Asm di Taormina, chiusa l’era Fiumefreddo - QdS

Asm di Taormina, chiusa l’era Fiumefreddo

Massimo Mobilia

Asm di Taormina, chiusa l’era Fiumefreddo

mercoledì 01 Luglio 2020 - 00:01
Asm di Taormina, chiusa l’era Fiumefreddo

Il commissario scelto dal Comune ha presentato in Consiglio comunale la relazione di congedo. Si valuta una radicale trasformazione dell’azienda dopo anni di gestione poco chiara

TAORMINA (ME) – Chiudere la liquidazione e fare di Asm una nuova società di servizi, negli interessi economici del Comune. Si può riassumere così il lascito che il commissario Antonio Fiumfreddo ha espresso nella relazione di congedo alla guida dell’Azienda servizi municipalizzati di Taormina, pronunciata di fronte al Consiglio comunale, dopo otto mesi di mandato.

Era stato chiamato dall’Amministrazione del sindaco, Mario Bolognari, a fine agosto dello scorso anno, per poi insediarsi a ottobre con “contratto a obiettivo e a scadenza”, per mettere una volta per tutte la parola fine a un’anomala liquidazione che era iniziata nel 2011, a causa di passivi insostenibili, ma mai portata a termine dai liquidatori che si sono succeduti nel tempo. In realtà, nel corso degli anni, pare che “nessun atto liquidativo sia mai stato posto in essere” e addirittura non era neanche necessario metterla in liquidazione perché, in quanto società speciale, l’Asm non poteva appellarsi alla condizione di avere tre bilanci consecutivi in perdita.

Tutto sbagliato insomma, secondo quanto emerso dalla scrupolosa indagine interna che Fiumefreddo ha voluto avviare, per ricostruire la storia contabile e amministrativa degli ultimi nove anni. Soprattutto perché i problemi dell’azienda riguardano principalmente la parte finanziaria dove l’approvazione dei bilanci – di competenza del Consiglio comunale – si è fermata proprio al 2011, andando a inficiare gravemente anche i bilanci del Comune, essendo l’unico azionista della partecipata. Ecco perché il tiro incrociato dei Revisori dei Conti a Palazzo dei Giurati ha sempre avuto per oggetto l’Asm, tanto che il sindaco si era spinto a considerare l’azienda un cancro dal quale bisognava liberarsi.

Dunque il lavoro di Fiumefreddo, il quale ha verificato l’attendibilità dei dati amministrativi e contabili, creando al Palalumbi un Ufficio di contabilità e mettendoci a capo Gaetano Romano, già suo dirigente di fiducia a Riscossione Sicilia. E creando, allo stesso tempo, un pool di legali e commercialisti catanesi – Vincenza Bonaviri, Carmelo Tafuri, Giuseppe Beretta e Concetta Maria Paola Clienti – per risolvere decine di contenziosi e formalizzare, in primis, la stesura delle delibere (adesso in mano al Consiglio comunale) per chiudere la liquidazione e creare una nuova azienda a regime ordinario, con tanto di piano industriale e nuovi contratti di servizio per regolamentare meglio il rapporto col Comune.

Un altro punto su cui Fiumefreddo ritiene di aver avuto successo è, infatti, quello sulla risoluzione del rapporto “dare-avere”, tra servizi pubblici resi e incassi dovuti, attraverso un accordo transattivo da 1 milione e 795 mila euro che l’azienda incasserà da Palazzo dei Giurati fino all’annualità 2019. In passato, invece, il poter operare senza contratti di servizio e i dovuti controlli, potrebbe aver configurato il reato di danno erariale, al vaglio delle indagini che sta conducendo la Polizia di Stato, accolte favorevolmente anche dai vertici aziendali per portare trasparenza in azienda.

Tutto nelle mani dell’Amministrazione comunale, adesso, per deliberare quanto prima la trasformazione di Asm, magari appunto nella società di multiservizi auspicata dallo stesso Fiumefreddo, che oltre a gestire il servizio idrico, la funivia, i parcheggi Lumbi e Porta Catania, e l’illuminazione pubblica, potrebbe ottenere anche la manutenzione stradale e il verde pubblico, il parcheggio Porta Pasquale e le strisce blu di Mazzeo. Una scelta epocale, insomma, su cui l’Amministrazione non vuole più sbagliare, nella consapevolezza che la crisi dovuta al Coronavirus sta segnando un 2020 molto negativo per gli incassi dell’azienda, ridotti già del 90-95% tra febbraio e maggio.

I mancati introiti stanno prolungando la riduzione del personale – fermo a 51 unità contro le 85 solitamente utili in estate – e determinando difficoltà nel pagamento delle utenze e degli stipendi.

Twitter: @Massimo Mobilia

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