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Carabiniere ucciso, confessa turista americano

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Carabiniere ucciso, confessa turista americano

sabato 27 Luglio 2019 - 05:00
Carabiniere ucciso, confessa turista americano

Non era nordafricano ma statunitense l'uomo che ha accoltellato il vice brigadiere. I nomi dei fermati. Trovata l'arma. Sullo sfondo della tristissima vicenda la propaganda politica e la campagna per il taser

La tristissima vicenda del Carabiniere ucciso a Roma è esemplificativa di quanta propaganda faccia certa politica sfruttando a proprio vantaggio, in particolare su quei social media dove non esistono filtri giornalistici, taluni fatti di cronaca.

L’uccisione del vice brigadiere Cerciello

Andiamo a quanto avvenuto: la notte tra giovedì e venerdì il vice brigadiere Mario Rega Cerciello, 35 anni, durante un appostamento nel quartiere Prati per fermare due persone sospettate di furto ed estorsione, è stato accoltellato a morte dai uno dei due.

Salvini, “Al bastardo i lavori forzati a vita”

Il capo della Lega Nord e ministro dell’Interno Matteo Salvini, sui social, ha parlato di “Caccia all’uomo a Roma, per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un Carabiniere a coltellate” dicendosi sicuro che le Forze dell’Ordine avrebbero preso l’assassino, affermando che avrebbe pagato “fino in fondo la sua violenza: lavori forzati (che non esistono in Italia ndr) in carcere finché campa”. Salvini ha poi ri lanciato una campagna promozionale per il taser, la pericolosissima “pistola elettronica” da lui indicata come panacea in particolare, ha scritto in un tweet, contro “gruppi di immigrati”.

Sul taser “Indietro non si torna”

“Entro l’anno – si legge in un altro post – migliaia di Pistole Elettriche in mano alle Forze dell’Ordine, 1.580 solo per la Polizia.
I taser attualmente in uso sperimentale (con ottimi risultati) sono 32 (14 Polizia, 12 Carabinieri e 6 Finanza)”. E conclude, Salvini, con un classico motto fascista, “Indietro non si torna!”. Che per chi non lo sapesse è il titolo di un discorso di Benito Mussolini del 22 luglio 1924 in cui attaccava la stampa.

I social e l’odio per gli inesistenti “nordafricani”

Mentre la polemica montava e sui social saliva il livello dell’odio, è trapelata la notizia che i ladri fossero nordafricani e avessero chiesto una somma di denaro in cambio di un borsello rubato.

A “sorpresa” però, i Carabinieri, analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza nell’area di Piazza Mastai e dell’hotel in Prati vicinissimo al luogo del delitto hanno fermato non due nordafricani “con facce da barconi”, bensì due giovani turisti americani, a quanto pare di meno di vent’anni e appartenenti a famiglie facoltose, che soggiornavano in un hotel di lusso.

Un giovane “bene” americano l’accoltellatore

Sarebbe stato Lee Elder Finnegan, 20 anni, ad accoltellare il vice brigadiere, mentre il suo amico Christian Gabriel Natale Hjorth, di 19, aggrediva l’altro carabiniere.

Entrambi sono stati colpiti da un decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Maria Sabina Calabretta e dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia.

L’arma del delitto sarebbe stata trovata nel loro albergo.

Uno dei due americani fermati

La confessione del giovane turista americano

“Sono stato io, l’ho ucciso io” ha detto uno di loro confessando il delitto dopo quasi dieci ore di interrogatorio. E si sta analizzando il ruolo del secondo turista statunitense.

Le imputazioni per entrambi sono omicidio e tentata estorsione perché dopo essersi impossessati di uno zainetto di proprietà di Sergio Brugiatelli, “con la minaccia di non restituire altrimenti quanto sottratto, contattati telefonicamente, formulavano una richiesta di una ricompensa di cento euro e un grammo di cocaina”.

Entrambi progettavano di fuggire già ieri sera negli Stati Uniti con un volo da Roma.

Cittadini convinti che gli assassini siano nordafricani

Inutile dire che, nonostante il turista americano abbia confessato, sui social molti cittadini continuino a parlare di “assassini nordafricani” come responsabili della morte del vice brigadiere.

La ricostruzione dell’avvenimento

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, poco dopo le tre del mattino di ieri i due turisti americani avevano comprato droga da un pusher in piazza Mastai, ma quando si sono accorti che lo spacciatore gli aveva dato semplice aspirina, lo hanno seguito e gli hanno rubato il borsello per riavere i soldi.

Sarebbe stato lo stesso pusher, ora ai domiciliari, a contattare i Carabinieri, dicendo di aver preso appuntamento con i due statunitensi per la restituzione della borsa.
Così, l’equipaggio del quale faceva parte il vice brigadiere Cerciello è intervenuto in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati e i due militari si sono presentati all’appuntamento in borghese.

Al momento dell’incontro però è scoppiata una colluttazione e uno dei due americani ha pugnalato il carabiniere colpendolo otto volte, una al cuore.

Trasportato d’urgenza al Santo Spirito, il militare è morto intorno alle 4 dopo un tentativo di rianimazione.

I sindacati di polizia, “Situazione da Far west”

Il segretario generale del Coisp – sindacato di Polizia – Domenico Pianese, ha sostenuto che a Roma si vive in una “situazione da far west” e che “è inaccettabile che un Carabiniere debba morire a 35 anni nello svolgimento del suo lavoro per mano di due criminali intenti a commettere un furto”.
Ha anche dichiarato la sua vicinanza alla moglie di Cerciello, che si era sposato due mesi fa, e a tutta l’Arma che ieri ha perso “un leale servitore dello Stato”.

Raddoppiare gli equipaggi delle Forze dell’Ordine

A seguito della triste vicenda il sindacato ha richiesto di effettuare alcune operazioni, specialmente quelle nelle zone della Capitale più a rischio, con almeno due equipaggi al posto di uno.

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