Giustizia, in Sicilia la lentezza costa 27 milioni in risarcimenti - QdS

Giustizia, in Sicilia la lentezza costa 27 milioni in risarcimenti

Serena Giovanna Grasso

Giustizia, in Sicilia la lentezza costa 27 milioni in risarcimenti

mercoledì 05 Agosto 2020 - 00:00
Giustizia, in Sicilia la lentezza costa 27 milioni in risarcimenti

Equa riparazione in Sicilia, i dati si riferiscono al periodo dal primo luglio 2018 al 30 giugno 2019. Legge Pinto, indennizzi per irragionevole durata (più di tre anni in primo grado, due per il secondo e uno per la Cassazione

PALERMO – Un altro anno giudiziario ci siamo lasciati alle spalle, ma la situazione non migliora. Il costo della mala Giustizia grava ancora come un macigno sull’Erario: infatti, ammonta a 27 milioni di euro tondi l’importo da risarcire per i procedimenti di equa riparazione pendenti rilevati nei quattro distretti delle Corti d’appello siciliane, relativamente al periodo compreso tra il primo luglio 2018 e il 30 giugno 2019.

In queste cifre si è tradotta l’applicazione della Legge numero 89/2001, la Legge del 2001 che porta la firma del senatore Michele Pinto (nella foto), e che dispone il diritto a richiedere un’equa riparazione per il danno subìto causa dell’irragionevole durata di un processo: si intenda per irragionevole durata dei processi un tempo superiore a tre anni per il primo grado, due per il secondo ed uno per la Cassazione.

Il procedimento delineato dalla Legge Pinto si applica alle controversie civili, ai procedimenti penali, a quelli amministrativi e tributari ed infine alle procedure fallimentari. In ogni caso, il procedimento per l’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo si deve concludere nel termine di due anni. Oltre ad aver superato la ragionevole durata del processo, per poter presentare la domanda di equa riparazione del processo bisogna essere in possesso di altri requisiti: infatti, bisogna essere in presenza di un danno e bisogna dimostrare il nesso causale tra l’irragionevole durata del processo e il danno subìto.

Secondo i dati delle Corti d’Appello siciliane, è Messina il distretto in cui nel corso dell’anno giudiziario concluso il 30 giugno 2020 è stato totalizzato l’ammontare maggiormente elevato necessario a risarcire i procedimenti di equa riparazione: nel dettaglio, si tratta di 10 milioni di euro (superiore ad un terzo dell’ammontare complessivo con il 37%); segue a breve distanza il distretto di Palermo 8,9 milioni di euro (pari al 33%). Cifre più contenute rispetto ai precedenti due distretti, seppur ad ogni modo rilevanti, si registrano presso i distretti di Catania (5,7 milioni di euro) e di Caltanissetta (2,4 milioni di euro).

La domanda di equa riparazione deve essere presentata con ricorso al Presidente della Corte d’Appello del distretto in cui ha sede il Giudice dinanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto e deve contenere l’indicazione del Giudice cui è indirizzato il ricorso, l’indicazione delle parti, oggetto, ragioni e fatti costitutivi della domanda, prove prodotte e conclusioni.

Inoltre, mentre l’originaria Legge Pinto prevedeva che il giudizio rispetto al quale si lamentava la violazione dell’irragionevole durata del processo dovesse essere concluso in via definitiva da non più di sei mesi, oggi è possibile proporre la domanda di equa riparazione anche in pendenza di procedimento: infatti, questa possibilità nasce grazie alla sentenza della Corte costituzionale numero 88/2018, che ha dichiarato parzialmente incostituzionale la Legge numero 89/2001. Ad ogni modo, se la domanda è presentata davanti ad un Giudice incompetente, la decadenza non si verifica se il giudizio è riassunto nel rispetto dei presupposti previsti per la sua continuazione davanti al nuovo Giudice.

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