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Museo Pepoli, per riscoprire il cuore più antico di Trapani

Pietro Vultaggio

Museo Pepoli, per riscoprire il cuore più antico di Trapani

martedì 27 Ottobre 2020 - 00:00
Museo Pepoli, per riscoprire il cuore più antico di Trapani

Esposizione si articola in 5 diverse sezioni, spaccato significativo della città degli anni Trenta. Fino al 17 novembre la possibilità di vedere luoghi che esistono ormai solo nei ricordi

TRAPANI – Scoprire Trapani in una mostra, vedere luoghi che esistono ormai solo nei ricordi, toccare con mano una città antica e che conserva angoli dove è ancora possibile vedere l’arte dei vecchi artigiani.

In tale direzione, è stata inaugurata una mostra documentaria, dal nome ‘La Città Aurea’, al Museo regionale “Agostino Pepoli” di Trapani con trattazione dell’urbanistica e architettura del territorio negli anni Trenta, a cura della Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani.

L’esposizione fa parte di un progetto voluto dalla Presidenza della Regione Siciliana e dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, per ricostruire e approfondire il tema delle trasformazioni avvenute nel tessuto urbanistico ed architettonico della Sicilia, nel periodo tra le due guerre. La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 17 novembre, rappresenta la quinta tappa di un progetto che sta interessando tutte e nove le province e che si concluderà a Palermo, dove, accanto alle espressioni artistiche ed architettoniche del capoluogo, verranno esibiti i pannelli più rappresentativi delle nove installazioni realizzate.

L’esposizione al Pepoli si articola in cinque diverse sezioni (Edilizia pubblica, Edilizia privata, Opere infrastrutturali, Architettura militare, Borghi rurali) e ci presenta uno spaccato significativo della Trapani degli anni Trenta, documentandone, attraverso fotografie, cartoline, planimetrie, la produzione architettonica e le scelte urbanistiche. Sono anni in cui la città vive il rinnovamento di alcuni edifici pubblici di rappresentanza, la modernizzazione delle reti infrastrutturali, la creazione di nuove strutture ospedaliere al passo con la moderna ingegneria sanitaria, nonché un’intensa attività di edilizia scolastica per attuare il dettato della legge sull’obbligo della scuola elementare. In questo contesto si collocano edifici “simbolo” come la Casa del Mutilato, la Casa del Balilla, la Casa della Madre e del Bambino, in cui la sobrietà costruttiva si coniuga ad un chiaro linguaggio razionalista. Completano il quadro complessivo le brillanti opere di ingegneria militare, dense di intuizioni strutturali, realizzate da Pierluigi Nervi, gli interessanti programmi di edilizia popolare, nonché la fondazione dei borghi rurali, intitolati a Livio Bassi e Amerigo Fazio, con cui il territorio partecipa all’ambizioso programma di transizione agraria della Sicilia ‘dal latifondo al podere’.

Anni di cambiamento e di transizione tra ‘800 e ‘900, interi quartieri bombardati durante le due guerre, zone completamente ricostruite e costruzioni fasciste che durano immutate nel tempo fino agli anni 2000.

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