Agricoltura tra inclusione e tutela della biodiversità - QdS

Agricoltura tra inclusione e tutela della biodiversità

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Agricoltura tra inclusione e tutela della biodiversità

Biagio Tinghino  |
giovedì 02 Giugno 2022 - 06:00

Da Marsala ad Acate i coltivatori puntano sul rispetto della terra e delle persone, nonché su un uso razionale dell’acqua

PALERMO – Continua l’interesse del QdS verso l’agricoltura che punta sulla biodiversità e, girando per la Sicilia, è possibile trovare aziende orientate all’inclusione. Ad esempio, a Marsala è presente una realtà di agricoltori e produttori biologici che nasce quando quattro amici, dentro un piccolo magazzino, hanno creduto nelle potenzialità di un’agricoltura diversa in Sicilia e in Italia. Oggi, la società agricola “I Frutti del Sole” produce agrumi, ortaggi di pieno campo e in serra, con un progetto etico che crede nel riscatto sociale e nell’agricoltura come opportunità. Abbiamo intervistato, per il QdS, Filippo Licari, fondatore ed amministratore della società.

“Crediamo in un’agricoltura diversa e sostenibile”

“La nostra azienda nasce nel 1992 a Marsala, in Sicilia – ha detto Licari -. Siamo specializzati nella produzione e distribuzione di prodotti biologici siciliani selezionati e qualitativamente superiori. Abbiamo iniziato dentro un piccolo magazzino e siamo stati tra i primi in Sicilia a credere nelle potenzialità di un’agricoltura diversa e sostenibile. Oggi siamo 60 persone in azienda, tra ufficio, magazzino e collaboratori agricoli. Coltiviamo più di 60 ettari di terra nella quale produciamo frutta e ortaggi”.

Molte le specie vegetali e animali autoctone

Questo territorio ospita un patrimonio eccezionale di specie vegetali e animali autoctone. La missione di questa azienda, dal 1992, è preservarle grazie ad un progetto dedicato alla biodiversità. “Nel terreno di Sinubio (dal nome della contrada nel quale è situato) coltiviamo ortaggi e frutta esclusivamente biologici certificati in 50 ettari di terra – ha continuato il produttore -. L’agricoltura biologica come metodo di coltivazione ci permette di mantenere un’alta biodiversità grazie a concimazioni naturali e all’utilizzo di microrganismi. Abbiamo iniziato a lavorarci quando il terreno era incolto rendendolo produttivo. Anno dopo anno abbiamo approfondito le peculiarità del terreno, della vegetazione spontanea e della fauna, sperimentando diverse tecniche agricole e continuando a ricercare metodi di coltivazione sempre più sostenibili“.

“A delimitare il terreno – spiega ancora – c’è un muretto a secco, ovvero pietra su pietra senza l’utilizzo di cemento o altri collanti, per permettere agli animali di rifugiarvisi e costruire le proprie tane. Uccelli come l’upupa, i ricci, diversi insetti e rettili come bisce e lucertole fanno dei solchi tra le pietre, creando il loro nascondiglio o la loro casa. Le siepi produttive di cotogno, fico e giuggiolo e la siepe di conifere ed ulivi riservano all’ecosistema una complessità unica di specie vegetali. Sul lato destro dell’appezzamento si staglia un bosco che ricopre circa il 30% della superficie totale del terreno. Abbiamo scelto di lasciarlo immutato per tutelare la sua particolare biodiversità. Nel bosco insistono prevalentemente alberi di eucalipto, seguiti da palme nane da sottobosco, piante di timo e ferula. Per favorire la crescita della vegetazione spontanea abbiamo creato dei viali parafuoco che impediscano gli incendi estivi, talora dolosi, di propagarsi e recare danno alle piante. Le siepi, le piante coltivate e la vegetazione spontanea ospitano anche molti insetti, tra i quali le api che indisturbate trovano spazio tra i rami degli alberi per i loro alveari”.

L’irrigazione a goccia per l’uso razionale dell’acqua

L’azienda utilizza l’acqua con razionalità, grazie ad un sistema di irrigazione a goccia sviluppato per lavorare solo su zone circoscritte. “Mettiamo in pratica la tecnica della Banker Plant – ha precisato Licari – per la coltura delle cucurbitacee (come zucchine, zucche, angurie): grazie all’introduzione di una specie diversa da quella coltivata, solitamente il frumento, favoriamo una diversificazione dell’ambiente al fine di eliminare gli afidi. Un metodo di agricoltura biologica 100% naturale che contrasta gli insetti dannosi semplicemente con altri insetti. Sinubio presenta anche alcune fasce inerbite perenni, ovvero aree sulle quali cresce la flora erbacea autoctona della nostra isola. Queste aree erbacee si estendono per circa il 15% della superficie totale e offrono una meravigliosa complessità di specie vegetali, fiori e insetti impollinatori. Il progetto di Sinubio è un piano di sviluppo continuo, definito grazie alla collaborazione di agronomi e esperti del settore, con l’intento di renderlo un vero e proprio Terreno Biodiverso. Ogni specie vegetale e animale locale, insediata o di passaggio, viene rispettata ed accolta e la sua presenza contribuisce a rendere il nostro terreno una ricchezza da tramandare di generazione in generazione per un futuro migliore per tutti”.

“I Frutti del Sole” ha sempre creduto nell’integrazione sociale

Inoltre “I Frutti del Sole” ha sempre creduto nell’integrazione sociale, per questo dà lavoro a chi nella vita ha avuto meno opportunità. “Negli anni abbiamo creato una comunità di persone di diverse nazionalità – ha aggiunto Licari -, immigrati, italiani ed ex detenuti, che convivono in un ambiente lavorativo gratificante per tutti. Gli immigrati che lavorano nella nostra azienda, soprattutto nei nostri 12 ettari piantati a fragole, sono arrivati pian piano e alla fine si è creata una grande comunità. Sono nordafricani e del Gambia, qualcuno ci ha presentato degli amici, qualche cugino. Il progetto con gli ex detenuti è stato avviato in collaborazione con un carcere e a rotazione sono arrivati dei ragazzi che hanno una motivazione incredibile. Nel lavoro cercano un’opportunità di riscatto. Collaboriamo con l’Arcolaio, una cooperativa sociale nata a Siracusa nel 2003 con l’obiettivo di favorire il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti e di altre persone, tramite l’attività principale che oggi è la produzione dolciaria da agricoltura biologica”.

“Abbiamo creato una rete di 50 soci agricoltori in Sicilia – ha concluso -, con i quali condividiamo i valori del cibo sano ed etico, che rispetta la terra e le persone. Grazie alle peculiarità climatiche e agronomiche della Sicilia, riusciamo a produrre dei prodotti unici e introvabili altrove. Con il nostro lavoro preserviamo e accogliamo le diversità della natura”.

Anche nel ragusano è presente una realtà agricola che ha puntato sull’inclusione

Per saperne di più abbiamo intervistato Angelo Migliorisi, agronomo e coltivatore dell’Azienda Arance Bio Cava d’Oro, situata nella valle del fiume Dirillo in territorio di Acate. Qui il prodotto, coltivato in regime di agricoltura biologica, gode di un microclima molto speciale e di un suolo alluvionale, ricco di elementi nutritivi per gli agrumi.

“Quando abbiamo iniziato a gestire il nostro agrumeto – ha detto dal canto suo Migliorisi – i tempi erano totalmente cambiati rispetto a quando lo coltivavano mio nonno, prima, e mio padre, poi. Quel che il mercato di quei tempi non accettava, costituisce adesso un punto di forza. L’esempio più lampante è costituito dall’arancia rossa: buona parte del vecchio impianto venne estirpato in favore delle arance bionde che però, nel frattempo, sono state via via considerate meno pregiate. Per fortuna abbiamo mantenuto un appezzamento coltivato a Tarocco che adesso ci permette di diversificare l’offerta”.

L’azienda, nel corso degli anni, si è convertita all’agricoltura biologica. “Altro cambiamento radicale – ha continuato l’imprenditore – è stata la gestione delle concimazioni e dei trattamenti fitosanitari che un tempo venivano praticati sulla base dell’utilizzo di prodotti chimici. Anche qui la svolta è stata radicale: siamo passati al regime biologico e abbiamo anche certificato l’azienda in tal senso. Inoltre, per riequilibrare il terreno usiamo i cosiddetti microorganismi effettivi, a vantaggio dei suoli e, in definitiva, del nostro prodotto”.

L’azienda ha anche una vocazione sociale

Ma l’azienda ha anche una vocazione sociale. “Grazie alle straordinarie caratteristiche organolettiche delle nostre arance – ha aggiunto Migliorisi – la nostra azienda, nella trascorsa campagna agrumicola ha sperimentato, con discreto successo, la commercializzazione di prodotto trasformato in marmellate extra con solo il 30% di zucchero di canna e la restante parte di arance Navel o Tarocco. Ci siamo affidati per la lavorazione del trasformato alla cooperativa sociale ‘Sprigioniamo sapori’ che opera all’interno della Casa Circondariale di Ragusa. Inoltre, le etichette sono realizzate dalla ‘Cooperativa sociale Esistere’, sempre di Ragusa, che occupa ragazzi diversamente abili”.

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