Lotta al virus, nei campi profughi batterlo è quasi impossibile - QdS

Lotta al virus, nei campi profughi batterlo è quasi impossibile

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Lotta al virus, nei campi profughi batterlo è quasi impossibile

martedì 07 Aprile 2020 - 00:00
Lotta al virus, nei campi profughi batterlo è quasi impossibile

La pandemia sta già colpendo nei più gravi contesti di emergenza come Lesbo, Gaza, Siria, Bangladesh e Sud Sudan

ROMA – Mentre la pandemia sta già colpendo nei più gravi contesti di emergenza come Lesbo, Gaza, Siria, Bangladesh e Sud Sudan, nei campi profughi dove vivono ammassati milioni di sfollati sarà quasi impossibile contenere la diffusione del Coronavirus. È l’allarme lanciato da Oxfam di fronte ad una situazione che vede in media in molti campi oltre 250 persone costrette a condividere 1 sola fonte d’acqua pulita, con meno di 3 metri e mezzo quadrati di spazio vitale a testa.

“Nelle prossime settimane e mesi il virus potrebbe avere un impatto catastrofico nei Paesi già devastati da conflitti, epidemie e malnutrizione in molte zone del pianeta – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia -. Contesti dove decine milioni di persone sono costrette a sopravvivere senza acqua pulita o strutture sanitarie. La situazione più grave è nei campi profughi che semplicemente non sono stati concepiti per fronteggiare una pandemia di questa portata. In diversi casi non sono rispettati nemmeno i criteri minimi concordati con le organizzazioni umanitarie per la fornitura idrica e lo spazio fisico che dovrebbe essere garantito ad ogni persona per poter condurre una vita dignitosa”.

Basti pensare al tentacolare campo profughi di Cox’s Bazar in Bangladesh, dove vivono ammassati 40mila profughi Rohingya per chilometro quadrato. Un contesto dove malnutrizione e malattie come colera, dissenteria e tifo sono già una minaccia concreta per i rifugiati che vivono qui, senza quasi nessun servizio sanitario di base. Una situazione non meno grave è quella a cui sono costretti 20mila sfollati nell’inferno del campo di “Moria” a Lesbo, con servizi igienico sanitari praticamente inesistenti in una struttura concepita per accogliere non più di 3mila persone: 1 bagno sporco ogni 160 persone, 1 doccia ogni 500, 1 fonte d’acqua ogni 325. Nel campo praticamente non c’è sapone per lavarsi nemmeno le mani e 15 o 20 persone sono costrette a vivere ammassate insieme in singoli container o in alloggi di fortuna.

“Oggi è più che mai fondamentale garantire a tantissime persone già costrette a lasciarsi tutto alle spalle per fuggire da guerre e persecuzioni, la possibilità di sopravvivere a questa pandemia. – ha aggiunto Pezzati – L’Oms, i nostri Governi, ci raccomandano ogni giorno di mantenere almeno 1 metro di distanza l’uno dall’altro, di lavarci spesso le mani, di contattare il nostro medico al primo manifestarsi di sintomi compatibili con il contagio da Covid19, di restare al sicuro nelle nostre case. Ma nel mondo milioni di persone non hanno più una casa a cui tornare. Il bilancio delle vittime a livello globale continua a crescere e l’epidemia ha già colpito oltre 1 milione di persone in più di 180 paesi. Ebbene questa sarà solo la punta dell’iceberg, se non interverremo subito per sostenere le comunità più vulnerabili”.

“Molti Paesi adesso sono comprensibilmente concentrati nel contenere il contagio tra la propria popolazione – continua Pezzati – ma allo stesso è cruciale stanziare tutte le risorse necessarie per sostenere la risposta alla pandemia nei Paesi più fragili, sostenendo lo sforzo delle organizzazioni umanitarie che come Oxfam sono al lavoro sul campo. In un mondo globalizzato, dobbiamo renderci conto che nessuno è al sicuro se non lo siamo tutti. Milioni di persone in paesi dell’Africa centrale, meridionale e orientale non hanno cibo a sufficienza e sono inimmaginabili per loro le conseguenze dell’epidemia, per la mancanza di mezzi e condizioni utili a contrastarla. L’epidemia qui vuol dire ulteriore insicurezza alimentare, perdita del lavoro, mancanza assoluta di mezzi di sussistenza”.

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