusa (74°), Trapani (85°), Messina 95°, Catania 98°, Caltanissetta 100°, Enna, Palermo e Agrigento rispettivamente 103°, 104°, 106° e possono disporre tra 5,8 e 2,6 strutture ogni 1000 kmq.

Male anche sul fronte del numero di ristoranti e bar ogni 100 mila abitanti con Caltanissetta al 100° posto, Agrigento 103°, Enna 104° e Catania e Palermo penultima e ultima con appena 413,7 ristoranti e bar ogni 100 mila abitanti mentre la prima in classifica, Savona, la spunta col valore 1.184,3. Numeri e difficoltà fotografate dal “Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2019” (che il QdS aveva messo in evidenza nell’Inchiesta del 12 marzo scorso) in cui si riportava il numero delle aziende agrituristiche registrate nell’anno 2017 in Toscana: 4.568 (20% del totale nazionale) e il numero siciliano: 858 (4%).

Il fronte degli eventi nell’Isola, d’altro canto, non brilla: ogni 1000 abitanti ad Enna ed Agrigento ci sono 0,7 spettacoli teatrali, 1 a Caltanissetta; la regina della classifica, Trieste, ne colleziona 5,6. Le mostre e le esposizioni latitano e ancora Agrigento, Caltanissetta ed Enna sono tutte sotto il centesimo posto e sono a quota zero. Se ad Aosta ci sono 8,9 eventi di tale natura ogni 1.000 abitanti, a Trapani al 38° posto (la migliore siciliana) ne troviamo solo uno.

L’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, vede nel turismo enogastronomico un punto di forza per il rilancio del settore

La Sicilia è la regione italiana più desiderata dagli italiani in viaggio nel comparto del turismo enogastronomico. Quali le ragioni di questo appeal?
“Il turismo e il desiderio di conoscenza negli ultimi anni sono decisamente cambiati. – dice al QdS – L’eccellenza che abbiamo raggiunto in una serie di prodotti, ormai di altissima qualità, ha spinto la Sicilia a diventare un chiaro punto di riferimento nei desideri di tanti turisti che hanno non soltanto la volontà di visitare la nostra Isola, ma anche quella di fare “esperienze”. Infatti, quello che ormai da una decina d’anni viene definito il “turismo esperienziale” coinvolge sempre più un numero maggiore di viaggiatori che desiderano fuggire dai luoghi del cosiddetto turismo di massa. Quello che conta è vivere una esperienza da protagonista della propria vacanza, nella maggior parte dei casi in luoghi di campagna, dove è possibile coniugare tradizioni e cultura locali. Non stupisce quindi che la Sicilia sia la regione più desiderata. Consideriamo che in ogni angolo dell’Isola, oggi, è possibile trovare un livello di accoglienza di alta qualità con la possibilità per il turista di partecipare a “cooking class”, quindi per esempio cucinare e preparare le pietanze della nostra tradizione o anche degustare vini e prodotti tipici con le centinaia di cantine e di vigneti di altissima qualità che negli ultimi anni sono aumentati a vista d’occhio”.

Di fronte ad un indubbio appeal della nostra Isola, c’è anche un ritardo in termini di imprese di ristorazione attive nel 2017 rispetto agli altri competitor nazionali: oltre 51 mila imprese in Lombardia, 37 mila nel Lazio e appena 22 mila in Sicilia. Perché nell’Isola la tavola è ricca ma il piatto piange?
“Non credo che in Sicilia il piatto pianga, la bontà e la tradizione dei nostri piatti sono noti nel mondo. Non sarei così pessimista su questo tema”.

Quali strategie dovrebbero intraprendere Regione e imprenditori siciliani del settore per ridurre il gap con le regioni del Nord del Paese?
“Gli imprenditori siciliani in questi anni hanno alzato moltissimo il livello della qualità dei cibi che propongono nei loro menù. E tengo a sottolineare che in Sicilia abbiamo diversi chef stellati che hanno conseguito risultati importanti in termini di riconoscimenti sia a livello nazionale che internazionale. La Regione Siciliana, per quello che mi compete come Assessorato regionale al Turismo, promuove l’attività delle imprese e degli operatori nelle numerose fiere a cui partecipa, con l’obiettivo di far conoscere sempre più le tante eccellenze che abbiamo in Sicilia. Questo, tra l’altro, è quello che facciamo e vogliamo fare come governo Musumeci”.

Il caso di Rimini, comune virtuoso con investimenti mirati

Senza investimenti non c’è crescita e lo dimostra il caso di Rimini, protagonista di uno “sviluppo sostenibile, orientato sempre più sul versante della cultura, dell’ambiente, che avrà nei prossimi 5 anni la massima espansione attraverso l’apertura del nuovo Museo internazionale Federico Fellini (nel 2020) e nella rigenerazione di tutti gli undici km di lungomare, riqualificati a percorsi ciclopedonali e area benessere più grande d’Europa, attraverso il parco del Mare, i cui lavori cominceranno a ottobre”, racconta il sindaco Gnassi a Il Sole 24 Ore.

Buone nuove anche per la nostra Isola. Enna, nonostante sia ultima nell’Indice del tempo libero, riceve una segnalazione positiva dal quotidiano economico: “Gli investimenti nella cultura sono importanti anche nella strategia di Enna, capoluogo dell’ultima provincia classificata nell’Indice del tempo libero. La città, 28mila abitanti, si sta impegnando a coltivare maggiormente questa dimensione, tutelando il patrimonio monumentale e proponendo un calendario di eventi musicali e artistici”.

“Quest’anno abbiamo investito un milione di euro in eventi – spiega Francesco Colianni, assessore al Turismo del Comune di Enna – rafforzando la nostra offerta: abbiamo una stagione teatrale seguita, organizziamo concerti e mostre. Il nostro fiore all’occhiello è la settimana santa, che porta in città molti turisti: quest’anno abbiamo registrato un incremento di persone che hanno dormito in città”.

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