Non ci sono più posto fisso e art. 18 - QdS

Non ci sono più posto fisso e art. 18

Carlo Alberto Tregua

Non ci sono più posto fisso e art. 18

martedì 28 Ottobre 2014 - 00:00

Leopolda, freschezza di novità

Dalla quinta Leopolda sono arrivate due forti novità in materia di lavoro: Matteo Renzi ha detto forte e chiaro che non ci sono più posto fisso e articolo 18.
Una svolta blairiana che rimette in moto tutto il mercato del lavoro, anche con due forti propellenti: l’inclusione del costo del lavoro, relativo ai rapporti a tempo indeterminato (sono esclusi quelli a tempo determinato), per la deduzione dall’Irap e l’incentivo da 2 mld € per pagare i contributi dei nuovi assunti a tempo indeterminato fino a un massimo di 8.000 € per anno e per ciascuno.
Le misure che precedono, unitamente alla ripresa che si staglia all’orizzonte, dovrebbero far ben sperare che il 2015 sia nettamente migliore di questo triste anno che va a concludersi.
Dispiace che tante cariatidi vecchie e nuove, sinistrorsi incalliti, cerchino di contrastare il giovane Primo ministro per dimostrare che anche egli è incapace di dare una svolta all’economia italiana, come peraltro lo sono stati loro stessi.

La garanzia del posto fisso ha creato alcuni problemi. In primis, la illicenziabilità non era prevista per sindacati, partiti politici e imprese con meno di 15 dipendenti: una palese discriminazione. Secondo, la legge Brodolini sullo Statuto dei lavoratori (300/70) non è stata votata da quei sinistri che oggi invece ne reclamano il mantenimento. Terzo, i garantiti erano inamovibili all’ingresso del mercato del lavoro, sbarrando in questo modo giovani e meno giovani che tentavano di entrarvi. Il tutto condito con la grave crisi che ha colpito anche l’Italia, portando la disoccupazione ufficiale al 12,7%, un indice altissimo se paragonato al 5,9% degli Usa.
Plauso a Renzi che, tuttavia, ha fatto una grave omissione: non ha detto che il posto fisso non c’è più neanche nel settore pubblico, formato da quattro milioni di dipendenti, di cui 3,4 mln negli apparati statali, regionali e locali e 600 mila nelle partecipate. È vero che queste ultime, avendo la forma giuridica di società di diritto privato sono soggette all’art. 18 e, quindi, venendo esso quasi cancellato possono tranquillamente licenziare. Ma è anche vero che questo non accade perché le assunzioni clientelari sono state di matrice politica.

Il posto fisso e garantito ha creato un ulteriore squilibrio, consistente nell’impedire la selezione naturale fra i dipendenti bravi e quelli incapaci. Ma qual è quell’azienda che si priva dei propri collaboratori quando sono bravi, avendo su di essi investito in formazione e tempo, trovando riscontro nella loro abilità e buona volontà? Impedire la selezione naturale nel mondo del lavoro, fermo restando qualche forma discriminatoria, ha causato il danno che è sotto gli occhi di tutti.
Nel settore pubblico, la selezione naturale è impedita da un ceto politico che fonda sulla raccomandazione il proprio consenso. È impedita da un ceto dirigenziale, inamovibile e incrostato, che pur di mantenersi nei posti di comando chiude entrambi gli occhi sulle disfunzioni gravissime che vi sono nella pubblica amministrazione.
Il pesce puzza dalla testa, se essa è avariata tutto il pesce è avariato.

La Cgil ha voluto dare una dimostrazione di forza con la manifestazione di sabato 25 ottobre, a Roma. In effetti è stata una prova di debolezza. Primo, perché ha dato modo a Renzi di replicare a muso duro che la Piazza non ferma l’azione di governo. Con ciò è stata messa nell’angolo. Secondo, perché il supposto milione di persone (ma secondo la Polizia erano meno della metà) era formato in gran parte da pensionati, dipendenti pubblici e dipendenti garantiti.
In effetti, anche dal discorso della Camusso, non si è capito cosa farebbe per facilitare l’assunzione dei disoccupati nelle imprese, dal momento che non possono più essere assunti nel settore pubblico, dal quale in via normale (pensionamento o morte) dovrà uscire almeno un milione di persone.
Ma nel pubblico c’è un altro strumento legale (Legge 183/11) per risparmiare senza penalizzare molto i dipendenti: metterli in disponibilità con lo stipendio ridotto all’80%. Se non vanno a lavorare, si risparmiano affitti, luce, telefono, spese di condominio e di pulizie e altre.
La quinta Leopolda è stata una ventata di freschezza e di aria nuova. Avevamo ragione scoprendo Renzi nel 2010 e nel 2012, quando era un perdente. Ora è facile salire sul carro del vincitore. Bravi i voltagabbana.

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