Albo professionale di corrotti e corruttori - QdS

Albo professionale di corrotti e corruttori

Carlo Alberto Tregua

Albo professionale di corrotti e corruttori

martedì 21 Gennaio 2020 - 00:00

Quattro macro dati stimati dominano la scena nazionale: la mafia, che costa 60 miliardi; l’evasione, 119 miliardi; la corruzione, fra 60 e 80 miliardi; l’inefficienza della Pubblica amministrazione, 80/100 miliardi.
I dati parlano da soli e sono la conseguenza della mala gestione della Cosa pubblica, nella quale sono assenti i valori di merito e di responsabilità.
Il tessuto sociale, soprattutto quello meridionale, è molto fragile perché quando è diffusa la povertà, quando la disoccupazione supera come in Sicilia il 22%, quando tanti giovani non trovano lavoro, è facile cedere alle lusinghe dei criminali.
La corruzione non è solo negli appalti, contrastati con grande capacità da Anac, Procure della Repubblica e Guardia di finanza. La corruzione è anche in tante piccole cose, come il cieco che vede perfettamente, il paralitico che va a giocare a pallone e centinaia di dipendenti pubblici, che fanno timbrare i cartellini da amici e parenti e vanno a lavorare per conto proprio.

Un umorista sosteneva che – data la diffusione della criminalità sotto forma di corruzione, evasione, inefficienza della Pa, nonché vista l’influenza della mafia nell’attività economica – sarebbe utile costituire l’albo professionale di corrotti e corruttori, in modo che essi, avendo la patente, potrebbero agire alla luce del sole, senza timore di essere colpiti dalla Giustizia.
Quello che scriviamo sembra un paradosso ma, se ci fate caso, non lo è. Pensiamo alle grandi questioni come la debolezza delle infrastrutture stradali e autostradali; il ritardo nel costruire le Linee ad alta velocità (Lav), non ancora all’orizzonte, da Salerno allo Stretto e in Sicilia e in Sardegna; l’inesistenza dei termocombustori dal Lazio in giù; le infiltrazioni mafiose nelle ricche regioni del Nord; l’incapacità di usare le risorse europee al cento per cento; e, soprattutto, l’inefficienza della Pubblica amministrazione. Si tratta di nodi irrisolti che creano danni incommensurabili, cui non si dà rimedio.
Non pagare le tasse è indecente e criminale, ha ribadito il Presidente della Repubblica. Utilizzare i servizi che altri pagano è incivile. Però, di fronte a questo quadro i rimedi sono inefficienti.
Con questa politica, se continua così, non ci saranno più problemi, perché probabilmente non ci sarà più l’Italia, che giorno dopo giorno si sta distruggendo in una corrosione lenta e costante che ha bloccato crescita e investimenti, gravando sulle imprese in maniera indecorosa, quelle imprese che sono il motore del Paese.
L’immenso patrimonio culturale non viene messo a reddito perché gli ignoranti sostengono che con la cultura non si mangia. I sindacati mettono all’ordine del giorno il lavoro, ma omettono di pensare a soluzioni che producano il lavoro.
La prima di esse è il maturare di competenze. In Italia vi è oltre un milione di persone che percepisce il reddito di cittadinanza, che doveva promuovere il lavoro, ma appena 25 mila di esse sono state assunte: un vero flop, conseguenza di una decisione demagogica e fuori della realtà del Governo Lega-Stellato, composto da incompetenti.
La seconda riguarda il sostegno alle attività produttive.

I problemi del lavoro non si affrontano facendo macerare nel nulla questioni come quelle di Alitalia, Ilva e altri 180 tavoli aperti presso il ministero dello Sviluppo economico. Non si affrontano sul piano ambientale con i pannicelli caldi, quali avere rinviato la tassazione della plastica non biodegradabile o quella sulle acque zuccherate che fanno tanto male a chi le beve.
Questo Governo e gli altri che lo hanno preceduto negli ultimi venti anni non hanno messo al primo punto dell’Ordine del giorno la questione ambientale e l’equità sociale, che avrebbe generato lavoro produttivo e non inutile come una buona parte di quello della Pubblica amministrazione.
Tre ministri del ramo – Brunetta, Madia e Bongiorno – non sono riusciti a fare approvare una legge che immettesse nella burocrazia italiana i valori di merito e responsabilità.
Com’è possibile, ci chiediamo, che i dirigenti pubblici non si accorgano delle nefandezze dei settori loro affidati? Sono ciechi o corrotti!

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