Carceri, "Pugno di ferro con mafie e sorveglianza sui benefici penitenziari” - QdS

Carceri, “Pugno di ferro con mafie e sorveglianza sui benefici penitenziari”

Raffaella Pessina

Carceri, “Pugno di ferro con mafie e sorveglianza sui benefici penitenziari”

giovedì 04 Giugno 2020 - 00:00
Carceri, “Pugno di ferro con mafie e sorveglianza sui benefici penitenziari”

Lo afferma il presidente dell'Antimafia nazionale Nicola Morra. I contenuti della Relazione presentata ieri dalla Commissione parlamentare. Il documento contiene linee guida per i magistrati di sorveglianza

ROMA – Arrivano i primi risultati dopo la bufera che si è scatenata a seguito del provvedimento che ha mandato centinaia di detenuti a casa agli arresti domiciliari a causa del Coronavirus, e che ha provocato anche diverse dimissioni, prima fra tutti quella del capo del Dap, Francesco Basentini.

Proprio ieri si è svolta una conferenza stampa (on line) dal presidente dell’Antimafia, Nicola Morra per illustrare alla stampa i contenuti della Relazione dell’organismo parlamentare sul 41-bis dopo i rilievi giunti sia a livello europeo (Cedu) che dalla Corte costituzionale. “Il legislatore deve intervenire in modo tempestivo per assicurare norme che contrastino il crimine organizzato con sempre maggiore efficacia – ha detto Morra -. Ora ci aspettiamo che il Parlamento tramuti subito in norma le indicazioni contenute nella nostra Relazione, soprattutto in questo momento di emergenza dove la lotta alle mafie rimane una priorità sia del Parlamento che del Governo proprio perché le mafie si preparano a raccogliere i fattori di crisi attuali, così come sottolineato dalle diverse Procure”.

Morra ha ricordato che la crisi seguita al diffondersi del Covid-19 “può essere l’occasione di crescita per chi fa della criminalità il suo stile di vita”. Da qui è stata spiegata l’importanza anche di una gestione degli istituti penitenziari e di quanti sono detenuti per reati quali l’appartenenza a organizzazioni mafiose. Morra ha sottolineato come siano necessari accertamenti rigorosi prima di concedere possibili “benefici penitenziari, come i permessi premio, per quanti stanno scontando in carcere reati gravi come l’appartenenza ad organizzazioni mafiose”.

Pietro Grasso (Leu) ha detto che la Corte costituzionale cerca un equilibrio tra due esigenze: l’applicazione di regimi particolari di detenzione che non vadano in contrasto con le finalità rieducative della pena. “Oggi le sentenze della Cedu e della Corte costituzionale hanno fatto prevalere le esigenze educative solo per i permessi premio come benefici carcerari ma tutti gli auditi in Commissione – ha spiegato Grasso – ci hanno detto che occorrerà estendere i benefici oltre i permessi premio. Da qui la necessità, che segnaliamo, di accertamenti rigorosi che debbono essere forniti dal condannato”.

A parlare di “più rigorosi accertamenti per la concessione dei benefici da parte del tribunale di sorveglianza per gli appartenenti a organizzazioni di mafia o terrorismo”, è stata anche la parlamentare Stefania Ascari che ha ricordato che da parte della Commissione antimafia viene indicata la strada della “richiesta della ‘prova positiva’ che grava sul condannato con specifiche prove sul suo mancato collegamento con le organizzazioni mafiose di provenienza, che non potrà limitarsi ad un percorso rieducativo o dissociativo ma che avrà bisogno di ulteriori elementi”.

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