In Sicilia non è tutto “oro” quello che... è blu. Ecco i tratti di mare dove è meglio non tuffarsi - QdS

In Sicilia non è tutto “oro” quello che… è blu. Ecco i tratti di mare dove è meglio non tuffarsi

Desiree Miranda

In Sicilia non è tutto “oro” quello che… è blu. Ecco i tratti di mare dove è meglio non tuffarsi

mercoledì 19 Agosto 2020 - 00:00
In Sicilia non è tutto “oro” quello che… è blu. Ecco i tratti di mare dove è meglio non tuffarsi

>Goletta verde di Legambiente ha monitorato 26 punti sulle coste siciliane: in 15 inquinamento oltre i limiti di legge e in sei tratti di mare mancano i cartelli di divieto di balneazione. Il sindaco di Acicastello: "Situazione immutata da 30-40 anni, al lavoro per uscirne"

PALERMO – Il mare siciliano potrebbe avere pochi rivali nel mondo quanto a bellezza e biodiversità, eppure non è tutto “oro” quello che è blu, perché in diversi tratti della costa le acque risultano fortemente contaminate a causa di sistemi di depurazione inesistenti oppure talmente vetusti che paradossalmente inquinano – come ha riportato qualche tempo fa la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti – anziché risanare i reflui. Nel mezzo i numerosi ecoreati perpetrati a danno dell’ecosistema marino, come la piaga degli scarichi illegali.
Anche se – va detto – grazie agli sforzi del Commissario unico per la depurazione si sta andando avanti con i cantieri per dare all’Isola quei depuratori e, in alcuni casi addirittura, quelle reti fognarie “scontate” in qualunque Paese avanzato, il quadro negli ultimi anni non è affatto migliorato. Lo ha certificato “Goletta verde”, la celebre campagna di Legambiente che monitora lo stato di salute di mari e laghi italiani.

Nell’Isola sono stati controllati ben 26 punti lungo la costa, da Palermo a Catania, da Messina ad Agrigento: la stragrande maggioranza, ben 15 tratti di mare, ha presentato concentrazioni di batteri e sostanze inquinanti ben oltre i limiti di legge. In particolare, 10 punti sono stati giudicati “fortemente inquinati” e altri cinque “inquinati”. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali ed Escherichia coli): vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore di legge.

“Purtroppo i dati che emergono anche quest’anno dai monitoraggi di Goletta Verde ci consegnano un mare siciliano che non gode di buona salute, anzi è davvero messo male”, commenta Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia.

Migliore è risultata invece la condizione dei laghi analizzati. Cinque le aree indagate: due nel lago di Prizzi, nel palermitano, due nel lago di Pergusa, nell’ennese, e uno nel lago Soprano, in provincia di Agrigento: solo quest’ultimo risulta altamente contaminato, gli altri sono rientrati nei limiti.

A preoccupare è dunque soprattutto la salute del mare, un malato cronico che negli ultimi anni non ha fatto alcun progresso. “Dieci dei punti giudicati inquinati o fortemente inquinati nel 2020 – afferma Andrea Minutolo, responsabile nazionale dell’ufficio scientifico di Legambiente – erano stati giudicati oltre i limiti di legge anche nel corso della campagna 2019, a dimostrazione di come spesso la maladepurazione sia una malattia cronica di alcuni punti. Per di più 8 di questi 10 punti oltre i limiti di legge hanno una storia di giudizi negativi, fatto che nelle ultime edizioni della campagna ci ha portato a fare anche diversi esposti alle autorità competenti”.

Una situazione che il presidente Zanna imputa alla mancanza di attenzione e quindi di interventi atti a migliorare la situazione delle acque siciliane. “D’altronde, ancora oggi, – dice – malgrado continuiamo a pagare multe salatissime all’Unione Europea per la mancata depurazione, nulla è stato fatto per voltare pagina. Eppure, anche al tempo del Covid, le nostre spiagge sono affollate e ricercate”.

Secondo le indagini di Goletta verde, in alcuni casi non c’è neanche una cartellonistica informativa rivolta ai cittadini. “Sei dei 15 punti oltre i limiti di legge riscontrati in Sicilia sono sprovvisti di cartello di divieto di balneazione mentre solamente in 2 dei 26 punti monitorati, ci sono i cartelli informativi sulla qualità delle acque, che sono un obbligo di legge da diversi anni ormai e sono a carico delle amministrazioni comunali”, si legge sul report.

In alcuni casi, come nel catanese, rispetto allo scorso anno, la situazione delle acque è addirittura peggiorata. I tre punti analizzati in provincia di Catania risultano tutti fortemente inquinati. La spiaggia di fronte il canale Forcile, nella contrada Pantano d’Arci di Catania, era entro i limiti lo scorso anno, ma ora risulta “fortemente inquinata”. Stesso stato per lo “specchio d’acqua”, se così si può definire, di fronte lo scarico fognario di Aci Trezza, una frazione del Comune di Aci Castello, all’inizio del lungomare Galate, mentre il tratto di mare di fronte la foce del torrente Macchia, in località Sant’Anna a Mascali, era “solo” inquinato l’anno passato.

Anche tra Catania e Messina, precisamente sulla foce del fiume Alcantara, nella contrada Pietrenere di San Marco, a cavallo tra i Comuni di Giardini Naxos e Calatabiano, le acque sono fortemente inquinate, esattamente come l’anno scorso.

In altri due punti analizzati della provincia di Messina le cose vanno di male in peggio. Sulla spiaggia libera del lungomare Colombo, in località “Divieto”, nel Comune di Villafranca Tirrena, si è passati nel giro di un anno da “entro i limiti” a “fortemente inquinato”, mentre il punto monitorato alla foce del torrente Patrì, in località Cantone, nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto ha confermato il suo alto grado di inquinamento.

La provincia di Caltanissetta nei suoi due punti analizzati di Butera e Gela non fa bella figura, risultando entrambi “fortemente inquinati”. La foce del fiume Gattano, in località Macchitella, nel Comune di Gela conferma l’inquinamento riscontrato lo scorso anno, mentre Butera marina peggiora. Lo scorso anno le sue acque erano entro i limiti mentre adesso sono molto inquinate.

Agrigento, come Caltanissetta, non è una città marinara, ma la sua provincia si estende fino alla costa. Dei tre punti analizzati due sono entro i limiti di legge, ovvero la foce del fiume Naro in località Cannatello e la foce del fiume Akragas, in località Punta Akragas. Fortemente inquinata è invece la foce del torrente Cansalamone, in località Stazzone, nel Comune di Sciacca.

Non solo brutte notizie da Legambente però. Se stazionario, rispetto al 2019, è l’inquinamento delle acque nel trapanese, dove su tre punti analizzati solo la foce del fiume Delia, sul lungomare di Levante di Mazara del Vallo, risulta inquinato, nel palermitano, nel siracusano e nel ragusano le acque si presentano decisamente più pulite. A Siracusa nella foce del Canale Grimaldi del Porto di Siracusa c’è stato un piccolo miglioramento, essendosi ridotta la contaminazione dei batteri.

Sorprendente il risultato nel tratto di mare antistante la spiaggetta del Granatello di Augusta, nota per il suo petrolchimico, che conferma il risultato “entro i limiti” ottenuto anche nel 2019. E alla foce della fiumara di Modica, in località Arizza, nel Comune di Scicli, si passa da un grande inquinamento a dati entro i limiti.

Dei nove punti analizzati nel palermitano, infine, solo uno risulta fortemente inquinato e si tratta del tratto di mare nei pressi del lungomare Piano Stenditore, in località Porticello, nel Comune di Santa Flavia. Lo scorso anno erano cinque. Lo sbocco dello scarico Diaz, in via Messina Marine a Palermo, la foce del torrente Nocella e la foce del torrente Pinto, entrambi in Contrada San Cataldo a Trappeto, sono invece inquinati.

Disco verde per il molo di Cefalù, la spiaggia libera al porto di Termini Imerese, la spiaggia di Sferracavallo, la foce del fiume Chiachea nel Comune di Carini e la spiaggia La Praiola a Terrasini.

Parla il sindaco di Acicastello, Carmelo Scandurra

CATANIA – Tra i “cattivi” nel mirino di Bruxelles a causa della mancata depurazione c’è anche Acicastello, comune etneo di ventimila abitanti che potrebbe vivere solo di turismo, ma che si ritrova un mare in taluni tratti costantemente inibito alla balneazione. Questo perché gli scarichi vanno a finire direttamente nelle acque aperte, persino in piena area marina protetta. Abbiamo intervistato sul punto il primo cittadino, Carmelo Scandurra.

Cosa può fare un sindaco davanti a questa situazione?
“È così da 30/40 anni e lo sarà fino a quando non entrerà in funzione il collettore fognario. Va detto che il mare non è inquinato ovunque ma in due punti particolari dove noi abbiamo il divieto di balneazione 365 giorni l’anno”.

Goletta verde cita l’inizio del lungomare Galatea, ad Acitrezza, lei a quale altro fa riferimento?
“Uno è proprio questo, dove c’è la cosiddetta piazzetta di padre Pio, il secondo è al lungomare Scardamiano. Anche qui c’è uno scarico e quindi un divieto di balneazione”.

Come cambierà le cose il costruendo collettore e a che punto sono i lavori? Il 12 di questo mese c’è stata una ulteriore conferenza dei servizi, cosa è stato detto?
“Eviterà che gli scarichi arrivino direttamente a mare e poiché tutta Acitrezza e buona parte di Acicastello hanno già una condotta secondaria, abbiamo chiesto di allacciare subito questi due punti così da migliorare immediatamente la situazione. Durante la conferenza dei servizi abbiamo detto proprio questo. Abbiamo inoltre espresso il nostro parere per i lavori delle vasche, ormai sul finire. siamo certi che avremo un grande giovamento in termini di pulizia delle acque da quest’opera”.

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