Milazzo, incontro per il futuro del polo industriale - QdS

Milazzo, incontro per il futuro del polo industriale

Lina Bruno

Milazzo, incontro per il futuro del polo industriale

venerdì 29 Maggio 2020 - 00:01

Appuntamento fondamentale cui prenderanno parte azienda, istituzioni e rappresentanti sindacali. Una vicenda complessa, aggravata dalla crisi economica generale che ha investito il Paese

MILAZZO (ME) – Un incontro, quello di oggi, considerato decisivo per il futuro della Raffineria di Milazzo e l’economia dell’intero comprensorio del Mela. In quella sede si dovranno definire i tempi del rientro in impianto della totalità dei lavoratori ma anche, secondo i sindacati, indicare strategie per consolidare il binomio ambiente-sviluppo e assicurare prospettive occupazionali.

Lo sciopero dei lavoratori dell’indotto, innescato dal mancato reintegro dalla Cassa integrazione, è stato sospeso in attesa di quanto si deciderà nel corso della riunione alla Camera di Commercio a cui parteciperanno il direttore generale della Ram, Luca Amoruso, i vertici nazionali di Eni e Q8, il presidente di Sicindunstria Messina Ivo Blandina e la schiera delle rappresentanze sindacali.

L’azienda ha mostrato delle aperture incrementando alcune attività che hanno consentito alle ditte dell’indotto, una decina, di fare tornare al lavoro dopo l’emergenza di questi mesi, un numero maggiore di operai rispetto a quanto annunciato in un primo tempo. “L’esito di questa complicata vertenza – ha affermato Ivan Tripodi, segretario generale della Uil – rappresenta la cartina di tornasole rispetto alle prospettive future dell’insediamento produttivo, nonché di tutto il distretto industriale della Valle del Mela”.

Il petrolchimico ha circa seicento dipendenti dei quali il 97% provenienti dai comuni tirrenici del messinese, a cui si aggiungono gli oltre settecento operatori dell’indotto e tutte le altre maestranze (fino a tremila) coinvolte periodicamente nelle “fermate programmate”. È evidente quindi la rilevanza che riveste sul territorio la Ram e spiega la preoccupazione che c’è tra i sindaci del comprensorio e il coinvolgimento nella vertenza della Prefettura.

Una vicenda complessa, che si inserisce in un momento particolarmente delicato: da un lato la crisi del mercato petrolifero, dall’altro la pandemia. In questo scenario la Ram ha annunciato che gli investimenti per il 2020 sarebbero passati dai 90 milioni previsti a 45, oltre a posticipare al secondo trimestre 2021 la fermata programmata per il prossimo autunno. Per Milazzo, come per San Filippo del Mela, la Raffineria è una risorsa da difendere. “Auspico – ha detto il sindaco milazzese Giovanni Formica – che si tenga conto di come questa vertenza si inserisca in un momento delicatissimo e debba essere affrontata con strumenti non ordinari. Per noi l’industria rappresenta un’iniezione di liquidità nell’economia del territorio. Se questo comprensorio vuole ripartire, quello che ci vuole non è certo un contraccolpo economico. Mi auguro che si tenga conto del nuovo scenario e ognuno capisca che deve fare qualcosa in più di quello che avrebbe fatto se fossimo stati nel 2019”.

“Il rientro dei lavoratori dell’indotto – ha commentato Giovanni Mastroeni, segretario generale Cgil – deve essere legato non soltanto all’utilizzo dei 45 milioni di investimento, ma anche a una visione di difesa e sviluppo della Ram, per realizzare il giusto binomio tra sviluppo e tutela dell’ambiente. Occorre anche aprire un confronto con il Governo regionale per la revisione del Piano di tutela della qualità dell’aria approvato nel 2018, adeguandolo alla normativa nazionale”.

Di altro avviso sono cinque tra comitati e associazioni ambientaliste della Valle del Mela, per cui le disposizioni del Piano vanno applicate fin da ora in quanto fanno riferimento a tecnologie pubblicate in un elenco approvato dall’Unione europea per tutti gli impianti di raffinazione esistenti. “Più volte – ha detto Peppe Maimone, presidente dell’Adasc (Associazione per la difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini) abbiamo sottolineato l’importanza degli investimenti, anche dal punto di vista occupazionale. Più fondi vengono previsti per adeguare gli impianti, più posti di lavoro vengono creati”.

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