Radio Lamp, Cala Palme - Capitolo 4 - QdS

Radio Lamp, Cala Palme – Capitolo 4

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Radio Lamp, Cala Palme – Capitolo 4

Giovanni Pizzo  |
domenica 28 Agosto 2022 - 08:00

Il quarto capitolo del feuilletton “Radio Lamp” dell’autore Giovanni Pizzo che con ironia e leggerezza ci cunta di Sicilia e di Sud

– Si può sapere il perché di questa urgenza notturna? Maledetta io che ti ho squietato. Ma non potevo starmi zitta, invece di accendere le illuminazioni dello Sherlock di Lampedusa?

– Intanto ti ringrazio l’accostamento ad uno dei miei autori preferiti, anche se tu lo hai fatto in tono sprezzante. Sir Arthur Conan Doyle è stato insieme a Edgar Allan Poe, uno dei padri della letteratura anglosassone e soprattutto l’inventore del genere giallo. E le crime story dovrebbero essere nel bagaglio di ogni buon poliziotto. Non trovi? Ti consiglio di leggerti il Mastino dei Baskerville.

-Ti ringrazio per i tuoi consigli letterari, ma io dopo tutte le scartoffie che sono costretta a leggere ho un rifiuto per la lettura. E soprattutto mi fa incazzare perdere ore di sonno come ben sai. Vuoi quindi finalmente dirmi cosa ci faccio all’una di notte in questo allucinante bar sulla spiaggia?

– Intanto non è allucinante, tranne per la musica che quell’improbabile Dj che ha ingaggiato la compagnia del porto che gestisce questo bar bellissimo.

– E cosa ha di bellissimo questo bar?

– Intanto è il posto migliore dove si possa far colazione, e poi ha contribuito a risanare questa spiaggia abbandonata del Porto Vecchio. Inoltre ha la comodità di essere di fronte casa mia.

– So benissimo dove abiti ora. Ti ricordo che faccio lo sbirro. Mi dice strano che sia tu che il Ciollaro abitiate in due case entrambe costruite da Modugno. Vuoi farmi qualche tuo stupido collegamento logico?

– Ti potrei cantare “Tu sì na cosa grande”, ma non penso che apprezzeresti.

– Soprattutto non apprezzerebbero le mie orecchie. Mi ricordo che mi portasti con quel tuo lubrico amico, come si chiamava? Piccione, l’ingegnere, ecco. Cantavate in quel bar postribolare dello Stretto. Mai sentito gente così stonata e così convinta. Evitiamo di cantare, e se quello non spegne la musica tiro fuori la pistola e gli faccio saltare le casse.

– Sei rigida e bacchettona come una balla di filo spinato. Mi hai decisamente ingannato quando ci siamo conosciuti. Sembravi la Tokio della Casa di Carta ed ora sembri l’ispettore Derrick. Se non fosse per le cose.

– Quali cose?

– Quelle cose voluminose. Come si dice?

– Stai per caso alludendo alle mie tette? Vedi di non sbagliare Gionni che stai parlando ad un pubblico ufficiale!

– Perché il fatto che tu abbia un senso che non passa inosservato è attentato al corpo dello stato.

– Non avresti alcuna possibilità di attentare al mio corpo. Togliti quei pensierini dalla tua testa malata. Ed ora se non mi dici perché sono qua ti faccio ritirare la patente.

– Tanto io vado in bicicletta o in vespa.

– Sto parlando di quella nautica.

– Non vorrai impedirmi di andare a pescare?

– Appunto. Quindi sbrigati a dirmi cosa minchia vuoi a quest’ora della notte.

– Abbiamo incontrato una testimone molto attendibile, una importante artista, che ci ha riferito di aver incontrato Mino tre sere fa.

– Abbiamo chi?

– Io e l’Avvocato. Vincent Beccadelli.

– Ahh! Perché ora abbiamo coinvolto pure quel sardanapalo del tuo compagno di bisboccia? E bravo! E chi è questa attendibile testimone?

– Si chiama Debra, come Debra Winger. Sai quella di Ufficiale e Gentiluomo.

– Certo, come no. La smetti con le tue perifrasi cinefile e mi dici cosa ti ha detto oppure ti faccio passare il resto della notte in cui mi hai rovinato il sonno nella peggiore cella del commissariato, quella senza finestre, senza ventilatore e piena di blatte!

– Eppure eri così dolce una volta.

– Mai stata dolce in vita mia. Tutta la vita salata.

– Si ma salata con garbo. Ora sei sale sulle ferite. Ma che ti è successo?

– Gionni guarda che la mia tolleranza è finita.

– Va bene, va bene. Ci ha detto che Mino gli aveva parlato di una grande antenna e di un russo di nome Igor.

– Antenna? Quale antenna?

– Certamente non l’antenna di radio LAMP. Secondo me parlava del LORAN.

– Ma che stai dicendo. La base LORAN è chiusa da quasi trent’anni. Ci faranno un centro studi della Regione.

– Allora ci vorranno altri trent’anni prima che parti.

– Nessuno può accedere alla base. Dopo che è stata vandalizzata l’hanno sigillata.

– Sigillata da chi?

– Non lo so in effetti è venuta una ditta da Napoli che ha effettuato i lavori. Telecamere, recinzioni nuove, ci hanno messo quasi un mese.

– Napoli?

– Si perché?

– Perché non ti dice nulla che a Napoli ci sia il comando della NATO? Quella base era della Marina Statunitense, e sorvegliava tutto il traffico aereo navale del Canale di Sicilia e del basso mediterraneo.

– Si ma è acqua passata Gionni.

– L’acqua sarà passato ma il traffico di migranti armi e petrolio clandestino non è passato per niente. E Lampedusa è proprio al centro di questi flussi. Soprattutto dopo la destabilizzazione della Libia.

– Senti io sono un ispettore di polizia non il ministro degli interni o il capo dei servizi segreti. Quindi non facciamo complottismo e andiamo ai fatti. Sai quelle cose concrete che tu fuggi come il diavolo?

– Il fatto concreto è che il russo, pare che si chiama Igor, abiti in una grande casa a Cala Francese.

– E quindi?

– C’è solo una grande casa a Cala Francese. Quella di Berlusconi.

– Niente. È confermato. Tu sei cretino ai sensi di legge. Ma ti rendi conto di quello che dici? Ora secondo te io mi faccio dare un mandato di perquisizione per la villa dell’ex Presidente del Consiglio? Tu sei fuori di testa!

– Paura eh!

– Non si chiama paura, si chiama buon senso e obiettività. E per questa notte ho ascoltato abbastanza stronzate. Intanto gli tolgo la licenza di musica a questi scappati di casa che stanno mettendo alle due di notte “sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri. Quanto a te ti proibisco di parlare in giro di queste stronzate. Ti ho avvertito.

– Notte Noemi.

– Vaffanculo. Ti ho sempre detto di non chiamarmi Noemi!

– Ma se è il tuo nome non è colpa mia!

– Attento.

– Va bene ispettore Perla. Come vuole lei.

– Sai che c’è Gionni? Suca. Si proprio Suca. Lo so che secondo il tuo amico scrittore, che ha redatto il saggio sulla Filosofia del Suca, le donne non lo dicono. Ma io te lo dico con tutto il cuore. Suca Gionni!

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