Zona arancione, basta clausure, la Sicilia non ce la fa, la Regione impugni l’ordinanza del Ministero - QdS

Zona arancione, basta clausure, la Sicilia non ce la fa, la Regione impugni l’ordinanza del Ministero

redazione

Zona arancione, basta clausure, la Sicilia non ce la fa, la Regione impugni l’ordinanza del Ministero

venerdì 06 Novembre 2020 - 00:00

L’Isola passata nottetempo da zona gialla ad arancione. Un nuovo lockdown devastante per la nostra economia. Il Pd presenterà una mozione di sfiducia contro l’assessore Razza che si difende, “In Sicilia l’indice RT è di 1,42 con ben 16 regioni e province autonome con un indicatore più alto”

PALERMO – Sulla contestata decisione del Governo nazionale che nottetempo ha declassato la Sicilia, con un colpo di “pennarello”, da zona gialla ad arancione, i conti non tornano. Perché all’art. 2 del Dpcm 3 novembre si parla specificatamente di misure più restrittive che possono essere adottate “con ordinanza del ministro della Salute, sentiti i Presidenti delle Regioni interessate”. Ieri il governatore dell’Isola ha parlato, invece, di “provvedimento unilaterale, non concordato”, dettato “più da motivazioni politiche che scientifiche”. Una dichiarazione che per Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, “crea molti interrogativi”.

Quello che fa più rabbia al presidente Musumeci e all’assessore Razza è l’essere stati esclusi da quella vasta area gialla che ingloba anche altre regioni messe probabilmente peggio di noi: su tutte la Campania che si attesta intorno ai 55 mila positivi contro i circa 18 mila dell’Isola.

L’opposizione accusa il Governo regionale di non aver fatto abbastanza per prepararsi alla seconda ondata e questo sarebbe stato il principale motivo della bocciatura romana. “L’andamento della curva epidemiologica – tuona Cateno De Luca, sindaco di Messina – ci pone al tredicesimo posto, cioè il virus in Sicilia circola molto di meno rispetto a dodici regioni come ad esempio il Lazio, la Campania e la Liguria. Ovviamente questa è la conferma che il sistema sanitario siciliano è strutturalmente al collasso perché in questi sei mesi poco o nulla si è fatto per incrementare i posti letto nei reparti Covid e nella terapia intensiva, nonostante i soldi messi a disposizione del governo Conte”.

E il Partito democratico è pronto a presentare una mozione di sfiducia all’Ars contro l’assessore alla Sanità: “La Sicilia si trova oggi in zona arancione – affermano i deputati Barbagallo e Lupo – con contagi fuori controllo e con la conseguenza di dover chiudere diverse attività commerciali, non certo per una decisione arbitraria del governo nazionale – o a causa del solo numero di soggetti positivi al Covid19 – ma in conseguenza di 21 parametri che la stessa Regione trasmette al governo nazionale e che mettono in evidenza errori e sottovalutazioni commessi dal governo Musumeci nelle misure necessarie al monitoraggio e al contenimento del virus sul territorio”.

L’assessore Razza non ci sta: “Abbiamo preso in esame tutti gli indicatori del documento che ha visto la Sicilia inserita nella zona arancione. Ci siamo chiesti il perché. Si è detto che il motivo è legato alle strutture sanitarie – spiega l’assessore in una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio – Iss e ministero si sono allarmati per due parametri: l’indice dei positivi sui tamponi effettuati e il totale del personale sanitario, uno ogni 10 mila abitanti. La Sicilia ha un parametro di 1,2 persone ogni 10 mila. Il tempo medio da sintomi a individuazione è di due giorni, quando il minimo è di 5. Poi vi è l’indice RT che in Sicilia è di 1.42 con ben sedici regioni e province autonome con un indice più alto”.

Dati che, secondo Razza, non tengono conto neanche del piano approvato dal Comitato tecnico scientifico, che prevede l’attivazione di 416 nuovi posti di terapia intensiva entro fine mese, più 2.384 posti di degenza ordinaria e 812 per i casi a bassa complessità.

Per questo, Musumeci ha chiesto subito di modificare un provvedimento “ingiusto e ingiustificato”. Un’ordinanza quella del ministro della Salute che, secondo Tommaso Calderone, capogruppo di Forza Italia all’Assemblea regionale, essendo un atto amministrativo “può essere impugnato dinanzi al Tar, entro 60 giorni, da chiunque abbia interesse”.

Quella dell’impugnativa è un’idea caldeggiata anche dal presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché: “Se c’è un errore, l’ordinanza va impugnata immediatamente. Non abbiamo che farci di una cabina di regia. Non possiamo aspettare neanche un giorno, neanche un’ora. Non possiamo chiudere un’economia debolissima. È una situazione da cui non ci riprenderemo, non ne abbiamo la forza. Stavolta moriamo e nessuno può giocare con i cittadini”.

Sì perché per la Sicilia è l’ennesima mazzata a un’economia che ancora risente dei postumi del precedente lockdown. Appare assurdo penalizzare così i bar e i ristoranti dell’Isola, costretti ad abbassare le saracinesche, così come non trova giustificazione il divieto di spostamento non solo da e per la Sicilia, ma anche all’interno di essa. Una previsione che avrà conseguenze devastanti sul settore ricettivo, già alla canna del gas, e sugli aeroporti siciliani, asset fondamentali del tessuto produttivo isolano.

“I danni economici che produrrà questa decisione – affermano i deputati leghisti Stefano Candiani e Nino Minardo – sono assolutamente incalcolabili e devastanti per settori già in ginocchio dopo il lockdown di primavera e che stavano tentando, faticosamente, di rialzarsi. Adesso la priorità deve essere dare conforto e concreto aiuto alle imprese siciliane che subiranno il danno provocato da questo lockdown camuffato, che di light, per loro, ha solo un’aggettivazione che sa di beffa”.

Dalle passeggiate alle cene con amici,
ecco cosa si può fare da oggi in Sicilia

PALERMO – La Sicilia, di fatto, da oggi torna in un “quasi” lockdown, con molte attività che nottetempo si sono viste abbassare la saracinesca dal Governo con un semplice colpo di “pennello”, cambiato all’improvviso dal giallo all’arancione. Una misura che penalizza soprattutto il settore della ristorazione, costretto a chiudere battenti sette giorni su sette, ma anche gli altri operatori del commercio al dettaglio – con la drastica diminuzione del pubblico – vivranno giorni di vacche magrissime. Abbiamo analizzato a fondo il Dpcm del 3 novembre 2020, ma non per fare l’ennesimo elenco di quello che non si può fare, bensì per capire cosa è ancora consentito.

1. Mascherina
Si può girare ancora senza mascherina, da solo o con conviventi. Un genitore può, dunque, tranquillamente passeggiare con i propri figli senza l’obbligo di imbrigliare bocca e naso, purché – lo ribadiamo – sia garantito il distanziamento. Ancora, non saranno tenuti a indossare la mascherina coloro che stanno svolgendo attività sportiva, i bambini di età inferiore a 6 anni, i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con la stessa.

2. Quando uscire
Dalle 5 alle 22 si può uscire di casa per lavoro, necessità o motivi di salute. C’è la raccomandazione, per la Sicilia “arancione”, di non spostarsi per altri motivi non necessari all’interno del proprio comune. Ma è previsto che comunque si possa uscire, anche attraverso trasporti pubblici (peraltro aperti, sebbene con capienza ridotta del 50%), “per svolgere altre attività” o per “usufruire di servizi non sospesi” (art.1 comma 3).

3. I luoghi di svago aperti
Restano aperti al pubblico: parchi, ville, giardini pubblici; ludoteche con operatori abilitati a cui affidare i propri figli. È consentito inoltre svolgere attività sportiva o motoria all’aperto, anche presso aree attrezzate o parchi pubblici, ed anche presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati. Anche palestre e piscine possono restare aperte limitatamente all’erogazione “di prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza e per le attività riabilitative e terapeutiche”. Disco verde pure per centri culturali, sociali e ricreativi, centri di riabilitazione e di addestramento.

4. Il diritto di protestare nell’era Covid
Si può fare: “Lo svolgimento della manifestazioni pubbliche – recita l’art.1 comma 9 lett. I – è consentito soltanto in forma statica”.

5. A cena da amici? Non è vietato
Con riguardo alle abitazioni private, si legge nel Dpcm, “è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza”. Certo, non si possono fare festini ma, cum grano salis, una cena con pochi amici fidati si può organizzare. Anche perché il ritorno al proprio domicilio, abitazione o residenza è consentito.

6. La messa non è finita
Resta possibile accedere ai luoghi di culto, mentre le altre cerimonie pubbliche si potranno svolgere in assenza di pubblico. E le riunioni private? Si possono tenere, anche se si raccomanda la modalità a distanza.

7. Scuole aperte, Università solo per matricole e laboratori
Solo gli istituti superiori saranno obbligati alla didattica a distanza, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso sia necessario usare i laboratori. Restano aperti la scuola per l’infanzia, le elementari e le medie (in Sicilia, nonostante la zona arancione, anche i secondi e terzi anni continuano in presenza). Sono poi consentiti, in presenza, tutta una serie di corsi elencati dalla lettera “s” (art.1 comma 9) tra cui i corsi abilitanti e le prove teoriche e pratiche effettuate dalla motorizzazione civile e dalle autoscuole. Proseguono altresì i tirocini formativi. Per le Università è stabilita la didattica a distanza, ma gli Atenei potranno aprire i battenti agli studenti iscritti al primo anno dei corsi di studio nonché a coloro che svolgono attività formative nei laboratori.

8. Visite negli ospedali
Si può andare a trovare i propri cari presso ospedali, residenze sanitarie, strutture riabilitative e residenziali per anziani solo nei casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, ma in generale non è vietato.

9. Negozi, lo shopping è salvo
Si potrà andare a fare acquisti nei centri commerciali dal lunedì al venerdì, mentre nel fine settimana all’interno degli stessi saranno aperti solo farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole. Per gli altri esercizi commerciali, su strada, non ci sono limiti, se non quelli generali del coprifuoco alle 22. Tra le altre attività che resteranno aperte vanno annoverate le banche, le finanziarie, le assicurazioni, le aziende del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare, “comprese le filiere che forniscono beni e servizi”.

10. Il caffè? In autogrill, a Fontanarossa o Punta Raisi
Si potrà bere un cappuccino o mangiare un panino soltanto nelle aree di servizio e rifornimento carburante lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti.

11. Chioma fluente, pericolo ininfluente?
Tra le attività per le quali è possibile spostarsi da casa, perché aperte, ci sono: lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia, lavanderie industriali, tintorie, servizi di pompe funebri e attività connesse, servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere.

12. Dall’avvocato o dal commercialista, in studio. Si può
In generale il Dpcm, raccomanda alle attività professionali di prediligere il “lavoro agile”, a distanza. Ancora una volta però si parla, appunto, di “raccomandazione”. Nulla vieta al professionista di accogliere nel proprio studio i clienti, chiaramente rispettando tutte le norme in materia di Dispositivi di protezione individuali, sanificazione degli ambienti e distanziamento.

13. Ricettività e ristorazione
Gli alberghi restano aperti, seppure l’inserimento della Sicilia nella zona di rischio “arancione” di fatto condanni le nostre strutture ricettive. Il Dpcm vieta, infatti, di entrare e di uscire dalla Sicilia, nonché da un Comune all’altro, salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute. Per gli hotel, insomma, resta ben poco da rosicchiare. I ristoranti, invece, dovranno accontentarsi della consegna a domicilio oppure, fino alle ore 22, della ristorazione con asporto (ma con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze). Possono proseguire le mense e il catering continuativo su base contrattuale.

14. Bus e treni continuano a circolare
Si può salire a bordo dei mezzi pubblici del trasporto locale e di quello ferroviario regionale, purché negli stessi non sia superata la capienza del 50%. Non ci sono limiti, invece, per gli scuolabus.

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