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Anci Sicilia, Agenzia Entrate subentri a Riscossione Sicilia

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Anci Sicilia, Agenzia Entrate subentri a Riscossione Sicilia

sabato 10 Aprile 2021 - 06:31

Lo ha chiesto Orlando in una lettera indirizzata al premier Draghi e a diversi ministri in cui spiega che, altrimenti, molti Comuni dell'Isola non saranno in grado di approvare i propri bilanci

Il presidente di Anci Sicilia Leoluca Orlando, in una lettera al premier Mario Draghi, ha chiesto che “Venga attivata senza indugio la previsione normativa che prevede che l’Agenzia delle Entrate subentri al Riscossione Sicilia anche per quanto riguarda le entrate spettanti alla Regione siciliana”.

La richiesta discende dalla considerazione che molti Comuni siciliani, “a causa dei meccanismi del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, pur senza profili di insolvenza o di grave ritardo nel pagamento dei debiti, per la scarsa capacità di riscuotere i tributi e dei ritardi accumulati da Riscossione Sicilia si trovano in una condizione di squilibrio e non sono in grado di procedere all’approvazione dei Bilanci di previsione 2021-2023”.

Nella lettera, indirizzata anche ai ministri dell’Interno Luciana Lamorgese, dell’Economia Daniele Franco, delle autonomie locali Maria Stella Gelmini e del Sud Mara Carfagna, si entra nel merito del meccanismo contabile che causa queste distorsioni.

“I nuovi principi contabili introdotti nell’ordinamento degli enti locali a fare data dal 2015 – si legge nella lettera – prevedono che per i debiti di dubbia e difficile esazione accertata, ciascun Comune proceda con l’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità, vincolando una quota di avanzo di amministrazione, il cui importo è determinato in considerazione della dimensione degli stanziamenti relativi ai crediti che si prevede si formeranno nell’esercizio, della loro natura e dell’andamento degli esercizi nei 5 anni precedenti”.

“Una condizione – continua la lettera – che costringerebbe i Comuni a dichiarare il dissesto, determinando, quindi, un vero e proprio paradosso normativo nel quale il risanamento del debito si trasformerebbe in fonte di reddito. Si configura quindi la necessità di opportune misure correttive legislative che consentano ai Consigli comunali di limitare gli accantonamenti”.

“Non si possono penalizzare i cittadini – conclude la lettera – per l’assurdo mantenimento nella legislazione nazionale e in danno dei Comuni di quel patto di stabilità che la Ue ha sospeso per il 2020 e per il 2021”.

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