Rdc e lavoro ai disoccupati: il “flop” dei navigator, in Sicilia dati disastrosi - QdS

Rdc e lavoro ai disoccupati: il “flop” dei navigator, in Sicilia dati disastrosi

Michele Giuliano

Rdc e lavoro ai disoccupati: il “flop” dei navigator, in Sicilia dati disastrosi

venerdì 01 Aprile 2022 - 06:30

Non riescono a reinserire i sussidiati ma chiedono la stabilizzazione. Orlando: “Apriremo tavolo”. A distanza di 6 mesi solo il 14,8% riesce a trovare occupazione (22,7% a livello nazionale)

PALERMO – Anche nel 2021 in Sicilia il Reddito di cittadinanza si è dimostrato essere un fallimento sotto il profilo dell’inserimento lavorativo. E con esso anche l’apparato che è nato (e pagato) che dovrebbe favorire la ricollocazione dei disoccupati. Il report 2021 di Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, fotografa la condizione occupazionale dei beneficiari del Rdc e sulla Sicilia il quadro non è confortante: in media, a sei mesi dal ricevimento del primo beneficio, solo il 14,8% del totale ha ottenuto almeno un contratto lavorativo. A 12 mesi, la percentuale sale ad appena il 15,4%. La media è ben al di sotto di quella nazionale, che arriva al 22,7% al sesto mese dal primo beneficio e arriva al 23,2% a un anno di distanza.

La Sicilia presenta i peggiori numeri

La Sicilia presenta i peggiori numeri rispetto a tutte le altre regioni italiane. L’Anpal ha analizzato il dato anche alla luce di due macrocategorie: vicini o lontani dal mercato del lavoro. I primi sono tutti quelli che hanno ricevuto il beneficio pur avendo una occupazione in ingresso, o che hanno smesso di lavorare entro i tre anni precedenti l’accesso al beneficio; i lontani dal lavoro, invece, sono i beneficiari senza esperienza con un “Patto di servizio” (stipulato al Centro per l’impiego e poi presi in carico dai cosiddetti navigator), i giovani dai 18 ai 29 anni, i nuclei familiari giovani, senza esperienza e senza Patto di servizio e i beneficiari in altra condizione.

I dati dicono che nella nostra Isola i vicini al mondo del lavoro che lavorano dopo sei mesi sono il 34,9%, mentre i lontani sono appena il 3,5%. La situazione rimane quasi invariata dopo un anno dal primo beneficio: la percentuale di lavoratori tra i vicini al mondo del lavoro rimane invariata, mentre quella dei lontani sale ad appena il 4,8%. Anche in questo caso, i valori rimangono sempre al di sotto della media nazionale, che arriva al 42,3% e al 4,7% a sei mesi, e al 41,8% e al 6,2% a un anno.

La disaggregazione del dato per regione conferma le conosciute dinamiche del mercato del lavoro locale, con i beneficiari del reddito nelle ripartizioni del Nord Italia e del Centro che presentano complessivamente i valori più elevati di nuova occupazione. In particolare, sono le regioni del Nord-Est a presentare la maggiore quota di beneficiari con nuova occupazione in misura (44%) seguite dalle Regioni del Nord-Ovest e Centro, rispettivamente 35,8% e 34,2%. Valori minori si registrano nelle regioni del Mezzogiorno: 27,5% nel Sud e 25,7% nelle Isole.
Proprio in queste ultime ripartizioni, infatti, si registrano i valori più bassi, con Campania e Sicilia, rispettivamente al 22,5% e al 23,8%, a fronte di valori prossimi o superiori al 50% per Valle D’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Trento.

Gli unici che sembrano aver “trovato lavoro” sono i navigator

E in tutto questo, gli unici che sembrano aver “trovato lavoro” sembrano essere i navigator, le figure che dovrebbero accompagnare i beneficiari del Rdc nel percorso di ricerca di un nuovo lavoro. Da settimane, ormai, è aperto il dibattito sul futuro dei navigator, da tre anni a tempo determinato, oggi parte integrante del sistema delle politiche attive del lavoro: adesso chiedono che venga trovata una soluzione definitiva in termini di stabilità occupazionale. Sono state due le proroghe contrattuali, per cui in molti attendono una soluzione strutturale che tenga conto dell’esperienza maturata e della professionalità di questi lavoratori.

“È paradossale che nello stesso momento nel quale si dichiara di voler combattere la disoccupazione e la precarietà, si decida scientemente di lasciare a casa 1.900 lavoratori, che operano da quasi tre anni proprio in quel medesimo settore, e che, ironia della sorte, hanno tra i propri compiti anche quello di aiutare chi non ha un lavoro a trovarlo” dice Matteo Diomedi, presidente dell’associazione nazionale Anna, che riunisce i navigator.

“Chiediamo la costruzione di un percorso di stabilizzazione che garantisca l’erogazione di servizi stabili da parte di figure competenti stabili e non la mera conferma del nostro ruolo sic et simpliciter”, spiega Diomedi.

Una scelta che potrebbe sembrare andare contro i dati evidenti di un lavoro, quello dei navigator, che non ha dato i frutti sperati, ma che potrebbe essere giustificato dalla condizione del mondo del lavoro in Sicilia, in cui la disoccupazione è galoppante, e questo al netto comunque dell’ultimo terribile periodo segnato dalla pandemia: secondo i recenti dati Istat in Sicilia il tasso di occupazione, che quantifica l’incidenza di chi lavora sul totale della popolazione residente, è al 41,5%. Gli inattivi sono 1.556.000 (di cui il 65% donne) e 466 mila sono i Neet, vale a dire la popolazione in età giovanile che risulta non far nulla: non studia, non lavora e non ne cerca nemmeno.
Eppure in questo scenario desolante nel frattempo sono stati intruppati persino i navigator: in Sicilia parliamo di 429 persone assunte per una manovra costata ben 60 milioni di euro a copertura del loro contratto biennale.

Non dimentichiamo che nell’Isola ci sono già ben 1.700 impiegati nei vari Cpi, un record tutto regionale dal momento che in tutta Italia sono appena 8 mila. Nel frattempo il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, proprio sulla vertenza dei navigator ha promesso a strettissimo giro di posta ai sindacati l’apertura di un tavolo. Vedremo.

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