Balsamo: «Nuove leve per la Giustizia e formazione da migliorare» - QdS

Balsamo: «Nuove leve per la Giustizia e formazione da migliorare»

Francesco Sanfilippo

Balsamo: «Nuove leve per la Giustizia e formazione da migliorare»

giovedì 21 Luglio 2022 - 05:40

Forum con Antonio Balsamo, presidente del Tribunale di Palermo

Intervistato dal direttore Carlo Alberto Tregua e dal vice presidente Filippo Anastasi, il presidente del Tribunale di Palermo, Antonio Balsamo, risponde alle domande del QdS.

In che modo la magistratura sta affrontando le criticità della giustizia?
“Uno degli aspetti veramente importanti del Pnrr è l’immissione di migliaia di giovani addetti agli uffici per il processo nella macchina della giustizia. Giovani che stanno dando grande impulso all’amministrazione della giustizia. La loro figura è simile a quella del legal officer presente negli altri Stati europei, che svolge una funzione di supporto al giudice in attività di collaborazione nella raccolta dei documenti e dei precedenti giudiziari, così come nella preparazione della bozza dei provvedimenti. Questa figura mancava nel nostro ordinamento, ma ora tale lacuna è stata superata e per due anni e mezzo potranno operare in Tribunale.
Il risultato è che in tre mesi sono stati emessi migliaia di provvedimenti arretrati; in alcuni settori, come il patrocinio gratuito – che ha una funzione essenziale per l’effettività del diritto di difesa – prevediamo di azzerare gli arretrati entro la fine dell’anno. Presso il nostro tribunale sui 175 previsti, ne abbiamo avuto 155, per la maggior parte laureati in Giurisprudenza, mentre qualcuno viene da Economia e Commercio. Perciò, si può dire che è stata un’ottima misura, di cui hanno beneficiato tutti i settori della giustizia, anche quelli più complessi. Hanno superato tutte le perplessità e quest’esperienza servirà loro per prepararsi adeguatamente ai concorsi che, finora, vedono passare solo il 5% dei candidati”.

Come mai così pochi candidati superano il concorso? È un problema di formazione?
“Ci sono delle carenze di preparazione, ma uno dei provvedimenti positivi previsti dal Pnrr è la previsione di una serie di progetti funzionali all’amministrazione della giustizia che possono servire anche a preparare i giovani allievi ai concorsi. In realtà, negli ultimi decenni la formazione è cambiata. Un tempo, essa era fatta da magistrati ordinari. Era mirata a insegnare a ragionare e a seguire dei valori. Erano corsi con un numero di allievi ridotti rispetto a oggi, dove si privilegiava il contatto umano. Oggi i magistrati che operano sul campo non tengono più questi corsi, causando la mancata percezione autentica del lavoro del giudice nella formazione. Non a caso, il diritto penale può essere insegnato da un magistrato che tratta il diritto amministrativo da decenni. Se persiste uno stacco tra il mondo dell’Università e quello reale della pratica del diritto e se non si crea un’adeguata formazione post-universitaria mirata ai concorsi, è inevitabile che passi una percentuale così esigua. Il Pnrr può cambiare questa situazione, non a caso esiste una parte poco conosciuta ma importante è quella dell’avvio di progetti fatti dall’Università per i tribunali, finanziati dallo stesso Pnrr. Tali progetti potrebbero avere vari risvolti. Uno sarebbe, ad esempio, quello di rendere conoscibili le decisioni giudiziarie, in particolare in materia civile, così avvicinando la formazione universitaria al diritto vivente. Un altro risvolto è di creare all’interno dell’Università tutte quelle misure che sono importanti per preparare dei candidati idonei a svolgere le attività giudiziarie. Occorre applicare una formazione mirata”.

Ci sono delle riunioni tra i giudici dei diversi settori per avere una certa omogeneità di orientamento?
“Sì, queste riunioni si tengono nelle singole sezioni, ma non oltre. Personalmente, mi piacerebbe reintrodurle, come si faceva all’inizio degli anni Novanta, in particolare di fronte a una riforma. Già, ho realizzato una riunione generale per organizzare gli uffici a seguito dell’introduzione degli addetti ai processi e vorrei tenerne altre in vista della riforma del processo civile, attesa nei prossimi mesi”.

Con la riforma Cartabia, è stata introdotta la figura del giudice filtro. Eppure non c’è già il gip che fa da filtro?
“La riforma Cartabia potrebbe funzionare su questa criticità strutturale, perché, in realtà, la maggior parte dei processi non passa dall’udienza preliminare, ma si avvia con la citazione diretta del pubblico ministero. La funzione di filtro è insufficiente e un segnale lo dà la quantità di proscioglimenti nell’ordine del 50% durante il processo di primo grado. I processi che passano dal Gip sono una minoranza. Per effetto della riforma, il giudice si renderebbe conto già in prima udienza se esistono le basi per portare avanti una causa o meno, anticipando una conclusione che potrebbe bloccare il 30% dei potenziali processi. Questo filtro, però, causa un’incompatibilità, perché tale giudice non può poi giudicare nel dibattimento. Perciò, quest’innovazione richiede un investimento in risorse umane, colmando le carenze di organico. Se il Csm rende disponibili i posti nel Tribunale di Palermo in questo momento, tali posizioni sarebbero subito occupate viste le numerose domande finora pervenute. Assicurare il funzionamento della giustizia in un contesto come quello di Palermo è il modo migliore di onorare la memoria di Falcone e Borsellino”.

La durata dei processi sta diminuendo o le criticità permangono?
“Nel complesso, il recupero dell’arretrato c’è e la durata dei processi civili superiori ai tre anni sta diminuendo. L’ideale sarebbe di ridurli a zero, entro il periodo di vigenza del Pnrr con due soluzioni: la conoscibilità degli orientamenti interpretativi e l’organizzazione del lavoro su basi collettive, con una qualità alta degli addetti all’ufficio per il processo. Se queste condizioni si verificano, sarà possibile un abbattimento delle cause nei prossimi cinque anni”.

Dai vuoti d’organico alla digitalizzazione necessario adeguarsi a standard europei

Quanti giudici sono in servizio nel tribunale di Palermo?
“I giudici a disposizione sarebbero 129 in organico, ma quindici posti sono scoperti. A Palermo, inoltre, c’è un’enorme differenza tra il numero dei pubblici ministeri e quello dei giudici. A livello nazionale, ci sono tre giudici ogni pubblico ministero; a Palermo, ci sono solo due giudici rispetto a un pubblico ministero. Questa differenza si traduce in una difficoltà in tutti i settori e, in particolare, nel penale. All’aumento dei pubblici ministeri, del tutto giustificato, non è corrisposto l’aumento proporzionale per i giudici di Tribunale”.

Quanti sono gli amministrativi che operano nei suoi uffici?
“Il personale previsto è di 425, ma sono in servizio 341 con una scopertura di circa 20%. Grazie all’immissione temporanea degli addetti al processo, abbiamo avuto una grossa mano d’aiuto, riorganizzando la giustizia secondo standard europei e avendo giovani qualificati da impiegare in progetti innovativi. Uno potrebbe essere di applicare a Palermo una innovazione, nata a Milano, denominata Protocollo Zeus, a favore delle vittime di violenza. Infatti, le misure restrittive, da sole, non bastano, perciò il protocollo Zeus favorisce l’applicazione di un supporto psicologico nei confronti dell’aggressore, favorendo la realizzazione di un modello di vita diverso che riduce la recidiva”.

A che punto è la digitalizzazione degli uffici?
“Il processo civile ha fatto passi da gigante, ma quello penale non è così spedito. Un altro problema riguarda l’incompatibilità tra i diversi sistemi telematici alcuni dei quali non dialogano tra di loro. Nel penale, in cui manca il processo penale telematico, occorre lavorare ancora molto. Anche in questo caso, occorre una collaborazione con le università”.

Trasferimenti volontari o disposti dal presidente

Il trasferimento di un giudice da un settore all’altro può essere fatto su richiesta o è deciso dal presidente?
“Tendenzialmente, il trasferimento avviene sempre su richiesta, però ci sono dei casi in cui occorre un trasferimento d’ufficio per potenziare un settore coprendo un posto rimasto scoperto per mancanza di aspiranti. Questi trasferimenti possono funzionare e non sono inusuali a Palermo, dove hanno prodotto buoni risultati, grazie al grande impegno dei colleghi”.

Come mai non è stata ancora introdotta una figura amministrativa con funzioni di segretario che sollevi il giudice o il suo cancelliere da compiti logistici?
“Concordo con la necessità che sia introdotta la figura di un funzionario specializzato in alcuni settori, sollevando il cancelliere da questi compiti. Questo tipo di organizzazione è presente in altri Paesi, ma non ancora in Italia. All’Aia, presso il Tribunale internazionale, è presente del personale specializzato in ogni settore e in quantità elevata. Questo personale si occupa delle questioni riguardante il suo settore di specialità come l’assistenza alle vittime. In Italia, invece, è prevalsa l’idea che il giudice potesse e dovesse fare tutto, affidandogli anche compiti che non sono tipicamente giurisdizionali ma appartengono ad altre professionalità. Nella riforma Cartabia per l’applicazione del Pnrr, si assiste a un’inversione di tendenza che, però, occorre sia resa effettiva. Infatti, nella riforma, sono presenti delle novità, come l’assunzione di tecnici esperti nelle materie tecniche, come sta avvenendo con l’assunzione di funzionari esperti in materie tecniche”.

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