Energie rinnovabili, Sicilia senza vento in poppa. Quest’anno falliremo l’obiettivo fissato dal Mise - QdS

Energie rinnovabili, Sicilia senza vento in poppa. Quest’anno falliremo l’obiettivo fissato dal Mise

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Energie rinnovabili, Sicilia senza vento in poppa. Quest’anno falliremo l’obiettivo fissato dal Mise

venerdì 15 Maggio 2020 - 00:00
Energie rinnovabili, Sicilia senza vento in poppa. Quest’anno falliremo l’obiettivo fissato dal Mise

Dipartimento Energia: l’Isola coprirà solo il 12,6% dei consumi con fonti pulite, tre punti meno del target fissato dal Mise nel 2012. Un flop, mentre altre 14 regioni sono in regola già dal 2017. E ora la Regione rischia il commissariamento

di Rosario Battiato e Antonio Leo

PALERMO – La Sicilia non rispetterà quanto previsto dal decreto “burden sharing” che ha fissato gli obiettivi che ciascuna Regione deve conseguire entro il 2020 in termini di quota dei consumi finali lordi di energia coperti da fonti rinnovabili: riuscirà a coprire solo il 12,6%, oltre tre punti in meno rispetto al suo target del 15,9%. Le conseguenze potrebbero essere imprevedibili: il dm 15/03/12 stabilisce infatti che, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, il governo nazionale può mettere in campo una serie di contromisure fino ad arrivare alla nomina di un commissario.

La stima arriva dal dipartimento regionale dell’Energia che denuncia, inoltre, le difficoltà legate ai vincoli dei piani paesaggistici. A livello nazionale il danno è stato comunque contenuto: grazie al contributo di ben 14 regioni, con in testa le “nebulose” e “nebbiose” aree della Pianura padana, che hanno ottenuto la quota prevista per il 2020, il target previsto per l’Italia è stato già superato nel 2017, ma restano inalterate le difficoltà siciliane. I numeri che evidenziano la lentezza della nostra Regione si trovano nell’ultimo rapporto del Gestore dei servizi energetici.

I DATI GSE
Nell’ultimo quinquennio, incluso tra 2014 e 2018, i consumi finali lordi di energia isolani da Fer (Fonti di energia rinnovabile) sono passati dalle 726 (ktep) del primo anno del rilevamento ai 731 dell’ultimo. In mezzo, il picco di 752, registrato nel 2017, e il dato più basso, pari a 699, del 2015. Sulla base di questi numeri in valore assoluto, la quota di energia verde consumata in termini statistici è passata da 11,6% del 2014 a 12,5% del 2017, con un lieve passo indietro nel 2015, quando la porzione verde è scivolata fino a 11,2%. Numeri che devono fare i conti con gli obiettivi sanciti nel burden sharing, il decreto del ministero dello Sviluppo economico del 15/3/2012, che fissa per legge le quote verdi delle regioni italiane sui totali dei consumi energetici nell’ottica del raggiungimento dell’obiettivo nazionale del 2020 (che a sua volta fa parte di un più ampio Piano dell’Unione europea).

Per l’Isola il target per il 2020 è pari al 15,9% e sembra ancora lontano, così come confermato anche da Domenico Santacolomba, Servizio 1 – Pianificazione, programmazione energetica e Osservatorio per l’energia, che al QdS ha spiegato come dagli “ultimi dati 2018 non riusciremo a raggiungere gli obiettivi 2020”, in quanto “la quota Fer si attesterebbe ad un valore del 12,6%, inferiore rispetto al 15,9% previsto dal decreto per la Sicilia”.

LE REGIONI PROMOSSE
Un allarme che suonava già da qualche tempo anche se la Sicilia era risultata in perfetta regola al giro di boa del 2016. Nel rapporto sul “Monitoraggio dei target nazionali e regionali”, sempre del Gse, pubblicato la scorsa estate, si specificava che “i CFL (consumi finali energetici, ndr) da Fer (fonti energetiche rinnovabili, ndr) rilevati nel 2017 mostrano valori quasi sempre superiori alle previsioni del DM burden sharing per il 2018” anche se “fanno eccezione Liguria, Lazio e Sicilia”. Il punto è la maggioranza delle regioni italiane ha già raggiunto gli obiettivi al 2018 nel corso degli anni passati e ben 14 hanno addirittura superato quella che è la richiesta per il 2020.

I NUMERI DELLE ALTRE REGIONI
Precisando che la quota dei consumi finali lordi di energia da Fer dipende ovviamente dai consumi totali, la graduatoria premia comunque tutta l’area settentrionale con Regioni come Lombardia (3.319 ktep), Veneto (2.038), Piemonte (1.882) ed Emilia Romagna (1.415) che superano di gran lunga tutti gli altri, dimostrando anche il fiuto economico, e non solo sostenibile, che tutto questo comporta.

IL BUCO SICILIANO
Un ritardo che la Sicilia paga anche sul fronte di tante fonte rinnovabili trascurate. Spicca certamente l’assenza di una filiera delle bioenergie – i dati Gse aggiornati al 2017 registrano nell’Isola appena 43 impianti da bioenergie (in Lombardia sono 729) per una potenza installata da 75,1 MW e per una produzione di 160 (la Calabria 1.153 solo con le biomasse) – e anche le tante occasioni perse sul fronte dell’energia geotermica.

Sul fronte dell’eolico, l’Isola si piazza sul podio per numero di impianti, per produzione e per MW installati, ma permane il grande buco dell’offshore. Le pale eoliche offshore sono sempre più determinanti in tutta Europa (3,6 gigawatt di pale installate sul mare su un totale di 9,5 tra Gran Bretagna, Spagna , Svezia, Francia e Germania, lo scorso anno) mentre in Italia, dopo tantissimi anni di battaglie, soltanto quest’anno dovrebbe nascere il primo parco eolico offshore da 30 MW nell’area di Taranto. Il problema è sempre il solito, ben noto, che fa riferimento alle procedure burocratiche, alle mille mille pastoie italiche, alle contestazioni di associazioni ed enti locali, mentre esiste concretamente la possibilità di sfruttare anche zone molto ventose, come, dicono gli esperti, quelle del Canale di Sicilia.

Permane inoltre la ben nota contraddizione del settore fotovoltaico: la Sicilia è la regione con la maggiore radiazione al suolo cumulata nel corso del 2018, eppure in cima alla graduatoria nazionale per numerosità degli impianti si trova la Lombardia con 125.250, seguita dal Veneto con 114.264 e dall’Emilia Romagna, con 85.156. A guidare la classifica della potenza c’è la Puglia, che ha installato 48.366 MW e ha una produzione da 3.438 GWh. Numeri che bastano per consentirle il primato, davanti a Lombardia (2.252 GWh) e Emilia Romagna (2.187 GWh). La Sicilia si ferma a 1.788 GWh, pari al 7,9% del totale della produzione elettrica nazionale.

RISCHIO COMMISSARIAMENTO
Per le regioni che non hanno rispettato i patti, saltando appunto le richieste del decreto ministeriale del 2012, le conseguenze potrebbero essere molto serie. Le prevede l’articolo 6 che recita appunto “modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi”. Il primo passo è quello dell’invito, da parte del ministero, alla presentazione, entro due mesi, delle osservazioni in merito. Entro i successivi sessanta giorni, qualora il Mise “abbia accertato, tenuto conto delle analisi e verifiche condotte dall’osservatorio, che il mancato conseguimento degli obiettivi è imputabile all’inerzia delle Amministrazioni preposte ovvero all’inefficacia delle misure adottate dalla regione o provincia autonoma, propone al Presidente del Consiglio dei ministri di assegnare all’ente interessato un termine, non inferiore a sei mesi, per l’adozione dei provvedimenti necessari al conseguimento degli obiettivi”. Conclusa anche questa fase, il Consiglio dei ministri, sentita la Regione interessata, adotta i provvedimenti necessari “ovvero nomina un apposito commissario che, entro i successivi sei mesi, consegue la quota di energia da fonti rinnovabili idonea a coprire il deficit riscontrato”.

UN GIRO D’AFFARI MILIARDARIO
Nel corso del 2018, solo il settore delle rinnovabili termiche, secondo una stima del Gse, ha visto investimenti pari a circa 3 mld, di cui oltre 2 mld destinati alle pompe di calore mentre la “progettazione, costruzione e installazione dei nuovi impianti nel 2018 si ritiene abbia attivato un’occupazione ‘temporanea’ corrispondente a circa 27.100 Ula (unità lavorative annue, ndr) dirette e indirette”. Sempre il Gse ha spiegato che la “gestione ‘permanente’ di tutto il parco degli impianti in esercizio, a fronte di una spesa di oltre 5,6 mld nel 2018, si valuta abbia attivato oltre 28.800 Ula dirette e indirette.

Secondo le stime sul 2019, sarebbero stati investiti circa 1,6 mld in nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in particolar modo nel settore fotovoltaico (835 mln) ed eolico (571 mln). “La progettazione, costruzione e installazione dei nuovi impianti nel 2019 si valuta abbia attivato un’occupazione ‘temporanea’ corrispondente a oltre 11.000 unità di lavoro dirette e indirette”, mentre la “gestione ‘permanente’ di tutto il parco degli impianti in esercizio, a fronte di una spesa di oltre 3,4 mld, si ritiene abbia attivato circa 33.600 Ula dirette e indirette, delle quali la maggior parte relative alla filiera idroelettrica, seguita dal biogas, dal fotovoltaico e dall’eolico”.

Domenico Santacolomba, dirigente regionale del Dipartimento Energia

Domenico Santacolomba biography - Greening The IslandsPALERMO – Domenico Santacolomba è un dirigente regionale del Servizio 1 – Pianificazione, programmazione energetica e Osservatorio per l’energia. Da grande conoscitore della materia energetica isolana, gli abbiamo chiesto un parere sull’attuale situazione e sul futuro dell’Isola. A preoccupare è il rischio di non raggiungere gli obiettivi 2020.

Qual è la situazione regionale in termini di produzione da fonti elettriche rinnovabili?
“Nell’ultimo biennio censito (2017-2018) abbiamo avuto un lieve incremento. Nel complesso la riduzione complessiva dei consumi elettrici, pari a 1,71 TWh (-10,4% rispetto al 2017), ha determinato un incremento della quota Fer regionale pari a +3,59% rispetto al 2017”.

Ci sono 14 regioni che hanno già raggiunto, e in alcuni casi superato, gli obiettivi 2020 in termini di consumi di energia verde, mentre la Sicilia è indietro. Ci può confermare questa situazione?
“L’evoluzione della situazione energetica regionale, senza che vengano attuate specifiche azioni di pianificazione, non permetterà il raggiungimento gli obiettivi di Burden sharing al 2020. Ci sono molteplici problemi che limitano lo sviluppo delle rinnovabili, in primis i numerosissimi vincoli determinati dai piani paesaggistici”.

Come avete definito lo scenario attuale?
“Sono stati considerati i dati sui consumi del 2015 desunti dal Rapporto annuale efficienza energetica 2018, realizzato dall’Enea, e sulla base di essi, si sono estrapolati i consumi al 2020, considerando l’evoluzione prevista dal documento ‘Scenari di Sviluppo del sistema energetico nazionale”, elaborati nell’ambito del ‘Tavolo Tecnico sulla decarbonizzazione dell’economia’, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Secondo questo scenario auspicato, al 2020 la domanda di energia nei settori di uso finale sarà in lieve aumento del +3,7% rispetto al 2015. Sempre sulla base di queste previsioni, integrate dai dati regionali sulla evoluzione delle e rinnovabili in Sicilia, la quota Fer al 2020 sarà pari a 760 ktep, valore inferiore al target di 1.202 ktep (-442 ktep) imposto alla Regione siciliana dal D.M. 15 marzo 2012 ‘Burden Sharing’ per il 2020. In altri termini la quota Fer si attesterebbe ad un valore del 12,6%, inferiore rispetto al 15,9% previsto dal decreto per la Sicilia, mettendo la Regione nelle condizioni previste dall’art. 6 del D.M. 15 marzo 2012, per la gestione del mancato raggiungimento degli obiettivi imposti a livello regionale”.

La Regione lavora ormai da tempo al nuovo Piano energetico, il Pears, che dovrebbe appunto servire a rilanciare il mondo delle rinnovabili . A che punto ci troviamo di questo processo?
“Siamo in attesa di avviare la consultazione pubblica di Vas al piano energetico dopo aver concluso la fase di scoping (verifica preliminare, ndr) con le osservazioni da parte degli enti competenti in materia ambientale. Purtroppo tutti i meccanismi autorizzativi, che coinvolgono decine di enti, sono estremamente farraginosi”.

Simone Togni, presidente Associazione nazionale energia dal vento

Simone TogniROMA – Sulle potenzialità dell’eolico in Sicilia, abbiamo intervistato Simone Togni, presidente dell’Associazione nazionale Energia dal vento.

In Gran Bretagna lo scorso anno sono stati installati 2,3 gigawatt di pale eoliche, in tutta Italia appena 0,45 GW. E in Sicilia?
“Purtroppo la Sicilia nel 2019 è rimasta ferma nelle nuove installazioni eoliche e questo è un vero peccato visto che in questa meravigliosa terra la risorsa eolica è estremamente generosa. L’eolico nel mondo continua a crescere con numeri importantissimi grazie alla raggiunta maturità tecnologica e la Gran Bretagna è solo un esempio di molti disponibili. Ovviamente l’Anev auspica che si possa presto invertire questo trend e che si possa riprendere ad avere nuovi parchi eolici. Ovviamente queste nuove installazioni dovranno sempre essere rispettose del territorio e del paesaggio nel quale si andranno a realizzare perché, seppur temporanee, sono comunque opere visibili quindi devono essere autorizzate nelle aree dove siano compatibili con gli eventuali vincoli ovvero, meglio ancora, ove non ve ne siano”.

L’Isola, pur avendo condizioni favorevoli sia per radiazione solare al suolo che per ventosità, si trova indietro rispetto a molte regioni del Nord. Come si spiega secondo lei?
“Il ritardo che la Sicilia sta accumulando rispetto allo sfruttamento pieno del suo potenziale eolico è un dato che deve fare riflettere, infatti l’aumento della produzione elettrica da eolico e fotovoltaico garantirebbe una riduzione dei costi e un beneficio ambientale e occupazionale per questa splendida isola. La produzione elettrica da tali fonti pulite ed inesauribili aiuta la indipendenza energetica dei territori che le ospitano, garantiscono occupazione qualificata sul territorio e benefici ambientali reali. Il punto centrale per consentire lo sviluppo di queste tecnologie è definire delle politiche autorizzative tali da semplificare lo sviluppo di nuove iniziative e non di ostacolarne la realizzazione, speriamo che questo avvenga presto. Senza un quadro chiaro a livello regionale difficilmente si potranno realizzare gli impianti necessari a realizzare gli obiettivi regionali settoriali”.

Se si investisse nel settore off-shore, quale sarebbe il giro d’affari potenziale per la Sicilia e quanti posti di lavoro si potrebbero creare?
“Il settore Off-Shore per l’eolico è la prossima frontiera tecnologica da sostenere poiché può garantire un ulteriore passo avanti nel raggiungimento degli obiettivi al 2030 e al 2050 secondo gli impegni assunti in Europa. Per questo bisognerà investire nei prossimi anni per cercare di ridurne i costi che al momento sono molto maggiori rispetto alle installazioni su terraferma. Fortunatamente l’Italia può contare su tecnologie flottanti innovative sviluppate da aziende nazionali e che presto ci si augura possano essere disponibili per la diffusione su larga scala e che contribuiranno alla riduzione dei costi. Questo scenario garantirebbe uno sviluppo sia in termini economici sia occupazionali che darebbe ulteriore ritorno ai territori che ospiteranno tali impianti. Ovviamente il potenziale eolico, anche per le applicazioni Off-Shore, è subordinato alla ventosità delle aree interessate”.

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