Sicindustria: sul Ponte siamo per un sì incondizionato - QdS

Sicindustria: sul Ponte siamo per un sì incondizionato

Rosario Battiato

Sicindustria: sul Ponte siamo per un sì incondizionato

sabato 15 Settembre 2018 - 06:00
Sicindustria: sul Ponte siamo per un sì incondizionato

L’intervista esclusiva ad Alessandro Albanese, vicepresidente vicario degli industriali isolani sull’infrastruttura. Una solida politica di rilancio degli investimenti in Sicilia non può prescindere da un sistema della mobilità efficiente. La carenza infrastrutturale e l’arretratezza logistica del nostro territorio, che ci allontanano dai mercati, si traduce in una forte perdita di competitività  FIRMA LA PETIZIONE

PALERMO – Alessandro Albanese è vicepresidente vicario di Sicindustria.
Qual è la vostra posizione sul Ponte sullo Stretto anche in rapporto alle maggiori possibilità di sviluppo per le imprese siciliane?
“Le rispondo a bruciapelo: sul tema Ponte siamo per un sì forte ed incondizionato, sempre previe verifiche tecniche ed economiche. E ora le spiego anche il perché. Una solida politica di rilancio degli investimenti in Sicilia non può prescindere da un sistema della mobilità efficiente. La carenza infrastrutturale e l’arretratezza logistica del nostro territorio, che ci allontanano dai mercati, si traduce in una forte perdita di competitività delle imprese. Per la nostra Isola serve quindi un’azione di sistema forte che metta in campo risorse e strategie con una visione d’insieme di lungo periodo. Ed è in questa prospettiva che si inserisce il Ponte sullo Stretto, infrastruttura a nostro avviso necessaria che può rappresentare una svolta per l’Isola, se connessa con una rete stradale e ferroviaria moderna ed efficiente”.
Quanto rischia di perdere la Sicilia senza il Ponte sullo Stretto in vista dell’alta capacità ferroviaria siciliana e dei collegamenti con i grandi corridoi paneuropei?
“Il quadro programmatorio europeo vede la Sicilia connessa all’Europa attraverso il corridoio Scandinavo – Mediterraneo, nelle due direttrici Messina – Palermo e Messina – Catania; due porti core, Palermo (e Termini Imerese) e Augusta; una serie di porti comprehensive (Messina, Milazzo, Siracusa, Trapani e Gela) e l’interporto comprehensive di Catania Bicocca. A parte le enunciazioni, però, di benefici concreti ancora non se ne sono visti. E il sistema continua a scontare l’assenza di una visione unitaria, gli insufficienti livelli di manutenzione, gli squilibri tra le aree del Paese in termini di accessibilità, l’inquinamento e il congestionamento delle aree urbane e la mancanza dei collegamenti di ultimo miglio. È chiaro che con questo scenario, più che di previsioni sulle perdite derivanti dall’assenza del Ponte, parlerei di perdite quotidiane derivanti da una marginalità che penalizza le imprese in termini di competitività”.
L’assessore Falcone, negli scorsi mesi, ha sottolineato la possibilità di poggiare la prima pietra entro il 2023, le sembra fattibile? Trova che prima o poi si verranno a creare le condizioni per avviare seriamente questo processo ormai interrotto diversi anni fa?
“Non ho ancora, ahimè, la sfera di cristallo. Non so dirle pertanto se prima o poi si creeranno le condizioni per ri-avviare questo processo. So però che interventi di un certo rilievo necessitano innanzitutto di volontà politica e di condivisione con la società civile. La prima, secondo quanto dichiarato da Falcone, sembrerebbe esserci, la seconda vede ancora un’Isola spaccata. Rinunciare ad una infrastruttura strategica come il Ponte però sarebbe un grave errore”.
Sarebbe disponibile a firmare la petizione online lanciata dal QdS (https://www.change.org/p/regione-siciliana-un-ponte-contro-l-isolitudine) e a sostenerla per offrire ai siciliani la possibilità di essere artefici del proprio destino?
“Assolutamente sì”.


I costi del non fare: oltre 1 miliardo di euro
PALERMO – Gli aggiornamenti ufficiali sul progetto Ponte arrivano dal Silos (Sistema informativo legge opere strategiche) che ne ha seguito l’iter fino al dicembre del 2016, quindi anche in una fase successiva alla decisione del governo italiano di sospenderne il processo di costruzione. Il costo relativo al Ponte, stando appunto alle ultime cifre rilasciate dal Sistema, è passato dai 4,9 miliardi del 2001 agli 8,5 del dicembre 2012, che risulta l’ultimo dato aggiornato. In compenso, pur non esistendo, l’infrastruttura continua a costare. Infatti, come sottolineato da una relazione della Sezione centrale di controllo sulle gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti, lo stato della liquidazione di “Stretto di Messina spa” continua a costare circa un milione di euro all’anno mentre altri 312 milioni sono stati i costi capitalizzati per altre azioni. A questi costi si potrebbero aggiungere le penali richieste dalle Società che non potranno più realizzare il Ponte – si era stimata una cifra vicino ai 700 milioni di euro – mentre dall’altra parte si perde l’occasione di avviare un’opera necessaria per il trasporto e lo sviluppo isolano, che avrebbe consentito, secondo una stima rilasciata anni fa dalla scomparso ex ministro Altero Matteoli, un’occupazione da 40 mila unità anno.

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