L’Italia vista dal Sud - QdS

L’Italia vista dal Sud

Raffaella Tregua

L’Italia vista dal Sud

giovedì 30 Aprile 2020 - 13:18

Quando Vittorio Feltri direttore editoriale di Libero ha dichiarato con nonchalance che “i meridionali sono inferiori” si è scatenata un’impetuosa indignazione nei più. Una raccolta di firme dalla rete è stata lanciata affinché l’Ordine nazionale dei giornalisti lo radiasse dall’albo e ha raggiunto l’obiettivo di mettere in evidenza che ancora persiste una mentalità anacronistica oltre che scollata dalla realtà. Non voglio qui partire lancia in resta a difesa dei meridionali. I grandi uomini del Sud, i giovani che portano al Nord bravura, competenza, coraggio e sorrisi sono già fatti incontrovertibili e talmente forti da esserne la prova provata. L’ironia esplosa poi in tanti video realizzati da giovani meridionali ne è la intelligente controprova.

Non occorrerebbe altro se non delle semplici parole di scuse da un caposcuola del giornalismo quale è Feltri, anziché ascoltare tentativi scivolosi quanto poco credibili di legare l’idea di inferiorità ad un mero fatto economico. Forse il direttore ha dimenticato che la testata prende un contributo statale di oltre 5 mln di € lordi che è pagato da tutti gli italiani e che se vende poche copie (541 ultimo dato siciliano Ads 2018 e 1872 copie diffuse nel resto del Sud Italia) forse deve porsi qualche domanda e darsi una risposta più vera. Noi siamo consapevoli di quanto sia arretrato il Sud e del perché lo sia.

Proporrei un divertente quanto formativo scambio interculturale per sperimentare come sia lavorare qui al Sud e quali siano le intemperie da affrontare. Poi ne riparliamo. Colpisce anche il fatto che le reti televisive pubbliche e private invitino sempre più frequentemente i direttori del Nord, mentre sarebbe di grande interesse oltre che utile per gli ascoltatori sentire la voce dell’Italia vista dal Sud che vive e produce. Ricordare, soprattutto in questo tempo complesso di informazioni contraddittorie, a volte poco chiare, il principio costituzionale del pluralismo dell’informazione credo sia il modo più sano e democratico di svolgere con onestà il lavoro di giornalista.

Cito un maestro Indro Montanelli “La deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice e difficile parola: onestà… Non evita gli errori: essi fanno parte del nostro lavoro…Ma evita le distorsioni maliziose quando non addirittura malvagie, le furbe strumentalizzazioni…Gli sbagli…Devono essere riparati….Ma da galantuomo” .

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