Grillo ha ragione, no ai professionisti - QdS

Grillo ha ragione, no ai professionisti

Carlo Alberto Tregua

Grillo ha ragione, no ai professionisti

mercoledì 10 Agosto 2022 - 09:20

Tornare al proprio lavoro

Come dare torto al Comico genovese quando professa un principio etico che dovrebbe essere osservato da tutti? Chi viene eletto dal Popolo, dopo una rielezione deve tornare al lavoro che faceva prima. Come dire che non dovrebbero essere ammessi i professionisti della politica, cioé quelli che non hanno fatto mai altro nella loro vita se non occupare scranni, da quelli comunali e provinciali ad altri regionali e statali, nonché europei.

Perché il professionismo nella politica è deleterio? La risposta è nei fatti e la vediamo: perché a nessuno deve passare per la testa che la politica sia un lavoro e non un servizio, un lavoro che si svolge transitoriamente per poi ritornare a quello da cui si è partiti.
Grillo, con la solita verve comica, ha definito traditori tutti i parlamentari che non potevano essere più candidati per avere espletato due mandati e che si sono rifugiati in altri partiti, con l’obiettivo di continuare bellamente la propria vita a spese dei cittadini.

In questo quadro non si può trascurare l’articolo 67 della Costituzione, il quale prevede che, dopo le elezioni, il parlamentare non ha vincolo di mandato, per cui non deve dare conto al partito, mentre deve dare conto ai cittadini che lo hanno eletto.

Quindi si presentano due possibilità. La prima è che il partito da cui proviene il parlamentare cambi linea politica. In questo caso lo stesso parlamentare può ritenersi svincolato per mantenere la linea politica che aveva prospettato agli elettori.

La seconda possibilità riguarda il cambio di linea politica del parlamentare. In questo caso non ha la copertura etica del mandato, anche se legalmente può cambiare casacca, come è avvenuto in questa legislatura appena chiusa per circa trecento parlamentari, molti dei quali l’hanno cambiata più volte.
Grillo, dunque, è stato coraggioso e ha affermato il principio della non professionalità del parlamentare. In apparenza questo divieto tassativo potrebbe aver nociuto al presidente dei Cinquestelle, Giuseppe Conte, ma noi crediamo invece che un ritorno ai valori originari del M5s possa favorire il consenso di tanti elettori, che vedono non tradito il principio della non professionalità dei parlamentari.

Bravi quei cittadini e cittadine che sono rimasti comunque all’interno del M5s, come Alfonso Bonafede, ex ministro della Giustizia, e Roberto Fico, presidente della Camera. Hanno dimostrato coerenza, davanti alla quale bisogna togliersi il cappello.

Ma questa coerenza non sarà diffusa in tantissimi altri, a cominciare dal blocco dei parlamentari che ha seguito Luigi Di Maio, agli altri che successivamente si sono dimessi dal Partito pur restando nelle cariche. Tutti costoro non hanno rispettato il patto d’onore perché non è stato il Movimento a cambiare linea politica, ma è stata la loro convenienza a supportare il proprio interesse egoistico.

La linea di fermezza di Grillo riteniamo che possa attrarre la simpatia di molti elettori del 2018 e non è escluso che il M5s possa addirittura guadagnare alcuni punti percentuali, perché non è vero che tutti i cittadini e cittadine non ragionano con la propria testa, anche se tanti altri invece usano quella degli altri.

Pier Ferdinando Casini si trova in Parlamento da quarant’anni ed ha già ottenuto un collegio blindato (Bologna) per proseguire in questa sua carriera. Ma ve ne sono tantissimi altri che stanno facendo a gara in questi giorni per ottenere il collegio blindato.

Nessuno di questi signori vuole rinunziare ai privilegi, oltre che al ricco emolumento che Camera e Senato pagano loro. Camera e Senato, che nonostante il dimagrimento dei parlamentari, passati complessivamente da 945 a 600, non hanno diminuito l’organico, per cui sembra (lo vedremo) che nel 2023 i due rami del Parlamento costeranno all’incirca quanto sono costati nel 2022. Ci auguriamo di no e saremo molto contenti di essere smentiti.

I cittadini e cittadine non possono sopportare più il peso di queste spese non controllate perché la situazione economico-sociale si fa sempre più difficile. Ma non sembra che la classe politica ci senta da questo orecchio. La sordità è molto diffusa quando dovrebbe invece permettere di ascoltare le proteste che arrivano dal territorio indirizzate al taglio delle spese superflue, che sono tante.

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