Metaclass, un modello di studio innovativo per rendere la scuola sempre più inclusiva - QdS

Metaclass, un modello di studio innovativo per rendere la scuola sempre più inclusiva

redazione

Metaclass, un modello di studio innovativo per rendere la scuola sempre più inclusiva

Vittorio Sangiorgi  |
venerdì 14 Luglio 2023

Il progetto, eleborato nell’ambito della Start Up Competiton organizzata da Unict, supporta grazie al metaverso il percorso “tra i banchi” di bambini affetti da Adhd e autismo ad alto funzionamento

CATANIA – Si conclude il nostro viaggio tra i gruppi premiati nell’ambito della Start Up Competition promossa dal Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania e, segnatamente, dalla professoressa Carmela Schillaci nell’ambito dei corsi di studio da lei tenuti. Protagonista odierno è il gruppo formato da Asja Alì (Ceo), Michela Caggegi (Crm), Sergio Dimaiuta (Cio), Francesca Natoli (Cmo), Giuseppe Pappalardo (Coo) e Giuseppe Rapisarda (Cfo).

A rispondere alle domande del Quotidiano di Sicilia è Francesca Natoli, che ha presentato nel dettaglio il progetto “messo in piedi” insieme a colleghi e colleghe.

Come si chiama il vostro progetto e a chi si rivolge?
“Il nome che abbiamo scelto per il nostro progetto è ‘Metaclass’. Metaclass rappresenta la nostra idea innovativa di istruzione ed apprendimento, in quanto nasce con la finalità di realizzare e fornire, a scuole private primarie e secondarie di primo grado e istituti d’istruzione per l’autismo, delle stanze virtuali che offrano un ambiente coinvolgente e personalizzabile, dove gli studenti affetti da Adhd o da autismo ad alto funzionamento possano esplorare gli argomenti in modo accattivante e migliorare le loro abilità relazionali. Per i bambini affetti da Adhd, forniamo un ambiente virtuale strutturato e stimolante in cui apprendere in modo interattivo il programma scolastico. Per i bambini affetti da autismo ad alto funzionamento, invece, il servizio permette di sviluppare abilità sociali e di comunicazione, insegnando loro ad utilizzare la mimica facciale, i gesti per comunicare e a mantenere il contatto visivo con l’interlocutore”.

Com’è nato il progetto e perché avete deciso questo specifico ambito d’azione?
“Il nostro progetto nasce dall’interesse dei membri del gruppo per il metaverso e dal desiderio di sfruttarlo per scopi socialmente utili, come quello di accompagnare ed aiutare gli studenti affetti dalle patologie precedentemente elencate nel loro percorso di apprendimento e nell’accrescimento delle loro capacità relazionali. Questi studenti, infatti, lottano contro ansia, stress, mancanza di autocontrollo e di concentrazione, tutte problematiche spesso sottovalutate da parte di istituzioni e famiglie. Per questo motivo, uno dei nostri obiettivi principali è quello di fornire agli istituti un supporto nel trattamento di tali disturbi”.

Quali sono, a vostro avviso, gli aspetti più innovativi e significativi della vostra proposta?
“A nostro avviso la più grande innovazione del nostro progetto consiste nell’utilizzo di una realtà virtuale e aumentata con stanze personalizzate all’interno del nostro metaverso per gli specifici disturbi degli studenti. Inoltre, per usufruire del nostro servizio, le scuole dovranno essere in possesso di un visore, un computer ed una connessione ad internet. In questo modo, Metaclass apporterà miglioramenti ai metodi di insegnamento tradizionali, fungendo loro da supporto. Attualmente, nel mercato, non vi sono altre aziende ad offrire lo stesso servizio.

Quanto è stata importante, per il vostro percorso formativo, un’esperienza come quella della Start Up Competition organizzata dall’Università di Catania?
“Grazie alla Start Up Competition, iniziativa promossa dalla professoressa Schillaci e dal professore Faraci, abbiamo potuto sperimentare, inventare e metterci in gioco con un progetto imprenditoriale. Inoltre, grazie a questa opportunità abbiamo avuto la possibilità di mettere in pratica anni di studio e di esperienze lavorative, non solo realizzando un business plan, ad oggi strumento aziendale fondamentale per la nascita di una startup, ma anche imparando a lavorare in team, confrontandoci e trovando dei punti d’incontro anche nei momenti più complessi”.

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