Anima del commercio, commercio dell’anima - QdS

Anima del commercio, commercio dell’anima

Carlo Alberto Tregua

Anima del commercio, commercio dell’anima

mercoledì 07 Dicembre 2022 - 08:22

Pubblicità, motore dell’economia

Una volta si diceva della pubblicità che fosse “l’anima del commercio” perché stimolava i consumatori e le consumatrici ad acquistare e, per conseguenza, la ruota produttiva accelerava creando ricchezza e occupazione.

Un umorista provò a invertire la frase definendo la pubblicità “il commercio dell’anima”, con ciò cercando di mettere in luce come ogni azione, anche positiva, se diventa eccessiva, si può trasformare negativamente. Per esempio, quando il consumismo si trasforma in superconsumismo, spinto dalla pubblicità, questo ha degli effetti nefasti non solo a livello sociale, ma anche ecologico.

Ai nostri giorni – intendiamo gli ultimi decenni – la pubblicità ha acquisito un ruolo sociale sempre più marcato ed evidente in uno dei due pilastri dell’economia che è appunto quello dei consumi, intendendo per questi ultimi non soltanto quelli di uso ordinario, ma anche quelli dei beni durevoli come le auto, che una volta si acquistavano e si tenevano per decenni, mentre oggi si cambiano ogni due o tre anni.
Il ruolo della pubblicità dunque è diventato sempre più marcato, non solo per l’economia, ma anche per la cultura, la comunicazione di eventi e altro. Per cui oggi più che mai non se ne potrebbe fare a meno.

Vogliamo ricordare quei mini film che hanno caratterizzato tutta un’epoca degli anni Sessanta, Settanta e oltre, racchiusi in una sorta di rubrica che veniva trasmessa dalla Tv di Stato intorno alle 20,45, che durava all’incirca un quarto d’ora e che aveva un nome poi diventato famosissimo: “Carosello”, sottolineato da una musica tradizionale che ancora oggi i sessantenni, allora bambini, ricordano bene.
E dopo Carosello tutti i ragazzini e le ragazzine andavano a letto, anche perché vi era un solo canale televisivo pubblico che non andava molto oltre nella notte.

Poi arrivò il Decreto Craxi del 1984 che intendeva favorire l’imprenditore Berlusconi e che di fatto ruppe il monopolio della Rai. In effetti quell’atto coraggioso dell’allora presidente del Consiglio, favorì l’apertura di un mercato e dei consumi che ha fatto crescere molto l’Italia e il suo Pil.

L’evoluzione della pubblicità, anche in termini di comunicazione sociale, è evidente perché essa si adatta continuamente ai bisogni e quindi ai desideri dei consumatori e delle consumatrici.
Ci dispiace sentire alcuni comunicatori, informatori e persino giornalisti che parlano della pubblicità in modo schifiltoso, dimenticando che i loro compensi provengono anche dalla stessa pubblicità, che loro in qualche modo ritengono non degna della cultura.

Questo non è vero perché chi inventa i messaggi non solo tiene conto del modo di sentire dei destinatari – secondo la loro età, il ceto sociale, il grado di cultura, di conoscenza e via elencando – ma anche di altri aspetti non meno importanti quali gli scenari politici ed economici.
Chi scrive i testi, chi immagina le scene, chi fa i filmati e i comunicati, è persona competente perché c’è un rapporto diretto fra il costo della pubblicità e l’effetto che essa produce sui consumi, anche se non è contabilizzabile in maniera certa.

Quel mondo è affascinante perché sembra oscuro – forse lo è – ma cerca di colpire i punti nodali della società e delle persone, con la conseguenza che ha anche un effetto chiarificatore del modo di pensare.

Dunque, la pubblicità è l’anima del commercio o il commercio dell’anima? Un dilemma che non siamo in grado di chiarire. Ma una cosa è certa: questo settore della comunicazione ha un’importante funzione, ripetiamo, per l’economia e la cultura.

Certo, fra gli spot parlati e visivi, ve ne sono tanti tendenziosi, altri perfino pericolosi, ma una piccola percentuale di essi “negativa” non può inficiare la portata di tutto il sistema della comunicazione pubblicitaria positiva.

Il quadro che delineiamo ci appare chiaro e quindi abbiamo ritenuto di doverlo descrivere per fugare tante opinioni negative al riguardo, nella speranza che esse possano essere mutate. Non sappiamo se il nostro intento troverà ascolto, ma riteniamo doveroso, per chi fa questo mestiere, illustrare i contorni delle diverse situazioni. In ogni caso: viva la Pubblicità!

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