Corruzione: chi è Paolo Arata, faccendiere tra Lega ed Fi - QdS

Corruzione: chi è Paolo Arata, faccendiere tra Lega ed Fi

Pietro Crisafulli

Corruzione: chi è Paolo Arata, faccendiere tra Lega ed Fi

venerdì 19 Aprile 2019 - 11:30
Corruzione: chi è Paolo Arata, faccendiere tra Lega ed Fi

Rapporti ed entrature con politica, a cominciare da Salvini, che appoggiava, chiesa e mafia. L'accusa di corruzione al sottosegretario leghista Siri la scintilla che fa traballare il governo

Arrivava ovunque Paolo Arata: rapporti in politica di altissimo livello, a cominciare dal leader della Lega Matteo Salvini che lo chiamò a stilare il progetto del Carroccio sulle Energie, contatti eccellenti con cardinali che contano e persino rapporti con Steve Bannon, ex chief strategist della campagna elettorale di Donald Trump e vice direttore di Goldman Sachs.

Ufficialmente docente di Ecologia, da qui la competenza sulle rinnovabili, ed ex parlamentare di Forza Italia, nell’ombra, dicono i pm di Palermo, era socio occulto di un imprenditore a dir poco chiacchierato: Vito Nicastri detto il re dell’eolico, uno che le potenzialità delle energie alternative le ha intuite negli anni ’90 e che, per i magistrati, avrebbe costruito un impero potendo contare sui buoni rapporti con l’ultimo dei grandi latitanti mafiosi, il boss Matteo Messina Denaro.

“La persona più brava dell’Eolico in Italia”, diceva Arata di Nicastri non sapendo di essere intercettato. E, incurante del fatto che l’imprenditore fosse ai domiciliari per concorso in associazione mafiosa, era diventato suo socio tramite una serie di passaggi societari in diverse attività, tutte nel settore delle rinnovabili.

Ora i pm gli contestano l’intestazione fittizia aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra, oltre alla corruzione di una serie di dirigenti regionali utili per avere le autorizzazioni. Un business quello delle energie pulite in cui l’ex parlamentare aveva coinvolto anche il figlio Franco, che alla Capitale da mesi aveva preferito Alcamo, città in cui Nicastri era ai domiciliari.

Per molto tempo il professore è stato “ascoltato” dai magistrati che hanno potuto avere un’idea della enorme rete di relazioni da lui intessuta. Nello strettissimo rapporto che lo legava ad Armando Siri, sottosegretario leghista, anche lui indagato per corruzione nella tranche romana dell’inchiesta, sembra che fosse lui l’elemento forte.

Avrebbe sponsorizzato il politico in ogni sede, anche ecclesiastica. Poi si è dovuto accontentare della sua nomina a sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti e non all’Economia come avrebbe voluto.

Sarebbe stato Arata a corrompere Siri per una norma di favore sull’eolico in cambio di trentamila euro. Una mazzetta di cui parla lui stesso col figlio.

Siri è nella bufera: Matteo Salvini lo difende a spada tratta ma Luigi Di Maio invoca subito le dimissioni, Danilo Toninelli ritira le deleghe al sottosegretario, Giuseppe Conte gli chiede un “chiarimento”.

Tra i ministri di Lega e M5s l’aria era tesissima ieri a Reggio Calabria, dove si è tenuto il Consiglio dei ministri. E il clima è peggiorato alla notizia di una denuncia per il sindaco grillino di Roma, Virginia Raggi, per presunte pressioni sull’ex ad di Ama.

“Ci aspettiamo le sue immediate dimissioni”, ha contrattaccato la Lega. E Salvini, “E’ inadeguata, lasci”.

La corsa leghista verso il voto, temono i salviniani, rischia di essere frenata. E il governo traballa.

Colpa di Paola Arata, che, genovese d’origine, dopo la vittoria di Toti in Liguria, dichiarò “Devo ringraziare la Lega per avere liberato la mia regione da un giogo”.

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